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Tokyo 2020, l’oro all’iraniano Foroughi scatena le polemiche: “È un terrorista”

Foroughi terrorista
La questione ha poco a che vedere con lo sport: i primi a protestare non sono stati infatti rivali tiratori ma un'associazione che si batte contro il governo di Teheran
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ROMA – Non c’è pace alle Olimpiadi. L’ultima conferma a Tokyo è arrivata dopo l’oro nel tiro con la pistola da dieci metri di Javad Foroughi. Quarantun’anni, iraniano, un “terrorista”, secondo il rivale sudcoreano Jin Jong-oh, solo quindicesimo in gara.

Il punto sarebbe che Foroughi appartiene ai Guardiani della rivoluzione, i cosiddetti Pasdaran, il corpo paramilitare baluardo della Repubblica islamica proclamata dall’ayatollah Khomeini. La questione ha poco a che vedere con lo sport. I primi a protestare non sono stati infatti rivali tiratori ma un’associazione che si batte contro il governo di Teheran. Si chiama United for Navid e prende il nome da Navid Afkari, lottatore greco-romano condannato a morte e giustiziato per aver partecipato a proteste di piazza a Teheran nel 2018. L’associazione ha mirato alto: “Premiare Foroughi è una catastrofe non solo per lo sport iraniano ma soprattutto per la reputazione del Comitato internazionale olimpico”.

Le polemiche, con il richiamo della decisione del 2019 del presidente americano Donald Trump di bollare i Guardiani come organizzazione terroristica, sono andate avanti per giorni. A inserirsi anche il quotidiano israeliano ‘Jerusalem Post’, che ha citato l’ex deputata americana di origini iraniane Ellie Cohanim, convinta che la medaglia sia “una disgrazia”, e la scrittrice Ladwan Bazargan, pure iraniana-americana, che si è spinta a equiparare i Pasdaran alle SS naziste.

A scrivere sono stati ovviamente anche i giornali di Teheran. Il filo-governativo ‘Javan’ ha pubblicato una foto di Foroughi che fa il saluto militare dal podio ricordando che l’atleta è operatore sanitario e aggiungendo un omaggio al guardiano rivoluzionario: “Difende allo stesso tempo la salute e il santuario”.

Ci saranno sanzioni? Difficile dirlo, anche se alcuni mesi fa il Cio aveva ribadito il divieto a qualsiasi gesto di tipo politico durante le gare o le cerimonie ufficiali. A Tokyo ci sono già state frizioni politiche. Il judoka algerino Fethi Nourine e il suo allenatore Amar Benikhlef sono stati rimandati a casa dopo che l’atleta si era ritirato per evitare di incontrare l’israeliano Tohar Butbul. Rispetto alle accuse a Foroughi, però, la linea del Comitato internazionale olimpico sembra più cauta. “Se hanno delle prove che ce le facciamo avere” ha detto il portavoce Mark Adams: “Noi siamo qui”.

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