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VIDEO | Sudan, l’ambasciatore Lobasso: “ll paese cambia e l’Italia c’è”

L' immagine del Sudan che l'ambasciatore a Khartoum Fabrizio Lobasso, riporta all'agenzia 'Dire', intervistato a Roma
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ROMA – “Per il Sudan e’ un momento storico cruciale, ma a Khartoum si respira aria di serenita’ e cambiamento, nonostante i momenti di tensione. La gente vuole piu’ benessere, chiede una vita normale, dopo 30 anni di regime che ha compresso i diritti.

E in questo l’Italia puo’ continuare a giocare il ruolo di stabilizzatore sociale, grazie ai suoi interventi di cooperazione allo sviluppo”. Questa l’immagine del Sudan che l’ambasciatore a Khartoum, Fabrizio Lobasso, riporta all’agenzia ‘Dire’, intervistato a Roma.

Dopo mesi di proteste popolari, l’esercito ha deposto il presidente Omar Al-Bashir, salito al potere tramite un colpo di Stato nel 1989. Un evento che ha portato il Paese africano in una nuova fase politica, comunque con militari alla guida del governo. I generali hanno sostenuto tuttavia di voler discutere con i movimenti di opposizione per la creazione di un esecutivo di transizione e l’organizzazione di nuove elezioni.

Secondo Lobasso, la novita’ piu’ interessante degli ultimi tempi riguarda i colloqui che si sono tenuti la settimana scorsa tra i rappresentanti delle fazioni ribelli anti-governative e gli esponenti dell’Alleanza per la liberta’ e il cambiamento, ombrello che riunisce i movimenti e partiti che in questi mesi hanno animato le proteste.

Finalmente, sottolinea il diplomatico, “e’ stata trovata una posizione comune, un fatto da salutare con soddisfazione perche’ a Khartoum, in sede negoziale, potranno parlare con i militari presentando una posizione unitaria, da incardinare nei discorsi politici e costituzionali in corso per la formazione del governo di transizione”.
Il movimento di protesta chiede che i militari escano una volta per tutte dalle istituzioni. Coinvolgere guerriglieri non rischia di destabilizzare il processo democratico?

“Relativamente” risponde Lobasso. “In questo momento una posizione comune ha ripercussioni piu’ positive che negative”. Il vero rischio per l’ambasciatore e’ che “si crei un terzo polo tra i militari e le opposizioni con istanze e recriminazioni che rischiano di non essere comprese”.

Anche da prima, dice Lobasso, i gruppi ribelli “facevano parte dell’alleanza Sudan Call, a sua volta parte delle opposizioni, e quindi e’ giusto che si siano parlati, trovando un linguaggio comune per esprimere in modo piu’ convinto le proprie posizioni riguardo i futuri assetti del Paese”.
Che aria si respira a Khartoum? “C’e’ molta piu’ serenita’” dice il diplomatico, ricordando i momenti di tensione tra manifestanti e forze di sicurezza, come quello di inizio giugno quando lo smantellamento del sit-in ha causato oltre cento vittime. Nonostante questo, dice Lobasso, “si sente che le persone vogliono tornare alla normalita’ e soprattutto vorrebbero piu’ benessere”.

Un obiettivo, secondo l’ambasciatore, che puo’ essere raggiunto “ristrutturando l’economia, consolidando i posti di lavoro, e rafforzando il processo democratico”. Istanze naturali, questo il ragionamento, “dopo 30 anni di regime che in qualche modo ha compresso diritti umani e liberta’ fondamentali”.

Che ruolo gioca l’Italia in Sudan? “E’ uno straordinario stabilizzatore sociale” risponde Lobasso: “Non solo politicamente e culturalmente, ma soprattutto attraverso la cooperazione allo sviluppo, intervenendo in quelle aree in cui lo Stato centrale non riesce ad arrivare”.

Il nostro Paese, prosegue l’ambasciatore, “negli ultimi 15-20 anni ha investito tantissimo nelle regioni orientali del Sudan, creando sviluppo e pace a livello intertribale e interetnico”. Un lavoro che puo’ essere esteso anche ad altre zone, ma a una condizione: “Piu’ il Paese si pacifica democraticamente piu’ potremo continuare a dare il nostro contributo. Un supporto che a livello internazionale e’ assolutamente di primo piano”.

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