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Roma, il centro di via Dandolo ‘modello’ di accoglienza per il piano freddo

Alfonsi (I Municipio): "Virginia Raggi prenda esempio da noi"
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ROMA – Venticinque posti letto per evitare di dormire in strada. Pasti caldi tutti i giorni fino a quando non smetterà di fare freddo. Infermieri sette giorni su sette e visite mediche due volte a settimana. Consulenza sociale per tentare un reinserimento. Queste le caratteristiche del centro di accoglienza invernale realizzato dal I Municipio di Roma in via Dandolo, visitato da monsignor Gianrico Ruzza, vescovo ausiliare del settore Roma centro e segretario generale del Vicariato, e dal presidente del I Municipio, Sabrina Alfonsi.

Il nuovo centro di accoglienza nasce grazie alla collaborazione tra I Municipio, Croce rossa italiana, Acli e Ipab Sant’Alessio. Quest’ultimo ente ha messo a disposizione un appartamento non occupato di sua proprietà, il I Municipio 30.000 euro per allestirlo, le Acli i pasti e le consulenze sociali, la Cri Roma il mobilio e il presidio sanitario. Il centro rimarrà attivo fino alla fine di marzo.

“Questo- ha spiegato Alfonsi- è un nuovo modello di accoglienza innovativa, da un lato perché vengono accolte persone dentro un appartamento e non in una tenda, e poi perché siamo riusciti ad aprirlo con poche risorse economiche e con la collaborazione di tutti: noi con delle risorse, il Sant’Alessio con la proprietà dell’appartamento e le Acli e la Croce Rossa con il loro servizio complessivo di accoglienza sociale e sanitaria. Qui le persone avranno un’alimentazione sana con menu particolari e assistenza medica. Inoltre abbiamo messo in campo le consulenze dei servizi sociali per cercare di creare un percorso individuale di reintegro nella vita di queste persone. L’anno scorso su 20 ne abbiamo sistemati 16 con un piccolo alloggio o piccoli lavoretti”.

“Il modello messo qui in campo- ha aggiunto Alfonsi- sarebbe replicabile anche a Roma. In questa fase di poche risorse al Comune potrebbero cercare quegli spazi della città simili a questo da sfruttare per cercare poi una sinergia con i servizi sociali e le associazioni. Purtroppo, a quanto mi risulta, non si fa nulla di tutto questo. Raggi dovrebbe invece mettere qualche soldo in bilancio per replicare il modello che vediamo qui oggi“.

“Purtroppo- ha aggiunto Debora Diodati, presidente della Croce Rossa di Roma- in questa struttura riusciamo ad accogliere sempre le stesse 25 persone, che giustamente ritornano tutti i giorni. Ci vorrebbero più centri simili per ampliare il numero delle persone assistite e serve poi una pianificazione da attuare non in emergenza, come invece avviene ogni inverno. Magari si potrebbero usare le ex scuole o le ex caserme abbandonate per creare centri come questo”.

“Noi- ha aggiunto Lidia Borzì, presidente delle Acli di Roma e provincia- lavoriamo mettendo in campo l’esigibilità dei diritti e un inclusione attiva per le persone. Abbiamo creato questo ambiente molto dignitoso e mettiamo a disposizione psicologi, percorsi formativi ed esperti per capire se queste persone hanno magari maturato dei diritti, come ad esempio la pensione. Si tratta di un’esperienza di buona politica in cui ognuno semina il proprio seme. Il messaggio è che basta poco se ognuno fa la sua parte, minimizzando le sovrapposizioni, per aiutare chi ha davvero bisogno”.

“È incoraggiante vedere che mettendo in rete energie e la buona volontà di tutti coloro che credono nell’accoglienza si possono realizzare opere semplici ma efficaci- ha concluso monsignor Ruzza- con la speranza che non finisca tutto con il freddo ma si possa dare continuità, per dare speranza a persone che rischiano di restare nell’indifferenza, che come dice Papa Francesco, è la malattia più brutta che può esserci”.

 

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