Nuova grana per il governo, bufera su Durigon: si va verso la sfiducia

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Dure polemiche contro il sottosegretario leghista del Mef, a quanto apprende l'agenzia Dire è già cominciata la raccolta firme per la mozione di revoca
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ROMA – Un nuovo caso deflagra in maggioranza, dopo lo scampato pericolo per il ministro Roberto Speranza. A quanto apprende l’agenzia Dire tra gli ex M5s di Alternativa C’è è in corso un’iniziativa finalizzata a presentare un documento di sfiducia, tecnicamente una mozione di revoca, nei confronti del sottosegretario al Mef Claudio Durigon, finito nell’occhio del ciclone dopo una videoinchiesta di Fanpage.

Un passo indietro. Il caso questa mattina è stato affrontato in aula a Montecitorio, col deputato M5s Eugenio Saitta a denunciare “rapporti con ambienti non limpidi, rapporti opachi tra lo stesso sindacato dell’UGL e la Lega, rapporti opachi tra lo stesso sindacato e lo staff della comunicazione della Lega di Salvini, la cosiddetta ‘Bestia’”.

Ma ciò che desta “maggiore sconcerto – ha detto Saitta – sono le parole del sottosegretario al Ministero dell’Economia e delle finanze Claudio Durigon, il quale dice, in una conversazione videoregistrata, di non avere timore delle inchieste giudiziarie che riguardano la Lega perché ‘l’uomo della Guardia di finanza che fa le indagini è stato messo da noi‘”.

Claudio Durigon, ha spiegato il deputato, “è un sottosegretario del Ministero dell’Economia e delle finanze, che è a capo della stessa Guardia di finanza, e quelle parole sono gravi perché possono far sorgere il dubbio che ci possano essere uomini o donne della Guardia di finanza asserviti a interessi di parte di una determinata forza politica”.

Di qui la richiesta al Ministro dell’Economia Daniele Franco perché chiarisca. Una posizione anticipata da Andrea Colletti di Alternativa C’è. “Da Durigon sono arrivate parole inquietanti e gravissime. Presenterò un’interrogazione affinché il ministro dell’Economia venga al più presto a riferire in parlamento sull’operato del suo sottosegretario e una al ministro della giustizia Cartabia sullo sviluppo delle indagini che riguardano il partito di Matteo Salvini. In ogni caso Durigon dovrebbe dimettersi“.

A prendere le difese del sottosegretario è stato il leghista Edoardo Ziello, che ha accusato il MoVimento 5 Stelle di voler “trasformare l’aula in un tribunale. Siamo sempre garantisti e queste sono soltanto inchieste giornalistiche e, da un punto di vista giudiziario, non c’è niente. Basta con questa logica di essere forcaioli contro la politica, perché la politica è una cosa seria ed è quello che voi non avete ancora capito”, ha detto Ziello ai pentastellati tra gli applausi dei colleghi.

Ma la questione non finisce qui. Tra i deputati di Alternativa C’è stanno verificando l’ipotesi di una mozione di sfiducia (tecnicamente sarebbe un invito al ministro al ritiro delle deleghe al suo sottosegretario) così com’è stato a più riprese fatto in passato, ad esempio nei confronti del forzista Nicola Cosentino.

Per presentare la mozione potrebbero bastare 10 firme. In tal caso ce la farebbero anche i 14 deputati di Alternativa C’è. Ma al momento è in corso un’ulteriore verifica tecnica, perché l’atto potrebbe essere assoggettato alla disciplina valida per la mozione di sfiducia individuale a ministro, per la quale servono 63 firme, un decimo dell’emiciclo. A questo punto Alternativa c’è si rivolgerebbe agli altri gruppi parlamentari, a cominciare dai Cinque Stelle, dove in molti condividono l’iniziativa, indipendentemente dal rapporto interno alla maggioranza di governo.

“Sia chiaro che per noi ci sono gli estremi già ora perché il ministro Franco chieda le dimissioni del suo sottosegretario. Il rapporto tra i due è fiduciario. E il titolare dell’Economia non può lasciare che le cose restino così, come se nulla fosse”, dice Colletti interpellato dalla Dire.

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