Quel grande prato verde dove a Bologna cresce il bio estremo

E' una cooperativa di cittadini che può contare su un terreno di 47 ettari: nel 2016 hanno prodotto 500 quintali di prodotti biologici
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BOLOGNA – “La nostra esperienza punta a rivedere i sistemi di produzione agricola, per passare da un’economia di mercato a una locale e sostenibile. Siamo una cooperativa di cittadini, non di consumatori”. A parlare è Alberto Veronesi, presidente della cooperativa Arvaia, progetto nato nel 2013 che, dal 2015 ha in affitto 47 ettari di terreno del Comune a Borgo Panigale, in occasione della presentazione del bilancio sociale e ambientale del 2016. “Ci sono due velocità: produrre cibo e produrre partecipazione e socialità- spiega Veronesi-. L’economia di mercato divide, invece il cambiamento passa dal sistema di relazioni, dalla partecipazione”. Nel 2016 il bilancio economico è stato di quasi 230.000 euro, sono stati prodotti circa 500 quintali di prodotti biologici, sono stati creati 4,5 posti di lavoro (e per il 2017 si punta ad arrivare a 5,5), i soci sono saliti a 324, di cui 157 hanno fatto attività volontaria per 1.214 giorni di presenze, 41 studenti di scuole di agraria, Università e licei hanno fatto tirocini o esperienze di alternanza scuola-lavoro per 2.840 ore ed è stato raggiunto l’obiettivo zero imballaggi. “Uno degli obiettivi è smontare il sistema di confezionamento e la selezione che porta sul mercato solo i prodotti belli. Noi pratichiamo il biologico estremo, con poca acqua: i nostri prodotti sono più piccoli ma più forti”, spiega Veronesi. L’idea piace, tanto che stanno già nascendo esperienze simili in Italia. “Si ispirano a noi proprio come noi abbiamo fatto con la Germania: una è già nata a Lodi, un’altra partirà in Veneto”, dice.

Come funziona Arvaia? Ci si può associare alla cooperativa (la quota minima è 100 euro all’anno), chi vuole può mettere a disposizione ore di attività volontaria a favore dell’orto (pulizia dei fossi, manutenzione, eccetera), chi vuole partecipare alla distribuzione degli ortaggi versa (anticipatamente) una quota fissa (quest’anno era di circa 15 euro alla settimana) che gli permette di avere poco più di 5 chili di prodotti ogni settimana con cinque o sei ortaggi diversi a seconda della stagione. All’inizio dell’anno l’assemblea dei soci decide cosa produrre, si calcolano i costi e il valore medio per socio, “ma in quest’occasione facciamo una sorta di mini-welfare- aggiunge il presidente- perché ognuno versa quello che vuole in base alle capacità, la maggior parte mette il valore medio, qualcuno versa meno e altri qualcosa in più”. I prodotti vengono raccolti al mattino e al pomeriggio sono già consegnati. “Non usiamo imballaggi ma li portiamo in casse in otto punti di raccolta della città in cui i soci possono ritirarli portando contenitori e borse, in questo modo inoltre evitiamo anche spostamenti di mezzi e riduciamo la logistica”.

Oltre agli ortaggi, Arvaia (nome dialettale del pisello) produce anche grano, orzo, farro, canapa, miele (distribuito con una spillatrice, i soci portano i barattoli da riempire), girasole, olio e, a partire dalla prossima settimana, anche il pane grazie a una collaborazione con il Forno Brisa di via Galliera. “Gli ortaggi sono distribuiti a forfait perché ci facilita nella programmazione, già difficile visto che per coprire tutto l’anno facciamo circa 150 cicli di produzione, mentre per il grano, gli altri prodotti e il pane i soci possono scegliere la quantità che vogliono- dice Veronesi- nei punti di raccolta c’è anche la cassetta della condivisione in cui si possono lasciare prodotti che non piacciono o sono di troppo perché altri possano usufruirne”.

“I cambiamenti ambientali passano dalla responsabilità personale”, ha detto Valentina Orioli, assessore all’Ambiente del Comune di Bologna. Ed è proprio la responsabilità la prima cosa che i soci portano in cooperativa, “ognuno prende le quantità di prodotti che gli spetta, altrimenti non ce n’è per gli altri. Non si può fare come al supermercato in cui le persone scelgono solo i prodotti più belli”, dice Veronesi. Altro aspetto importante è quello legato alla salute e al benessere. “Oltre a rientrare in contatto con la terra, a stare all’aria aperta e a creare relazioni, le persone mangiano bene: almeno cinque chili di ortaggi alla settimana, proprio come consiglia l’Organizzazione mondiale della Sanità”, aggiunge il presidente. In cantiere per il 2017, la sistemazione di sette ettari di spazio pubblico non coltivato in cui poter realizzare eventi, incontri e percorsi legati alla produzione. “Arvaia è gestione di un bene comune, il terreno, ma anche del bene comune delle relazioni”, ha detto Stefano Ramazza, socio della cooperativa e coordinatore redazione bilancio. “Condividiamo la filosofia di Arvaia e il suo approccio alla coltivazione e alla vita- ha detto Vincenzo Naldi, presidente del Quartiere Borgo Panigale-Reno-. L’obiettivo è innestare collaborazioni con le scuole, sviluppare una rete e lavorare con le nuove generazioni, raccontare il patrimonio culturale dell’area, ad esempio le centuriazioni romana e i fossi di irrigazione naturale, riappropriarsi della memoria dei luoghi e rilanciarla in chiave futura”.

(Dires – Redattore Sociale)

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