VIDEO | Anche a Pesaro in piazza contro il governo, gli esercenti: “O lavoro o risorse adeguate”

"Siamo per la legalità assoluta, ma la tensione tra imprenditori è forte"
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PESARO – Sono scesi in piazza per esprimere la propria contrarietà all’ultimo Dpcm varato dal Governo Conte. Tra loro ristoratori, esercenti, agenzie di viaggio, operatori della cultura, gestori di palestre, piscine e scuole di danze che si sono dati appuntamento questa mattina in piazza del Popolo a Pesaro per partecipare alla manifestazione indetta da Confcommercio e Fipe nel rispetto delle norme sul distanziamento e sull’utilizzo delle mascherine. Esponevano striscioni come ‘Con-Te alla rovina’, ‘Se chiudere è un diritto non pagare le tasse è un dovere’ o ‘Il covid non chiude alle 18’ e, dopo un minuto di silenzio per le attività che rischiano il fallimento, hanno strappato sotto la sede del Municipio i cartelli con scritto ‘Tasse’.

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“Siamo qui per protestare perché l’unica cosa che chiediamo è di lavorare– spiega il presidente dell’associazione dei Ristoratori di Confcommercio, Mario Di Remigio-. Abbiamo fatto una serie di investimenti da marzo ad oggi per adeguare le nostre attività ed ora arriva questa decisione che ci impedisce di vedere certezze per il futuro ed, in particolare, fino a Natale. Se vogliono chiuderci devono prevedere le adeguate risorse non quelle previste dal decreto Ristori che sono briciole mentre noi abbiamo perso fatturati considerevoli”.

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Al termine dell’iniziativa è stato consegnato all’assessore comunale alle Attività produttive, Francesca Frenquellucci, e all’assessore regionale alle Infrastrutture, Francesco Baldelli, un documento contenente le richieste della categoria: dall’esonero dal pagamento delle tasse, dei contributi e delle imposte fino al 31 dicembre, all’istituzione di un fondo perduto da erogare alle aziende proporzionale alle perdite subite, dal ripristino dell’orario di chiusura per i pubblici esercizi alle 24 fino al credito d’imposta per tutti gli affitti e le locazioni proporzionali alle perdite subite e alla calmierazione dei prezzi riguardanti le utenze.

Siamo alla frutta– conclude Di Remigio-. L’unica cosa da fare è che il Governo ci mantenga in maniera dignitosa non con i 600 euro proposti alla prima volta. Da marzo ad oggi abbiamo perso fatturati considerevoli, l’unico momento positivo è stato in estate. Ma adesso, specie nell’entroterra dove si apriva la stagione del tartufo, con la chiusura si perderanno altri fatturati importanti. Ci sarà un danno notevole per l’economia e l’occupazione del territorio”.

LA PROTESTA DEL RISTORATORE? “POTEVA EVITARE”

“In un periodo di pandemia, in cui si parla di salute pubblica, azioni di questo genere si potevano evitare”. Così Mario Di Remigio prende le distanze dalla protesta messa in scena due giorni fa dal collega, Umberto Carriera, che ha tenuto il suo locale aperto dopo le 18 rifiutandosi di rispettare le misure previste dal Dpcm. Comportamento per cui è stato sanzionato.

“Ognuno è libero di fare quello che vuole- conclude Di Remigio-. Ha rischiato di suo e ne subirà le conseguenze. Noi non incentiviamo questa forma di protesta. Noi siamo per la legalità assoluta ma la tensione è molto forte tra i ristoratori ed è difficile tenerli buoni tutti. Si è arrivati alla disperazione. Siamo un settore che se l’è sempre cavata da solo e che ha un forte valore economico e sociale”.

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28 Ottobre 2020
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