Trump twitta, in Afghanistan si muore

Vent'anni anni di dottrina Usa di "guerra al terrorismo" ed "esportazione della democrazia" sono stati un fallimento
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ROMA – Tutti a casa entro Natale. Parola di Donald Trump, che twitta sul ritiro dei militari americani in Afghanistan tenendo d’occhio i sondaggi per le presidenziali di martedì. Il cinguettio mette sottosopra i piani alti del Pentagono, che si trincerano dietro “no comment” mentre Robert O’Brien, US National Security Adviser, precisa: scendiamo a quota 4.500 entro fine mese e a 2.500 a inizio 2021. Secondo la Cnn, sul ritiro delle truppe l’amministrazione Trump sta mandando “messaggi contrastanti”.

Possibile, ma il punto è un altro. Dopo l’intesa “condizionata” tra Stati Uniti e talebani le violenze non sono affatto finite. I guerriglieri sono anzi tornati all’attacco dal mese scorso, in coincidenza con l’avvio dei negoziati con il governo di Kabul. Dalla provincia di Helmand giungono le testimonianze di Emergency, con combattimenti a cinque chilometri dall’ospedale dell’ong italiana e 50mila nuovi sfollati in pochi giorni.

Le elezioni Usa cambieranno il Grande gioco in Afghanistan? Joe Biden, lo sfidante di Trump, sussurra che non promette un ritiro completo. Aggiungendo che, una volta alla Casa Bianca, telefonerebbe ai capi di Stato esteri: “L’America è tornata, contate su di noi”. Vedremo come andrà. Certo 20 anni di dottrina Usa di “guerra al terrorismo” ed “esportazione della democrazia” sono stati un fallimento. Ce lo ricorda dolorosamente la cronaca di questi giorni: 15 persone, tra le quali donne e ragazze, sono rimaste uccise a Jalalabad nella calca seguita alla riapertura dell’ufficio visti. Sognavano di scampare alla guerra, senza nemmeno scomodare il sogno americano: volevano fuggire in Pakistan.

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