A Bologna una non-scuola (senza compiti e banchi) per chi lascia gli studi

Il progetto prende le mosse dal metodo Arta e dall'Artademia attiva a Milano da due anni. A Bologna dovrebbe partire a ottobre
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BOLOGNA – Niente aule, niente voti, niente lezioni frontali, niente materie ma argomenti. È il progetto della nuova scuola di Bologna, ispirata al metodo Arta applicato alla scuola sperimentale Artademia di Milano (attiva da due anni), nato in collaborazione con la stessa Artademia e con il sostegno di Italia che cambia per contrastare l’abbandono scolastico da parte degli adolescenti. “Si tratta di un progetto educativo rivolto a ragazzi e ragazze tra i 14 e i 18 anni, in particolare a quelli che hanno abbandonato gli studi e hanno bisogno di riscoprire i propri talenti o la propria vocazione, attraverso percorsi diversi da quelli della scuola tradizionale e che li mettano in contatto con il mondo del lavoro e con le nuove professioni legate al web o quelle riscoperte, come l’agricoltura (magari bio) o l’artigianato”, spiega Daniele Quattrocchi.

Il progetto della “non-scuola” sarà presentato il 5 maggio a Bologna, “dove ogni anno sono circa 800 i ragazzi tra 14 e 17 anni che interrompono i percorsi scolastici”, con l’obiettivo di avviare i corsi a ottobre: l’orario sarà dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 13.30 senza compiti a casa, chi parteciperà potrà scegliere tra design, fotografia, scrittura, arti espressive e corporee, teatro e cinema. “A Milano al momento è attiva una classe con 15 ragazzi ma l’obiettivo è aprirne altre due a ottobre, perché c’è molta richiesta”, aggiunge Quattrocchi. Imparare attraverso l’esperienza e non con lezioni frontali in aula. “Nel modello educativo che proponiamo non ci sono insegnanti che spiegano e alunni che ascoltano ma laboratori pratici che si svolgono anche fuori dalle aule tradizionali- spiega Quattrocchi- le lezioni sono interattive, si basano sul dialogo e si sviluppano grazie alla collaborazione tra docenti e alunni”.

Qualche esempio? Per l’apprendimento dell’inglese non si punta a lezioni classiche in cui si spiega la grammatica ma si coinvolgono i ragazzi in situazioni di vita quotidiana, come la conversazione all’interno di un negozio per acquistare un prodotto. “Si mantiene un rapporto attivo con la natura e la tecnologia e ci sono tante uscite: teatri, osservatori, piazze, città, trasferte, campus- spiegano i promotori- ogni stagione, per qualche giorno, si vive anche l’esperienza del lavoro in campagna, si affiancano inoltre professionisti e si visitano aziende. Si recupera l’originale funzione della scuola racchiusa nel motto di Confucio ‘se ascolto dimentico, se vedo ricordo, se faccio capisco’”. L’incontro del 5 maggio si terrà alla Velostazione Dynamo (via dell’Indipendenza 71, dalle 17.30 alle 20) è aperto e prevede la presentazione del progetto, un laboratorio di progettazione partecipata, “coinvolgeremo il pubblico nello sviluppo del progetto, ad esempio chiedendo aiuto per trovare un nome, che ancora non abbiamo”, e si parlerà della campagna sull’educazione basata su modelli alternativi promossa da Italia che cambia.

(www.redattoresociale.it)

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