Metalcastello licenzia operaio, Fim Cisl: “Era malato e faceva pause”. Azienda contrattacca: “Fumava in ditta”

La Fim Cisl ha accusato la Metalcastello di aver licenziato un operaio da poco operato per un trapianto al rene
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BOLOGNA – “Non consentiremo che questa vicenda venga strumentalizzata, ci riserviamo di valutare ogni più opportuna azione a tutela dell’immagine e del buon nome di Metalcastello”. La Metalcastello, impresa metalmeccanica della provincia di Bologna, reagisce alla segnalazione odierna della Fim-Cisl dell’area metropolitana, che ha imputato all’azienda il licenziamento di “un lavoratore che, avendo subito un trapianto di rene, necessitava di ripetute pause fisiologiche durante l’orario di lavoro”. Secondo Metalcastello, che conferma il licenziamento, il sindacato non la racconta giusta. “Si tratta di un’accusa falsa– dicono dal quartier generale di Castel di Casio- che respingiamo con forza in quanto totalmente estranea sia alla verità dei fatti sia ai principi comportamentali di Metalcastello e della propria direzione aziendale”.

Ma cos’è successo allora? “Il licenziamento irrogato da Metalcastello, nella fattispecie, ha ad oggetto la reiterata violazione da parte dell’interessato- spiega l’azienda- di obblighi e regole di comportamento sul lavoro a tutela della sicurezza e della salute di tutti i dipendenti: in particolare, si tratta delle prescrizioni sul divieto di fumo in aree ad alto rischio e più in generale sulle norme di sicurezza”. Dunque, insiste Metalcastello, “non c’è alcuna correlazione con i problemi di salute del lavoratore citato e il rischio di un incendio gravemente colposo, in grado di mettere a rischio l’incolumità delle persone e delle cose, eventualità sulla quale l’azienda deve vigilare con la massima attenzione”. In questo quadro, l’azienda assicura inoltre di avere a cuore non da oggi la salute dei propri dipendenti “come ampiamente dimostrato in passato e da recenti iniziative a favore dei propri dipendenti, citate dal comunicato Fim-Cisl stesso”.

AD METALCASTELLO: “ABBIAM SVENTATO INCENDIO”

“Questa persona, recidiva, fumava in zone dove era espressamente vietato e rischioso farlo: vicino a polistirolo, teloni gommati, vicino ad altre persone. Un mese fa abbiamo sventato un incendio per un soffio, ma si tratta solo dell’ultimo episodio di una lunga serie di violazioni delle norme di sicurezza. Ora chiamo la Fim-Cisl, il loro comunicato è da querela”. Stefano Scutigliani, amministratore delegato della Metalcastello, è infuriato ma soprattutto amareggiato per la sortita oggi della Fim-Cisl dell’area metropolitana. Annunciando già di aver schierato un avvocato ad hoc, il sindacato ha accusato il gruppo leader mondiale negli ingranaggi (260 addetti) del licenziamento di un operaio “perché malato”: avendo subito un trapianto di rene, la persona in questione “necessitava di ripetute pause fisiologiche durante l’orario di lavoro”, ha spiegato la Fim. Invece, l’ad dell’azienda di Castel di Casio, che continua a macinare utili dopo la crisi del recente passato, racconta una verità ben diversa. “Niente pause dopo il trapianto? È assurdo. Qui- evidenzia Scutigliani parlando alla ‘Dire’- si difende a testa bassa una singola persona senza considerare gli effetti dei suoi comportamenti su tutta la comunità aziendale. Il lavoratore in questione aveva ricevuto in passato richiami sull’uso del cartellino, ma voglio chiarire che qui non licenziamo uno che si comporta da ‘fannullone’. Il problema, insisto, è quello della sicurezza generale: ovunque è vietato fumare in azienda, e quindi a maggior ragione nelle zone a rischio incendio. La controparte sindacale sapeva dei comportamenti recidivi del lavoratore…”.

All’ad della Metalcastello, insomma, preme più che mai la buona immagine del proprio gruppo, sotto i riflettori all’inizio del 2016 quando un altro lavoratore, inizialmente silurato per altri motivi, solo dopo una densa trattativa venne reintegrato: “Quell’operaio ci criticò in pubblico? Era un caso diverso, e alla fine i rappresentanti sindacali ci chiesero scusa. Oggi, invece, abbiamo a che fare sia con una questione di immagine sia con una questione di sicurezza generale. Per un’azienda come la nostra, che dimostra di avere a cuore la salute dei propri lavoratori coi fatti e che ad esempio è da primato sugli infortuni, tutto questo non è davvero accettabile”. Chiarito l’equivoco, nel caso, anche per questo nuovo episodio ci potrebbe essere un lieto fine ma per ora regna la tensione: “Il licenziamento si può sempre ritirare? Certo, ma per ora questa storia è da querela…”, conclude Scutigliani.

FIM-CISL: “ERA MALATO E FACEVA PAUSE, ECCO PERCHE’ LICENZIATO”

“Licenziato perché malato”. E’ l’accusa che oggi la Fim-Cisl dell’area metropolitana ha mosso nei confronti della Metalcastello, l’impresa di Castel di Casio, in provincia di Bologna, già finito al centro di polemiche per aver reintegrato, nel gennaio 2016 tra le polemiche, un delegato Fiom-Cgil (Abdalla Elhag Ali Mohamed) che aveva espresso critiche sulle politiche aziendali ad una manifestazione. Oggi la Cisl diffonde la notizia di un nuovo “grave episodio”, quello di “un lavoratore che, avendo subito un trapianto di rene, necessitava di ripetute pause fisiologiche durante l’orario di lavoro”, ma “è stato licenziato”. Il sindacato ha già dato mandato al proprio legale di fiducia, l’avvocato Livio Mercatante, di assistere il lavoratore e auspica che l’azienda riveda la propria posizione e ritiri il licenziamento. Spiega la Fim-Cisl in una nota sul caso dell’operaio in questione: “Nel corso degli ultimi anni, nonostante le continue sollecitazioni da parte della Fim che ha più volte chiesto all’azienda un’attenzione particolare, vista la situazione fisica altamente precaria del lavoratore, la stessa, al contrario, ha proceduto con numerose contestazioni fino ad arrivare ad oggi con il recapito della lettera di licenziamento”. Rincara la sigla: “L’azienda con tale atto ha contravvenuto ai doveri morali di correttezza e buona fede, violando quanto sancito dallo stesso contratto collettivo nazionale di lavoro che impone una particolare attenzione a tutti i lavoratori che, come nel caso specifico, soffrono di determinate patologie”.

Così, prosegue il sindacato dei metalmeccanici della Cisl, diventa “inaccettabile che un’azienda come la Metalcastello che, solo poche settimane fa, ha lanciato una campagna a favore delle proprie lavoratrici, donando un pacchetto di visite preventive oncologiche, oggi licenzi pretestuosamente un lavoratore gravemente malato. Chiediamo la massima solidarietà da parte di tutti i dipendenti della Metalcastello, nonché delle altre sigle sindacali per contrastare questa ingiustizia. La tutela della salute è un diritto sancito dalla Costituzione che va oltre a tutte le valutazioni procedurali”.

di Luca Donigaglia, giornalista professionista

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