Scuola. Sostegno, serve gestione competente per il personale

Le proposte a costo zero di First e Fish
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 ROMA – “Quando si parla di inclusione bisognerebbe fare riferimento non solo ai docenti di sostegno: la carenza non è solo sul fronte degli insegnanti. Possiamo avere i migliori docenti, infatti, averli per tutte le ore necessarie, ma se ho un alunno sordo e non abbiamo tutti gli assistenti all’autonomia e alla comunicazione – come per la lis, ma anche braille per gli alunni ciechi, CAA, per i bimbi non verbali, o anche gli specialisti delle tecniche del comportamento per le disabilità neuro – cognitive – allora non abbiamo realizzato nessuna forma di inclusione”. Così Maurizio Benincasa, presidente della First – Federazione italiana rete sostegno e tutela.

La questione del sostegno, o meglio dell’inclusione, ha due problemi principali, specifica Benincasa, sottolineando come si potrebbero risolvere a costo zero, con buon senso e impegno da parte di chi ha le competenze in materia. “La prima questione riguarda l’organico di diritto e i posti in deroga che vengono assegnati, sulla scorta delle sentenze del Tar a cui sono costretti a rivolgersi le famiglie che vedono negato il diritto allo studio dei loro figli”, spiega alla Dire il presidente della First. In buona sostanza ci sono 100 mila docenti in organico di diritto sul sostegno a cui si aggiungono gli 80 mila in deroga.

“Dei 100 mila in organico circa 20 mila ogni anno si spostano dalla loro cattedra di titolarità in assegnazione provvisoria andando a coprire una quota dei posti in deroga- spiega Benincasa- Altri 20 mila circa vengono coperte con le graduatorie a esaurimento. Dunque alla fine dei conti restano scoperte 60 mila cattedre che restano libere se si sommano i posti in deroga che non si riescono a coprire e i 20mila che ottengono il trasferimento in assegnazione provvisoria. Di queste parte verranno coperte dai 14 mila docente formati secondo il piano triennale ma in larga parte da docenti non specializzati”.

E “qui si verifica il problema più grande- sottolinea Benincasa- perché non ci sono più i docenti di sostegno e così vado a coprire il buco con docenti non specializzati“. E al di là della specializzazione che poi viene a mancare, aggiunge Benincasa, “tutte queste procedure non si concludono prima di fine ottobre, inizio novembre e così tanti studenti rimangono senza docente di sostegno o i docenti assegnati devono dividersi le poche ore che anno tra più alunni”.

Secondo la First “basterebbe anticipare al 31 luglio le operazioni di trasferimento e le assegnazione, anticipando le procedure a costo zero si risolverebbe parte del problema”.

Un problema che per Benincasa dipende “dalle competenze di chi all’interno del Miur ricopre incarichi dirigenziali, è una questione di avere le persone giuste nei posti giusti, un problema di capacità di gestione e non c’è dubbio che dipenda dal dipartimento competente e dal personale”. La seconda e delicata questione riguarda la continuità didattica. Anche qui per garantirla basterebbe “a costo zero applicare anche sui docenti in assegnazione provvisoria il principio della continuità didattica e in virtù di questo consentire che un docente ottenuta l’assegnazione provvisoria non si sposti più da quella scuola e da quell’alunno quantomeno per tutto il ciclo scolastico”.

“Possiamo andare avanti in questo modo?- si chiede Benincasa- Io non credo, bisogna chiedersi crediamo ancora alla scuola dell’inclusione? Sono diritti fondamentali, è compito dello stato garantirli, il Miur può far molto e a costo zero”. “La situazione- conclude- è fallimentare, possibile che non paghi nessuno a livello dirigenziale? È un disastro che si protrae da anni ma non paga mai nessuno“.

FALABELLA (FISH): “BISOGNA SEPARARE LE CATTEDRE”

“Da anni denunciamo il fatto che c’è un vuoto normativo per quanto riguarda gli insegnanti di sostegno. La colpa è del ministero dell’Istruzione e degli Uffici scolastici regionali, che non assegnano per tempo le cattedre di sostegno e impediscono così che venga garantito il servizio. Resta comunque un problema organizzativo, più che economico”. Vincenzo Falabella, presidente della onlus Fish (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap), interviene alla Dire in merito alla mancanza di insegnanti di sostegno, una piaga che ogni anno ricade sui 270 mila studenti con disabilità della scuola italiana.

Gli insegnanti di sostegno sono, infatti, solo 100mila, un numero insufficiente che viene integrato con i circa 80mila supplenti nominati con deroga. “Qualche anno fa avevamo sollecitato i parlamentari a presentare una proposta di legge sulla separazione delle carriere, con una cattedra specifica del sostegno- continua Falabella- questa, a nostro avviso, è la soluzione per superare l’annosa questione degli insegnanti di sostegno. Adesso assistiamo a una migrazione dalle cattedre che non garantisce continuità agli studenti”.

Ogni anno, infatti, le cattedre mancanti vengono assegnate in un secondo momento (un periodo compreso tra settembre e dicembre), solo dopo che i genitori degli alunni interessati si rivolgono al Tar. A quel punto si attiva la nomina dei circa 80mila supplenti, spesso ‘pescati’ tra insegnanti di terza fascia che non hanno competenze in materia di sostegno. “I soldi ci sono ma vengono gestiti male. È paradossale che si debba ricorrere ad un tribunale per avere un diritto- conclude Falabella- Con la separazione delle cattedre avremmo risolto il problema. Quello che chiediamo è che gli uffici regionali possano procedere con le nomine fin da luglio, per permettere un’assegnazione più veloce delle cattedre e un minor lasso temporale di attesa”.

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