Sud Sudan, la denuncia dell’Unicef: “Migliaia di bimbi arruolati”

L'Unicef stima che siano 1.500 i bambini uccisi dall'inizio del conflitto
Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Condividi su print

ROMA  – Circa 16.000 bambini sono stati arruolati di forza dalle parti coinvolte nel conflitto civile in Sud Sudan. Lo ha denunciato l’Unicef secondo cui, “nonostante la firma di accordi di pace, sul terreno bambini soldato minorisi vedono pochi segnali di miglioramento”. Il Fondo delle Nazioni Unite per l’infanzia ha riferito inoltre di “gravi violazioni dei diritti dei minori, tra cui omicidi, rapimenti e violenze sessuali”. Dall’inizio del 2015 ad oggi, la situazione sarebbe addirittura peggiorata, con arruolamenti forzati e stupri di minori da parte dei combattenti. “Alcuni bambini sono costretti a combattere in prima linea- ha aggiunto il portavoce Unicef Christophe Boulierac- mentre altri vengono usati come messaggeri o facchini in situazioni pericolose”.

L’Unicef stima che siano 1.500 i bambini uccisi dall’inizio del conflitto, 900mila gli sfollati interni e un milione i bambini affetti da malnutrizione. Indipendente dal 2011, dopo una lunga guerra civile con Khartoum, il Sud Sudan e’ ripiombato nel conflitto civile nel dicembre 2013 in seguito ad una lotta ai vertici di potere tra il presidente Salva Kiir e il suo vice Riek Machar. I combattimenti non sono mai veramente cessati nonostante le firme- lo scorso 26 agosto- di un accordo di pace tra il governo e i ribelli mediato dall’Igad.

Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DiRE» e l’indirizzo «www.dire.it»

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Condividi su print

Agenzia DIRE - Iscritta al Tribunale di Roma – sezione stampa – al n.341/88 del 08/06/1988 Editore: Com.e – Comunicazione&Editoria srl Corso d’Italia, 38a 00198 Roma – C.F. 08252061000 Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DIRE» e l'indirizzo «www.dire.it»