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Fondazione Carisbo: match ai governisti, ora resta lo snodo sull’assemblea

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Il verdetto del dicastero delle Finanze smonta una dopo l'altra tutte le argomentazioni portate dal presidente dell'assemblea dei soci, Daniele Furlanetto, a difesa del suo operato nell'ultimo anno
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BOLOGNA – Nel giorno delle dimissioni del premier Giuseppe Conte, con il futuro del Governo e dei ministeri avvolto nell’incertezza, dal dicastero delle Finanze è arrivato il verdetto che nella Fondazione Carisbo tutti attendevano: 13 pagine firmate dal funzionario di viale XX Settembre, Stefano Cappiello, che sanciscono la vittoria del presidente Carlo Monti sulla resistenza dell’opposizione interna.

La sentenza, “post parere Avvocatura” (recita l’intestazione del documento, dove, però non si fa esplicito riferimento all’esito delle indagini dell’Avvocatura di Stato), trasmesso ieri pomeriggio a Casa Saraceni, smonta, una per una, tutte le argomentazioni portate dal presidente dell’assemblea dei soci, Daniele Furlanetto, a difesa del suo operato nell’ultimo anno, in particolare la determinazione a convocare i soci per la designazione dei 10 rappresentati del Collegio di indirizzo dell’ente di via Farini prima della ricostituzione dell’assemblea stessa attraverso l’elezione di nuovi membri o la riconferma di quelli in scadenza.

Insomma, secondo il ministero è tutto da rifare. Il colpo inferto al fronte ‘ribelle’ è pesante, ma non è detto che sia mortale, visto che, si fa notare, il parere del ministero può essere ancora appellato (ci sono 60 giorni di tempo per ricorrere). Intanto, venerdì il partito del presidente Monti e del presidente onorario, Gianfranco Ragonesi, potrebbe mettere a segno un altro punto decisivo: l’assemblea dei soci si riunirà per eleggere un nuovo presidente, visto che il mandato di Furlanetto è giunto a scadenza. Dall’opposizione sono arrivate due candidature: certa quella dell’ex presidente della Fondazione, Leone Sibani, uno dei principali esponenti della minoranza interna; più legata a rumors quella di Angelo Manaresi. Ma anche qui si misurano visioni contrapposte.

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A norma di statuto, è il presidente della Fondazione (che oggi è Monti) a presiedere l’assemblea, a meno che il parlamentino di Casa Saraceni non decida, come avvenne nel 2017, di nominare un suo presidente. Allora, l’elezione di Furlanetto serviva, nelle intenzioni della maggioranza, a limitare l’azione di un presidente, Sibani, non sempre allineato. Si sa com’è andata a finire: con Furlanetto protagonista di una battaglia senza precedenti proprio contro coloro che lo portarono ai vertici dell’assemblea. Per questo, tra le fila di Monti non si sente l’esigenza di eleggere una guida per l’organismo consultivo della Fondazione. In ogni caso, gli sfidati di Sibani potrebbero saltare fuori anche dopodomani mattina (nonostante il termine fissato a ieri da Furlanetto e ritenuto illegittimo).

Di certo, il pronunciamento del ministero rischia di sparpagliare le fila dell’opposizione dopo un anno di lotta. Il verdetto potrebbe infatti fiaccare duramente gli slanci per ribaltare gli equilibri interni. Anche perché, il dispositivo del ministero li respinge su tutta la linea: nel concentrarsi sull’iter di designazione dei membri del collegio di indirizzo, (mettendo da parte altre questioni sollevate in questi mesi e oggetto di numerose segnalazioni, dai conflitti d’interesse, al mancato possesso dei requisiti richiesti ad alcuni esponenti degli organismi, dalla scarsa trasparenza sul alcune erogazioni al ruolo del presidente onorario) è perentorio nell’invalidare il voto del 24 luglio scorso. E dunque nel dire che Furlanetto avrebbe dovuto convocare l’assemblea prima per la nomina dei nuovi soci, poi per la designazione dei 10 rappresentati nel Collegio, E avrebbe dovuto concedere il voto segreto come richiesto da 13 soci, secondo quanto previsto dallo Statuto.

Non solo. Il Collegio di indirizzo, che il 22 settembre votò a maggioranza per non ratificare il voto di luglio, era legittimato a farlo, sostiene l’Autorità di vigilanza: “Non consistendo la nomina in una mera presa d’atto”, ma rientra “nelle competenze del Collegio di indirizzo non solo la verifica circa il possesso dei requisiti da parte dei soggetti designati dell’Assemblea dei soci, ma anche la verifica della regolarità del procedimento di designazione e, dunque, il potere di non procedere alla nomina nel caso in cui si constati che tale procedimento sia stato viziato”.

Quindi, il ministero indica: “Tutto ciò premesso, atteso che il presente documento rappresenta il definitivo pronunciamento di questa Autorità di vigilanza sulle questioni ad essa sottoposte, gli organi della Fondazione provvederanno, nel rispetto delle competenze di ciascuno e tenuto conto dell’urgenza determinata dalla situazione attuale, a porre in essere gli adempimenti necessari per addivenire alla costituzione del nuovo Collegio di indirizzo nel rispetto di quanto sopra detto”.

E Monti, già nelle scorse settimane, aveva detto di voler chiudere la questione entro febbraio. Infine, l’ultimo invito a chiudere pacificamente lo scontro. “Alle valutazioni giuridiche rappresentate nel presente documento da questa Autorità di vigilanza, si aggiunge comunque l’ennesimo invito, rivolto a tutti i componenti degli organi, ad adoperarsi per superare le criticità createsi ed assicurare la regolare ed ordinaria attività della Fondazione”, ammonisce viale XX Settembre.

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FURLANETTO: “ORA NESSUNO IMPONGA SUA VISIONE”

Sono le parole finali contenute nel parere inviato ieri alla Fondazione Carisbo dall’Autorità di vigilanza del ministero delle Finanze, quelle che il presidente dell’assemblea dei soci, Daniele Furlanetto, il cui operato nell’ultimo anno è stato sconfessato da viale XX Settembre, ci tiene a sottolineare. Parole che vanno al di là delle considerazioni giuridiche contenute nel verdetto e con le quali si ammoniscono, per l'”ennesima” volta, i contendenti (Furlanetto e il presidente Carlo Monti, in prima battuta) “ad adoperarsi per superare la criticità creatasi ed assicurare la regolare ed ordinaria attività della Fondazione”.

Questo, “significa che nessuno può pretendere di imporre agli altri la propria visione e significa altresì che non ci si deve proporre con posizioni precostituite pretendendo di dettare la road map, anche perché la Fondazione funziona tramite organi collegiali”, è il richiamo ai vertici di Casa Saraceni del numero uno dell’assemblea. “Per parte mia mi impegnerò a ricercare la massima concordia“, assicura Furlanetto.

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