Sit-in di disoccupati, precari e lavoratori della sanità a Napoli

I manifestanti, riuniti sotto la sede della Regione Campania, chiedono maggiori aiuti per combattere la crisi causata dal Covid e aggravatasi dopo le ulteriori limitazioni
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di Flavio Russo

NAPOLI – Chiedono maggiori aiuti per combattere la crisi causata dal coronavirus e aggravatasi dopo le limitazioni lavorative imposte da governo nazionale e regionale. Sono i disoccupati organizzati del gruppo ‘7 novembre’ assieme ai lavoratori della sanità e del sindacato ‘Azzurro’ radunati a Napoli, al Centro direzionale, in occasione oggi dell’insediamento del Consiglio regionale della Campania. I precari della sanità portano all’attenzione del presidente della giunta Regionale Vincenzo De Luca la questione degli scorrimenti delle graduatorie ospedaliere, contestando il metodo adottato dalle aziende sanitarie pubbliche che, a loro avviso, favorirebbe l’assunzione di personale dalle cooperative di imprese sociali, ritardando il loro accesso ai posti ottenuti per concorso. 

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DISOCCUPATI NAPOLI: “LOCKDOWN SÌ MA A SALARIO PIENO”

 “L’iniziativa di oggi è legata al quadro generale, alla pandemia, dove tutte queste situazioni di lavoratori, di disoccupati, di settori e soggetti impoveriti dalla crisi chiedono alle istituzioni di farsi carico di dare risposte concrete all’emergenza salariale”. Così Eduardo Sorge, portavoce del movimento napoletano dei disoccupati ‘7 novembre’, che oggi si è riunito, in occasione dell’insediamento del Consiglio regionale della Campania, sotto la sede della Giunta al Centro Direzionale di Napoli, assieme ai lavoratori precari della sanità e al sindacato Azzurro.

“Lockdown sì, anche a metà, ma a salario pieno e garantendo la possibilità di poter vivere – l’appello di Sorge alle istituzioni -. É una richiesta banale che bisogna mettere al centro dell’agenda politica oggi, altrimenti Napoli e tutto il sud diventerà una polveriera. I soldi ci sono – aggiunge il leader dei disoccupati – e per l’emergenza sanitaria ed economica c’è bisogno di fare poche cose: un grande prelievo forzoso al 10% dei più ricchi per prelevare centinaia di miliardi di euro; taglio drastico delle spese militari e alle grandi opere inutili per finanziare l’emergenza sanità, trasporti, scuola e – conclude – il blocco dei licenziamenti”.

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26 Ottobre 2020
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