Perché ho deciso di pubblicare questa foto

Cari lettori, mi rivolgo a voi dopo un confronto con i colleghi dell'agenzia Dire...
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ROMA – Non tutti erano d’accordo, ma io oggi ho deciso di pubblicare una foto terribile. Nel mondo del giornalismo da anni ci si interroga se pubblicare una foto cruenta, se il farlo non vada, alla fine, a stuzzicare il peggio che c’è in ognuno di noi, invece di farlo riflettere. Dall’altra parte c’è chi sostiene che il mostrare troppo orrore alla fine abitua, rende indifferenti. Altri che accusano i fotografi di voler piazzare la loro merce al prezzo più alto. Ricordo il caso della foto dove si vedeva un bambino africano ridotto in fin di vita, da solo, e dietro di lui un avvoltoio che, a pochi metri, aspettava. Si scatenò un putiferio, il povero fotografo fu accusato di crudeltà, di non essere intervenuto preferendo scattare la foto. A nulla sono servite le successive spiegazioni, che poco dopo il bambino era stato preso in custodia e portato al sicuro. Dopo qualche anno il fotografo si suicidò, secondo me anche per tutto quello che di brutto era stato detto.

Migranti, in Messico la piccola Valeria muore abbracciata al padre a neanche 2 anni

Tornando a noi: su questa foto si è aperto un confronto anche tra i giornalisti della Dire. Ho deciso di pubblicarla comunque perché non è possibile continuare un dibattito sui migranti, su quello che sta accadendo nel mondo, avendo in mente solo categorie politiche, di chi sta con questo, di chi attacca quello. Stiamo parlando di persone, di esseri umani che decidono di mettersi in marcia per una vita migliore. Una foto, questa foto terribile, parla di questo: di un padre che si era preso in braccio sua figlia perché è dovere dei genitori assicurare un posto sicuro e una vita migliore ai propri figli. Sono morti annegati, come muoiono tanti ogni giorno nei nostri mari, sulle ‘rotte’ che i piedi dei migranti hanno scavato.

Se volete dare il vostro parere è benvenuto, non so se tutti la penseranno così ma oggi ho deciso: questa è la cosa giusta da fare.

La storia dei due sfortunati l’ha raccontata il quotidiano messicano ‘La Jornada’. Si tratta del salvadoregno Oscar Alberto Martinez, e della sua bambina di un anno e 11 mesi, Valeria. I loro corpi ancora abbracciati, riversi sulla sponda del Rio Bravo. Secondo la ricostruzione dei giornalisti messicani, i due sarebbero annegati mentre cercavano di attraversare il fiume, sotto gli occhi di Tania Vanessa Avalos, madre di Valeria e moglie di Oscar. Quest’ultima ha raccontato che il marito aveva deciso di affrontare la pericolosa traversata mentre i tre si trovavano in un campo per migranti a Matamoros, al confine con il Texas. La famiglia aspettava da due mesi di poter formulare una richiesta d’asilo per gli Stati Uniti, ma il caldo, con punte di 45 gradi, avrebbe spinto l’uomo a tentare la traversata. Altri tre bambini e una giovane donna sono stati ritrovati dalla polizia di frontiera domenica, nel sud del Texas: morti a causa delle alte temperature e della disidratazione, dopo aver attraversato il fiume.

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26 Giugno 2019
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