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Sud Sudan, padre Tadesse: “Carlassare è sotto shock, ma sta bene”

Poco dopo la mezzanotte un commando di uomini armati ha fatto irruzione nell’abitazione di monsignor Christian Carlassare, vescovo di Rumbek, in Sud Sudan
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ROMA – “Monsignor Christian Carlassare sta abbastanza bene ma è scioccato e perché le ferite possano rimarginarsi ci vorrà tempo”: così all’agenzia Dire padre Tesfaye Tadesse, superiore generale dei comboniani. “Grazie a Dio la sua vita è salva” aggiunge il missionario. Tadesse, 51 anni, nato nella città etiope di Harar, è il primo superiore generale di origine africana dei comboniani. Alla congregazione appartiene anche monsignor Carlassare, vicentino di 43 anni, che sarebbe presto stato consacrato vescovo alla guida della diocesi sud-sudanese di Rumbek.

LEGGI ANCHE: Sud Sudan, ferito in un agguato il missionario italiano Christian Carlassare

L’agguato si è verificato poco dopo la mezzanotte, quando un gruppo di uomini armati ha fatto irruzione nel compound dove alloggiava il religioso. Secondo la ricostruzione resa alla rivista Nigrizia da una volontaria dell’ong Medici con l’Africa Cuamm che si stava riposando a pochi metri dalla stanza di monsignor Carlassare, all’arrivo degli uomini armati un sacerdote è uscito e ha chiesto loro cosa volessero, ricevendo in risposta colpi di avvertimento affinché si facesse da parte. A quel punto gli assalitori avrebbero chiesto a monsignor Carlassare di uscire e, di fronte al suo rifiuto, gli avrebbero sparato a entrambe le gambe prima di fuggire.

È sempre Nigrizia, pubblicazione storica dei comboniani, a formulare ricostruzioni su dinamiche e ragioni possibili: “Alcune voci trapelano in città e il movente dell’agguato, ancora un’ipotesi da verificare, potrebbe proprio essere il rifiuto di alcuni gruppi dinka di un nuovo vescovo, venuto da lontano, a rimpiazzare il coordinatore diocesano che invece era autoctono e che aveva diretto la diocesi di Rumbek per nove anni dopo la morte nel luglio 2011 di monsignor Cesare Mazzolari, missionario comboniano e vero ‘padre del popolo’”.

Secondo la rivista, “alcuni fedeli dinka si aspettavano il passaggio di testimone a uno della loro etnia per ereditare anche l’insieme di strutture e investimenti di rilievo in una diocesi dove ancora è molto evidente la presenza di personale apostolico venuto da fuori rispetto a una piccola decina di preti diocesani”.

Secondo questa versione, l’agguato sarebbe stato un tentativo di intimidazione. “Il messaggio chiaro che hanno voluto trasmettergli è che qualcuno non lo vuole qui e che non deve essere consacrato vescovo il 23 maggio, giorno di Pentecoste” ha detto una fonte di Nigrizia. “Un padre spiritano, tra i possibili candidati all’episcopato proprio in quella diocesi, ha ricevuto in precedenza e proprio per questo minacce di morte”.

Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DiRE» e l’indirizzo «www.dire.it»

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