Fumetti. Dall’albo al libro, dall’avventura all’intimismo

Com'è cambiata la 'nona arte' nel nostro Paese
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fumetto italiano

ROMA – Com’è cambiato il “nostro” fumetto negli ultimi cinquant’anni? Ne parla a Diregiovani Silvano Mezzavilla, sceneggiatore, giornalista e curatore della mostra “Fumetto Italiano” presentata oggi a Roma alla stampa e accessibile al pubblico da domani, 27 febbraio, fino al 24 aprile al Museo di Roma in Trastevere.

“La storia del romanzo disegnato inizia 50 anni fa con le 160 pagine di ‘Una ballata del mare salato'”. All’epoca, spiega Mezzavilla, le ‘graphic novel’ “erano pubblicate su riviste, a puntate, mentre oggi il romanzo grafico ha abbandonato la rivista ed è presente solo in libri, in volumi autoconclusivi”.  E, d’altra parte, “chiudere le definizioni dentro etichette è sempre molto pericoloso” basti pensare che anche grandi romanzi come ‘I Misteri di Parigi’, i feuilleton, le opere di Dickens uscivano a puntate sui quotidiani”.

“La serialità- quindi -non è un vincolo alla definizione di romanzo, che può includere anche le storie autoconclusive di Tex”. Aldila’ delle caratteristiche editoriali, altro cambiamento interessante del fumetto nostrano è il passaggio dalle storie d’avventura “all’autobiografismo, all’autoreferenzialità, o anche alla realtà sociale, alla vita quotidiana. Si è spostata l’attenzione dell’artista, dell’editoria, del pubblico: la figura del protagonista avventuroso è andata un po’ scemando”.

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