Minori, a Roma focus group contro la violenza istituzionale

Numerosi gli esperti e le professioniste che da tutta Italia hanno risposto alla chiamata dell'associazione no profit Penta Mariano
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ROMA – “Le collocazioni e gli affidi di minori ingiusti, il falso nelle Consulenze tecniche d’ufficio (Ctu) e l’omissione di alcuni fatti in queste consulenze. Sono solo alcune delle conseguenze di un sistema che non funziona. Noi cercheremo di capire perche’ non funziona, di conoscere per cambiare, di cambiare per migliorare”. Questo l’obiettivo del focus di ricerca collegiale ‘per nuove alternative di cambiamento’ organizzato oggi pomeriggio alla Casa Internazionale delle Donne, a Roma, sul tema della violenza istituzionale, per Rosaria Battaglia, presidente di Penta Mariano, associazione culturale no profit nata nel 2013 vicino Como e attiva da anni nel contrasto alla violenza sulle donne.

Numerosi gli esperti e le professioniste che da tutta Italia hanno risposto alla chiamata di Penta Mariano a “mettersi insieme”, pronti a dire la loro su un tema che sta attraversando le vite di decine di genitori italiani, soprattutto delle madri, finite nel gorgo di lunghissimi procedimenti giudiziari spesso con l’accusa di essere ‘alienanti’ e separate dai loro bambini, affidati a case famiglie o contesi da ex partner violenti.

Al tavolo, oltre alla presidente dell’associazione Rosaria Battaglia, e al moderatore, Max Massimi, sono presenti: Antonio Castellani, avvocato specializzato in diritto di famiglia civile e penale; il giornalista Marco Gregoretti; Antonella Labianca, Francesco Miraglia e Silvia Pini, avvocati patrocinanti in Cassazione. E ancora, a dialogare nel focus group anche: Mara Modica Amore, avvocata penalista del foro di Milano; Vincenza Palmieri, presidente Inpef e Stati Generali sulla Tutela dei Minori; Enrico Papi, pedagogista e dottore in Scienze dell’educazione. Hanno portato la propria testimonianza di madri o nonne: Maria Cristina Basile, Bianca Maria Cantarella, Laura Chionni, Mariangela Piras, Nunzia Sabia e Luana Valle.

“Non siamo interessati ad analizzare le conseguenze di questo sistema, ci interessa individuarne le cause, andare alla fonte- sottolinea ancora Battaglia- L’idea e’ quella di cercare insieme sentieri non percorsi”. Uno fra tutti, quello della prevenzione: “Quando vado nelle scuole e racconto alcune storie attraverso le testimonianze delle persone che le hanno vissute, mi rendo conto del fatto che i ragazzi non ne sanno nulla di questo tema”. Ed e’ li’, nelle scuole, che secondo Rosaria Battaglia “queste donne devono portare la propria testimonianza“, in modo tale che “l’opinione pubblica apra veramente gli occhi”. 

Tutti i metodi adottati finora, “flash mob, denunce agli assistenti sociali, presidi a Montecitorio”, non hanno dato “i risultati sperati, il sistema non si riesce a scardinare“. Per questo occorre “raccogliere le energie e passare all’azione, facendo qualcosa di diverso”. E il focus group, in questo senso, vuole segnare la strada, creando un incubatore di idee contro la violenza istituzionale.

AVV. LABIANCA: SERVE ALBO PER CTU SPECIALIZZATI, FORMAZIONE SIA PROVATA

“Per quanto riguarda la mia esperienza credo che il problema principale sia quello delle Ctu. Quando sono troppo superficiali ci troviamo di fronte a situazioni di allontanamento dei bambini. Occorre creare un albo di professionisti specializzati a cui il giudice possa attingere, non un’iscrizione fatta solo con una laurea in psicologia, ma accertare le competenze, le specializzazioni, quelle sul campo”. Cosi’ l’avvocata patrocinante in Cassazione, Antonella Labianca, del foro di Bari, intervenendo nell’ambito del focus group ‘La violenza istituzionale. Conoscere per cambiare, cambiare per migliorare‘. 

È strano che ci siano tanti casi in cui le mamme vengono identificate sempre allo stesso modo, come simbiotiche, e’ strano anche che consulenti di parte dicano cose completamente diverse dalle consulenti del tribunale- continua l’avvocata- Molte volte l’ascolto del minore viene bypassato”. Per la legale “si deve partire dalla formazione” ed “e’ importante che nell’albo dei consulenti tecnici vengano inseriti soggetti che possano mostrare documentalmente la proprie capacita’, non solo attraverso una pubblicazione o un’ospitata televisiva. A Bari c’erano delle situazioni davvero terribili- conclude Labianca- Hanno scoperto un business di bambini allontanati con scuse assurde dalle famiglie, semplicemente per portare soldi a vari istituti”. 

SEPARAZIONI, AVV. CASTELLANI: SERVE IL RITO ORDINARIO

Quando parliamo di violenza domestica nell’85% dei casi la vittima e’ la donna. Noi sappiamo anche che l’85,5% delle separazioni si risolvono in maniera consensuale, ma tante di quelle separazioni consensuali e tanti divorzi congiunti riguardano coppie in cui c’e’ stata violenza domestica, che e’ stata risolta con un accordo. La donna si convince e poco dopo, massimo un anno, inizia un altro procedimento di modifica delle condizioni di separazione, che viene introdotto dal padre, perche’ la mamma e’ restia a rispettare il diritto di visita. La prima cosa da fare e’ battersi per sostituire rito camerale con il rito ordinario, perche’ con il rito camerale gli episodi di violenza rimangono taciuti per sempre”. È una delle proposte lanciate dall’avvocato del foro di Roma, Antonio Castellani, specializzato in diritto di famiglia civile e penale, nel suo intervento al focus group. 

“L’anomalia e’ che al centro di questi procedimenti governati dal rito camerale viene valutata l’idoneita’ genitoriale attuale- osserva il legale- I giudici non guardano piu’ quello che e’ successo in passato, non valutano se c’e’ stata violenza. Purtroppo ci sono Ctu piu’ preoccupati di ingraziarsi il giudice che di fare quello che devono e i magistrati che hanno la forza di andare contro cio’ che ha scritto il Ctu ormai sono davvero pochi. Spesso si parla dell’incapacita’ di queste madri di sintonizzarsi sui bisogni del figlio- continua Castellani- Ma quando il papa’ picchiava la mamma il padre era sintonizzato sui bisogni del figlio?”. 

Le madri vengono definite “alienanti” e, secondo alcune relazioni dei consulenti tecnici d’ufficio, scatenano “un conflitto di lealta’”, tutti “sinonimi della Pas”. All’allontanamento del minore dalla madre si arriva perche’ “viene applicato male il diritto alla bigenitorialita’, introdotto dalla legge 54 del 2006- aggiunge l’avvocato- Prima del diritto alla bigenitorialtia’, c’e’ il diritto del bambino alla sicurezza e alla salute. La bigenitorialita’ deve essere un diritto condizionato da un dovere: solo se sei pienamente e puntualmente adempiente ai doveri legati alla tua responsabilita’ genitoriale puoi invocare il diritto alla bigenitorialita’. Il papa’ violento quando invoca il suo diritto di visita si deve mettere in discussione per dimostrare di essere un bravo padre- sottolinea Castellani- deve intraprendere un percorso di sostegno psicologico individuale, di sostegno alla genitorialita’”, che deve essere “obbligatorio”. 

Le altre novita’ che andrebbero introdotte, secondo il legale, sono “la progettualita’” e, “per i figli delle coppie non mediabili perche’ c’e’ stata violenza domestica, deve essere istituita la figura professionale del coordinatore genitoriale, che si occupa solo delle esigenze evolutive del figlio e che media”, conclude l’avvocato.

ALLONTANAMENTI, AVV. MIRAGLIA: ANOMALIA È NON RISPETTO LEGGE

Rispetto alla questione degli allontanamenti dei minori dai genitori “secondo me non c’e’ bisogno di fare nessuna riforma, bisogna rispettare le leggi. L’anomalia sta nel non rispettare le regole che ci sono“. Lo sostiene l’avvocato del foro di Roma, Francesco Miraglia, patrocinante in Cassazione ed esperto di diritto di famiglia e diritto minorile, intervenendo alla Casa Internazionale delle Donne. 

“La prima denuncia che ho fatto risale al 2001, 19 anni fa, quando ho denunciato gli allontanamenti a Modena, Bibbiano e’ solo la punta dell’iceberg- sottolinea Miraglia- Il problema e’ che noi avvocati dobbiamo fare in modo che il processo si faccia in Tribunale e se un giudice sbaglia bisogna denunciarlo. È diventato di moda allontanare i bambini con l’articolo 403 del Codice Civile”, per cui “la pubblica autorita’ deve dimostrare l’immediato pericolo per il minore e l’esigenza immediata di metterlo in protezione. Cominciamo a far pagare le proprie responsabilita’ agli assistenti sociali che applicano il 403 in modo illegittimo”. Spiega l’avvocato: “La segnalazione dei servizi sociali arriva alla Procura minorile, il 99,9% delle segnalazioni viene introdotta pari pari nel ricorso del pm e non c’e’ un’indagine, sono queste le anomalie del sistema- osserva- La legge dice che la segnalazione deve essere fondata, che deve essere rappresentata la situazione oggettiva, altrimenti l’assistente sociale e’ perseguibile. Cose che pero’ non vengono fatte. Nel 2020- conclude l’avvocato Miraglia- ancora non sappiamo ancora quante case famiglie ci sono in Italia e non sappiamo quanti sono di preciso i minori allontanati”.

ALLONTANAMENTI, AVV. MODICA: OPERATORI GIUSTIZIA INCOMPETENTI

“Troppe volte mi sono trovata di fronte a operatori della giustizia incompetenti, insensibili, incapaci di trattare i casi, di intervenire nella maniera corretta e di utilizzare gli strumenti che ci sono. Io credo che non si debbano contrapporre i diritti della mamma, del papa’, dei figli. Cio’ che bisogna fare e’ trovare uno strumento per riuscire a coniugarli, con la competenza, la specializzazione. Dal mio punto di vista le leggi ci sono, manca una competenza e una specializzazione degli operatori di giustizia“. Lo dice, a proposito dei casi di allontanamento dei minori, l’avvocata penalista del foro di Milano Mara Modica Amore, intervenendo nel focus group ‘La violenza istituzionale. Conoscere per cambiare, cambiare per migliorare’ organizzato dall’associazione Penta Mariano.

“Capita che una Ctu, a cui si chiede di ascoltare registrazioni fatte da un genitore verso un altro genitore in situazioni in cui e’ documentata la violenza assistita, non ritenga opportuno acquisire tali registrazioni perche’ provengono da una parte, ‘perche’ questo non e’ un tribunale’, dicono”, continua l’avvocata, sottolineando che il fenomeno della violenza va affrontato dal punto di vista culturale: “Si deve partire dai ragazzi, dalla scuola, perche’ le piu’ grandi rivoluzioni non sono partite dalle leggi ma dall’intelligenza, dalla cultura e dallo studio. Dal raggiungimento di un’idea che prima o poi ci salva”, conclude.

 

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25 Luglio 2020
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