Dopo le donne capigruppo, per Letta c’è lo ‘scoglio’ Matteo Renzi

L'editoriale del direttore Nico Perrone per Direoggi
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ROMA – Si vedono o non si vedono? Boh, nessuno al momento lo sa. Eppure Enrico Letta, nuovo segretario Pd, ormai ha incontrato tutti. Si sa pure che presto incontrerà Matteo Salvini e Giorgia Meloni, gli avversari politici, ma sul faccia a faccia con Matteo Renzi che, visto quanto accaduto in passato tra i due, è diventato l’incontro cruciale, ancora nessuna notizia.

Qualcuno dice che, se ci sarà, sarà segreto; altri che non ci sarà o che si farà di là nel tempo. Non sarà facile, non solo perché il passato brucia ancora, ma perché la strategia che sta seguendo il nuovo leader Dem ha già fatto scattare l’allarme dentro Italia Viva, soprattutto dopo l’incontro di ieri tra Letta e Giuseppe Conte, leader (in attesa di ufficializzazione) del M5S.

Al centro c’è il ruolo del Pd nella costruzione dell’alleanza col Movimento: Sarà solo elettorale o strategica? I Dem punteranno al riformismo o, in qualche modo, scenderanno a patti col populismo di nuovo conio? In attesa di Renzi, impegnato nei suoi giri da esperto politico all’estero, Maria Elena Boschi, suo braccio destro e sinistro, ha detto a chiare lettere che Italia Viva si aspetta di essere coinvolta a pieno titolo, magari anche con un candidato sindaco a Torino, Bologna o Napoli: “Se poi qualcuno vuole farci fuori dalla coalizione dovrebbe dirlo, non alimentare voci su una nostra inesistente fuga verso la destra”, ha detto Boschi.

Parole che pesano, perché dal versante M5S si vocifera di un veto a qualsiasi accordo con “l’odiato Matteo Renzi, il killer che ha fatto fuori il loro nuovo Capo Giuseppe Conte”. Viste le premesse, non sarà un compito facile per Letta mettere insieme diavolo e acqua santa, ma in politica i miracoli si verificano spesso. Soprattutto quando pensando alle prossime elezioni, dati dei sondaggi in mano, tornare in Parlamento da soli diventa impresa impossibile.

Intanto il segretario Letta oggi ha portato a casa l’elezione di una donna, Simona Malpezzi, a capogruppo dei senatori Dem, dopo il duro braccio di ferro con l’ex presidente Andrea Marcucci, che adesso da semplice senatore già ha fatto sapere che giocherà la sua nuova partita in libertà e che si farà sentire di più. Alla Camera la partita va per le lunghe. Oggi il gruppo dei deputati si è riunito di nuovo in assemblea con Letta per concludere il dibattito iniziato martedì scorso. La prossima settimana tornerà a riunirsi per eleggere la nuova presidente che, nonostante mugugni e bizze di qualcuno, alla fine sarà Debora Serracchiani, la più ‘tosta’, quella che ha il carattere giusto per battagliare in aula con gli avversari politici nata dall’esperienza di ammninistratrice locale.

Per quanto riguarda il capitolo donne nei posti chiave del Pd, la neo presidente dei senatori, Simona Malpezzi, oggi ha presentato il suo manifesto di battaglia: “La donna che è oggi davanti a voi è profondamente diversa da quella che ero quando sono diventata sottosegretaria. In questo anno e mezzo ci sono stati snodi politici e personali che mi hanno reso chiara la fatica di essere donna in un posto apicale, la fatica nell’affermare la tua autorevolezza e la forza del tuo ruolo. Tutte cose che un uomo non deve fare, perché per un uomo è scontato”, ha detto. “Io non vengo dal mondo del femminismo… il femminismo è prima di tutto una tensione emotiva, è quella cosa che a un certo punto ti fa capire che ti spetta lo stesso spazio del maschio che è seduto accanto a te, nel privato come nel pubblico”, ha concluso Malpezzi. La strada è tracciata, e chissà, dopo Letta se ci sarà una donna alla guida del Pd.

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