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‘La guerra del Tiburtino III’, Minaccioni-Calabresi: “La periferia ha bisogno di essere guardata lontano dal crimine”

Gli alieni di Luna Gualano invadono Alice nella Città, la sezione autonoma e parallela alla Festa del Cinema di Roma. L'intervista al cast

Pubblicato:24-10-2023 13:37
Ultimo aggiornamento:24-10-2023 15:31
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ROMA – Mars Attack’, ‘L’invasione degli ultracorpi e ‘Attack the Block’. Tre film iconici che sono stati di ispirazione per ‘La guerra del Tiburtino III’, presentato ad Alice nella Città (sezione autonoma e parallela della Festa del Cinema di Roma). Alla regia c’è Luna Gualano, che torna alla kermesse diretta da Fabia Bettini e Gianluca Giannelli dopo aver vinto il concorso di Panorama Italia con ‘Go Home – A casa loro’, un film di zombie ambientato in un centro di accoglienza. La regista arriva il 2 novembre al Cinema con Fandango con una commedia fantascientifica – coprodotta dai Manetti bros, Carlo Macchitella e Piergiorgio Bellocchio (Mompracem con Rai Cinema) – che racconta di un attacco alieno al Tiburtino III in cui un piccolo meteorite cade dal cielo e viene raccolto da Leonardo De Sanctis (Paolo Calabresi), il padre di Pinna (Antonio Bannò), uno spacciatore del posto. All’interno della pietra c’è una larva aliena (la Regina) che si introduce nel suo corpo attraverso il naso. E così inizia a moltiplicarsi ‘partorendo’ dalla bocca delle uova con altre larve che piano piano iniziano a prendere il controllo del quartiere. Se la stampa è convinta che si tratti di una protesta degli abitanti, per alcuni non lo è. Tra i primi a rendersi conto della reale situazione sono Pinna, piccolo spacciatore della zona, e Lavinia Conte (Sveva Mariani), famosa fashion blogger che per rilanciare sui social la propria popolarità arriva al Tiburtino III per girare dei video su quello che sta accadendo e sperare di tornare virale. L’arma segreta di Paola Minaccioni, che interpreta la madre di Pinna nonché un’estetista specializzata nella nail art, potrebbe salvare il quartiere. “È un film politico ma anche sociale. Gli alieni si prestano al racconto metaforico, rappresentano quello che tutti noi abbiamo all’interno: la possibilità di essere corrotti e poi c’è l’altra aliena, il personaggio di Lavinia, che viene da un altro quartiere di Roma”, ha spiegato Luna Gualano all’agenzia Dire.

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