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Meeting di Rimini, Acquaroli relatore al convegno “Fra federalismo e centralismo quali prospettive per le Regioni”

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Governare i problemi “dal basso”, valorizzare le vocazioni territoriali, raggiungere gli obiettivi del “Piano Italia 2026”
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ANCONA – Una riflessione sulle prospettive del sistema regionale italiano, alla luce delle attuali profonde e radicali trasformazioni del panorama pubblico nazionale e internazionale. A partire dalla pandemia che ha pesantemente condizionato anche i rapporti tra lo Stato centrale e le autonomie regionali. È stato l’oggetto del seminario che si è svolto al Meeting di Rimini che ha visto come protagonisti i presidenti delle Regioni Marche e Liguria, Francesco Acquaroli e Giovanni Toti, insieme ad Arno Kompatscher (presidente della Provincia Autonoma di Bolzano), al ministro per gli Affari regionali e le autonomie Mariastella Gelmini e al professor Sabino Cassese (giudice emerito della Corte Costituzionale).

“Il primo grande insegnamento del Covid è che, seppure le autonomie hanno un’importanza rilevantissima, bisogna riconoscere la rilevanza determinante della centralità dello Stato. Le Regioni devono compiere scelte in linea con le indicazioni dello Stato centrale”, ha affermato il presidente Acquaroli, nel corso del dibattito. “Una condivisione che deve però esaltare la capacità regionale di rappresentare i propri territori nella filiera istituzionale, perché più vicina ai reali bisogni della popolazione”.

Acquaroli ha ricordato come a volte siano state evidenti le differenze tra una gestione pandemica centralizzata e i bisogni locali evidenziati dalle Regioni, più orientate al reale andamento della pandemia sui territori e alle necessità economiche e sanitarie che sottendevano. Questa discrepanza, secondo Acquaroli, “va colmata, perché lo Stato deve dare una risposta unitaria ai problemi impattanti posti dalla pandemia: chi conosce meglio il territorio riesce a governare dal basso dinamiche e logiche territoriali, rispettando il filo conduttore delle scelte e delle disposizioni che deve essere unico”.

La discussione intavolata al Meeting ha cercato di focalizzare anche le diverse traiettorie del regionalismo, per capire se esce rafforzato o ulteriormente indebolito dalla stagione che stiamo vivendo. “Non è questione di centralismo, ma di priorità che lo Stato deve avere, per dare le risposte giuste a ogni territorio, perché ogni territorio possa a tornare a riscoprire una sua vocazione, una sua competitività, da mettere in rete con gli altri territori – ha evidenziato il presidente Acquaroli – È giusto che ci siano le autonomie, ma le autonomie devono rispondere a un disegno competitivo, dove ogni territorio ha una vocazione, un ruolo e una prospettiva all’interno di una visione nazionale, scongiurando il rischio deleterio di fomentare egoismi e particolarismi. Le differenze sono un valore se riusciamo a farle lavorare sinergicamente per lo stesso obiettivo”. Il momento, ha ammonito Acquaroli, “richiede, da parte di tutti, la massima attenzione, la buonafede, la capacità di mettersi a disposizione di un grande progetto che sappia dare le risposte necessarie al Paese. La filiera istituzionale deve lavorare a tutti i livelli affinché le priorità per far ripartire l’Italia siano raggiunte entro il 2026”.

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