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Solar Orbiter accorda gli strumenti

È partita con successo il 10 febbraio da Cape Canaveral, ora la sonda Solar Orbiter ha scaldato i motori e ha inviato a Terra i primi segnali che indicano la buona salute dei preziosi strumenti che porta a bordo.

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Solar Orbiter, lo ricordiamo, è la missione dell’Agenzia spaziale europea (Esa) con una forte partecipazione della Nasa, destinata a svelare i misteri del Sole. Non solo fornirà misurazioni del vento solare e del campo magnetico della nostra stella, ma indagherà anche il ciclo di undici anni dell’attività solare e ci aiuterà a capire i meccanismi che influenzano lo Space Weather.

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Su Solar Orbiter è volata anche l’Italia. Tra gli strumenti del carico scientifico ci sono il coronografo Metis– nato grazie al lavoro dell’Istituto nazionale di Astrofisica (Inaf) e con il supporto dell’Agenzia Spaziale italiana (Asi), con contributi internazionali- e la Data Processing Unit del Solar Wind Analyzer.

In totale gli strumenti sono dieci, quattro a bordo della sonda che viaggia intorno al Sole e sei sulla Terra. “Devono suonare insieme come un’orchestra”: la definizione è del capo missione Daniel Muller. Per ora sappiamo che il magnetometro di bordo, chiamato Mag, è in buona salute. È da lì che sono partiti i dati ricevuti nel centro Esa di Darmstadt, in Germania. Da terra sono stati attivati due sensori di Mag circa 21 ore dopo la partenza da Cape Canaveral, i quali hanno permesso di valutare la registrazione di dati prima e dopo l’apertura della sonda per lasciare uscire l’asta su cui Mag, insieme ad altri due strumenti, è installato. Questa è una delle particolarità di Solar Orbiter. Lo Spazio è un ambiente insidioso sotto diversi punti di vista. Non solo per gli uomini, ma anche per le apparecchiature. Pensiamo, ad esempio, al calore del Sole: per questa misisone Thales Alenia Space ha realizzato uno scudo termico che fa da barriera, in modo da mantenere il satellite e i suoi strumenti a una temperatura non superiore ai 40 gradi, anche quando all’esterno la temperatura supera i 500. Tre stumenti, dicevamo, sono posizionati su un’asta: lo scopo è di garantirne misurazioni al riparo da influenze pesanti.

“Misuriamo campi magnetici migliaia di volte più piccoli di quelli con cui abbiamo familiarità qui sulla Terra”, ha spiegato Tim Horbury dell’Imperial College di Londra, Ricercatore Principale per lo strumento Mag. “Perfino la corrente nei cavi elettrici crea campi magnetici molto più grandi di ciò che dobbiamo misurare qui. Ecco perché i sensori sono su un braccio, per tenerli lontani da tutta l’attività elettrica all’interno del veicolo spaziale”.

Appurato che gli strumenti funzionano e sono in grado di comunicare con il centro di controllo, si passerà alla loro calibrazione. Questa fase è prevista per aprile, in modo tale che, se tutto va come dovrebbe, si potranno raccogliere i primi dati scientifici a metà maggio.

“Abbiamo iniziato le prove, man a mano si aggiungeranno tutti gli strumenti. Entro pochi mesi ascolteremo la Sinfonia del Sole”, sono le attese in casa Esa. 

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24 Febbraio 2020
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