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Faccia a faccia con il Sole, Solar Orbiter parte a febbraio

Si chiama Solar Orbiter la prossima missione europea destinata a studiare il Sole da molto vicino. Due gli obiettivi principali. Fornire previsioni del ‘meteo spaziale’, il cosiddetto Space Weather, e testare una tecnologia riutilizzabile nelle sfide verso viaggi più lunghi attraverso il Sistema Solare. Solar Orbiter, nata in casa dell’Agenzia spaziale europea (Esa) con una forte partecipazione della Nasa, è una missione che permetterà di investigare il controllo del Sole sull’eliosfera, pianeta Terra compreso, come mai prima. L’eliosfera è una sorta di grande bolla che ingloba il Sistema Solare e che comprende il campo magnetico solare e il vento solare. Solar Orbiter partirà da Cape Canaveral a febbraio 2020, con a bordo molta Italia. Tra gli strumenti del carico scientifico di Solar Orbiter, ci sono il coronografo Metis– nato grazie al lavoro dell’Istituto nazionale di Astrofisica (Inaf) e con il supporto dell’Agenzia Spaziale italiana (Asi), con contributi internazionali- e la Data Processing Unit del Solar Wind Analyzer.

Ne abbiamo parlato con i protagonisti scientifici e industriali della missione.

Le influenze delle attività solari su quelle terrestri sono importanti. Il plasma può raggiungere la Terra, riuscire a predire il suo comportamento può aiutare a proteggerci, ci ha spiegato Denise Perrone, project scientist dell’Agenzia spaziale italiana (Asi). Un esempio visibile e spettacolare degli effetti dell’attività del Sole è l’aurora boreale, nata dall’influenza del vento solare sulla Terra: sono particelle energetiche che riescono a sfuggire al nostro scudo magnetico e ad entrare nella nostra atmosfera. “Quello che vogliamo fare è studiare il Sole, capire questi fenomeni, usare la suite degli esperimenti di Solar Orbiter per aumentare la nostra conoscenza sullo Space Weather“. 

La missione durerà fino al 2025, quando raggiungerà il punto più vicino al Sole: circa 42 milioni di chilometri, vale a dire più vicino alla nostra Stella del pianeta più interno del Sistema Solare, Mercurio.

Il coronografo Metis è stato realizzato da Thales Alenia Space, che ha fornito alla missione, tra le altre cose, anche il potente scudo termico che la proteggerà dal Sole. Una sfida industriale importante.

Metis studierà la zona di confine tra la superficie del Sole e lo Spazio esterno, la zona in cui si origina il vento solare. Thales ha realizzato lo scudo termico, così come quello dell’intero satellite: una barriera che permette di mantenere il satellite e i suoi strumenti a una temperatura non superiore ai 40 gradi, anche quando all’esterno la temperatura sarà superiore ai 500 gradi. Metis, in particolare, è l’unico strumento che avrà la parte più esterna al di fuori dello scudo termico, quindi è stato realizzato un altro progetto di controllo termico per permettere lo smaltimento del calore prima che raggiunga la parte interna dove si trovano i rilevatori: la parte più esterna è stata sviluppata come radiatore, di modo che la maggior parte del flusso termico venga irraggiato all’esterno. 

Un altro strumento importante a bordo di Solar Orbiter è il Solar Wind Analyzer (Swa): al suo interno la Data Processing Unit, nata in Italia nei laboratori di Techno System. Lo scopo scientifico è vedere cosa c’è nel vento solare, analizzandone la caratteristiche. La Dpu svolge tre funzioni principali: alimenta i sensori, raccoglie cioè la potenza e la distribuisce ai sensori; la seconda è di effettuare il processamento dei dati, implementando algoritmi e effettuando il processamento di dati che consente la trasmissione a Terra; la terza funzione è infine quella di nodo di comunicazione: i sensori ricevono dal satellite dei comandi, interpretati e inviati, ma anche memorizzati a bordo. 

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21 Ottobre 2019
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