Roma. Da Veltroni a Marino e Alemanno, i malori dei sindaci

ROMA - Fare il sindaco è un lavoro
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ROMA – Fare il sindaco è un lavoro difficile e molto stressante. Soprattutto a Roma. Lo dimostra la sequenza di malori, ultimo quello di Virginia Raggi questa mattina, accusati dai primi cittadini della Capitale. L’unico a sfuggire a questa maledizione, da quando c’è l’elezione diretta, è stato Francesco Rutelli. Erano altri tempi, forse un’altra tempra o forse semplicemente meno pressione addosso.

Il suo successore, Walter Veltroni, il 24 maggio del 2006 venne ricoverato al Policlinico Gemelli per una colica renale, a pochi giorni dalla chiusura della campagna elettorale che poi vinse contro Gianni Alemanno.

Fu poi il turno dello stesso Alemanno, divenuto sindaco poco più di due anni e mezzo dopo. Il sindaco di centrodestra svenne nella chiesa del Sacro Cuore proprio nel perimetro del policlinico Gemelli, battendo la testa. Era la mattina del 23 dicembre 2009. Dopo il breve shock, Alemanno commentò con i giornalisti presenti: “Sono andato lungo, capita”.

Il Gemelli ospitò poi anche il successore Ignazio Marino, colpito da un lieve malore nella notte tra il 29 e il 30 giugno 2015. Del sindaco chirurgo però si ricordano anche almeno un paio di interventi di primo soccorso da lui condotti nei confronti di terze persone. Una volta, ad Auschwitz durante un viaggio della Memoria, soccorse una turista americana che svenne tra i vialetti del campo di sterminio. Poi fu il turno del celebre intervento in Campidoglio sull’allora assessore alla Sicurezza, Alfonso Sabella, per un lieve scompenso cardiaco.

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