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Uganda, alle mamme corsi di sandali e formazione contro il cancro

La ong Afron in campo per diffondere la cultura della prevenzione in Uganda
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ROMA – Mentre si lavora il cuoio per fabbricare dei sandali colorati, si può imparare un mestiere ma anche lavorare sulla propria salute, prendendo coscienza del cancro e delle varie tipologie che possono colpire la donna: a questo è servito il percorso di formazione che la onlus Afron – Oncologia per l’Africa ha realizzato in Uganda in collaborazione con i partner locali e italiani.

Una storia che, in occasione dell’ottobre rosa’, acquisisce una valenza in più: “Tante donne sopravvissute al cancro hanno deciso di aderire all’iniziativa, per sensibilizzare altre come loro” ha detto all’agenzia Dire Titti Andriani, presidente della onlus romana. Il riferimento è alle ‘survivor’ dell’associazione Uganda Women’s Cancer Support Organization (Uwocaso), “persone straordinarie- continua Andriani- perché hanno una forza unica, e quando si uniscono in gruppo sono capaci di cose eccezionali. Un esempio virtuoso di questa solidarietà ci arriva appunto dal Lacor Hospital di Gulu: qui l’associazione Uwocaso, insieme agli amici di Soleterre Foundation, portano avanti il progetto Able+, attivo dal 2019 per la cura del linfoma di Burkitt nei bambini. Nella coloratissima sala dello Smyling Cinema – che abbiamo realizzato all’interno dell’ospedale per regalare dei momenti di svago ai piccoli pazienti ricoverati nel reparto di oncologia pediatrica e alle loro famiglie – sono stati offerti questi brevi corsi di formazione per fabbricare queste scarpe leggere, chiamate ‘sandals’ in Uganda. Alle mamme sono state date anche lezioni di pasticceria“.

In un paese in cui la disoccupazione è elevata e colpisce soprattutto le donne, “è importante dare a queste mamme un modo per realizzare dei prodotti che, una volta venduti, possono garantire loro una fonte di reddito. Al contempo- dice Andriani- vengono ‘preparate’ sulla minaccia dei tumori”. Una consapevolezza non scontata in paesi come l’Uganda, dove la mancata conoscenza del cancro, la superstizione e lo stigma favoriscono diagnosi tardive.

Ad aggravare ulteriormente il contesto, spesso, è anche la difficile situazione economica in cui versano molte famiglie e l’accessibilità alle cure. La onlus Afron cita le statistiche riportate dalla Lega per la Lotta contro i Tumori (Lilt), quella al seno per le donne rappresenta il 30% delle neoplasie diagnosticate, oltre ad essere la prima causa di morte per tumore in Italia. Ma mentre nel nostro Paese la sopravvivenza al cancro al seno nei successivi cinque anni supera l’86%, in Uganda è solo il 54%. Sempre in Uganda solo il 4% della popolazione femminile ha ricevuto uno screening senologico e solo il 2% dei tumori infantili viene diagnosticato per tempo. Per il rimanente 98% le conseguenze sono quasi sempre fatali.

Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DiRE» e l’indirizzo «www.dire.it»

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