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Dal summit di Parigi, Africa e Caraibi si appellano ai “paesi ricchi”

Chiesti più fondi alle regioni più vulnerabili ai disastri climatici, mentre le Barbados vogliono superare il meccanismo del debito e l'FMI

Pubblicato:23-06-2023 17:26
Ultimo aggiornamento:28-06-2023 16:47

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ROMA – “L’Africa da sola perde dai sette ai 15 miliardi di dollari ogni anno a causa del cambiamento climatico, e questa cifra salirà a circa 50 miliardi entro il 2040. Per questo il mondo deve rispettare i suo impegni: i Paesi sviluppati devono stanziare 100 miliardi di dollari”. L’appello arriva da Akinwumi Adesina, il presidente dalla Banca africana di Sviluppo (Afdb), a margine del Summit sullo sviluppo convocato a Parigi dal presidente Emmanuel Macron.

Il vertice, dal 22 al 23 giugno con leader di oltre 50 Paesi insieme a istituzioni della società civile e finanziare, non ha il potere di adottare decisioni vincolanti, ma punta a mettere sul tavolo questioni e proposte utili ai prossimi incontri internazionali, primo tra tutti la Conferenza sul Clima Cop28, che si terrà negli Emirati in autunno.

SERVONO 100 MILIARDI PER LA TRANSIZIONE VERDE DEI PAESI A MEDIO-BASSO REDDITO

Adesina risolleva il tema posto dai Paesi come Cina, India e Bangladesh, che imputano il riscaldamento globale a decenni di industrializzazione condotta dai Paesi occidentali e rivendicano il “loro turno” nella corsa al benessere, invocando pertanto stanziamenti per portare strutture per lo sfruttamento delle rinnovabili e impianti produttivi più sostenibili nei loro Paesi. Una transizione verde stimata dalle Nazioni Unite in 100 miliardi, ma su i Paesi ancora non si sono accordati, come ha ricordato il vertice dell’Afdb. “In fondo- ha aggiunto- si tratta di una somma di denaro molto piccola rispetto alla portata del problema, ma dal momento che non viene stanziata, genera mancanza fiducia nei paesi in via di sviluppo” verso quelli sviluppati.


DALLA PREMIER DELLE BARBADOS LA PROPOSTA: “L’FMI VA SUPERATO

Per affrontare il riscaldamento climatico e l’arretramento di tanti Paesi “bisogna riformare le istituzioni finanziare come la Banca mondiale o il Fondo monetario internazionale (Fmi)” ha detto la prima ministra delle Barbados, Mia Mottley. La dirigente dell’isola caraibica ha dichiarato: “Questioni globali come la crisi climatica ci mostrano che non possiamo impiegare istituzioni create quasi 80 anni fa, quando il mondo era diverso. È necessario un cambiamento”. Ecco perché sono venuta qui a Parigi”. Già nel corso della Cop27 di Sharm El-Sheikh di novembre scorso Mottley era stata chiara: i cambiamenti climatici causano “orrori e disastri” ovunque e se non verranno affrontati causeranno “un miliardo di rifugiati climatici”. Barbados è una delle isole più esposte a eventi naturali estremi come cicloni e l’innalzamento del livello dei mari.

Leggi anche: Alla Cop27 primo accordo sui Paesi vulnerabili. Ma i contributi saranno solo volontari

LA BRIDGETOWN INITIATIVE PER MIGLIORARE IL MECCANISMO DEI PRESTITI

Convinta che il sistema dell’aiuto finanziario alla sviluppo vada radicalmente cambiato, la prima premier donna del Paese ha quindi lanciato a gennaio scorso la Bridgetown Initiative, che si articola intorno a tre proposte. La prima punta a impedire che le nazioni svantaggiate sprofondino nella spirale dell’indebitamento quando vengono colpite da calamità naturali che non solo gli impediscono di ripagarlo, ma lo obbligano a chiederne un altro. In questo caso, bisognerebbe sospendere il pagamento sugli interessi, permettendo alla nazione di investire quel denaro nella ricostruzione e nel sostegno alle comunità colpite. Secondo, le banche di sviluppo dovrebbero accordare un prestito di un trilione di dollari ai Paesi che hanno bisogno di attrezzarsi per sviluppare strategie resilienti rispetto al cambio del clima. Terzo, si suggerisce un’alleanza tra banche e imprese da 3-4 trilioni di dollari per finanziare la lotta al cambiamento climatico e la ripresa dopo eventi climatici avversi.

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