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Quando i bambini sono vittime dei giudici, la storia di una madre

Mamma Frida alla Dire: "Con l'articolo 250 le donne entrano in un inferno, si dà diritto prioritariamente alla bigenitorialità con il cognome paterno"

Pubblicato:20-05-2024 21:15
Ultimo aggiornamento:20-05-2024 23:58
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ROMA – Immaginate “una bambina che per 20 minuti sta con gli occhi chiusi – durante la CTU – in collegamento con il riconosciuto padre”. Immaginate “un giudice che in aula dice che la convenzione di Istanbul – che tutela donne e minori dalla violenza – non è in vigore. Frida incarna l’esemplificazione della vittimizzaziome secondaria tante volte. Nei tribunali, nei percorsi legali, nei contesti sociali”. È la denuncia forte che oggi, per voce dell’avvocato Camilla Di Leo, è tornata a farsi sentire nel ‘cuore’ delle Istituzioni con una conferenza stampa alla Camera dei deputati promossa dalla deputata Stefania Ascari che ha visto al tavolo altre deputate e senatrici, e una precisa agenda di impegni per il futuro che non dimentichi gli esiti del lavoro di inchiesta della precedente Commissione sul femminicidio e i 36 casi esemplari di madri e bambini che da vittime sono finiti sul banco dagli imputati.

La bambina dagli occhi chiusi è la figlia di Frida: una storia che denuncia quello che accade a una madre in Italia se il padre che non voleva quella gravidanza e nemmeno quella nascita cambia idea e ritorna sui suoi passi. È il nodo dell’articolo 250 sul riconoscimento tardivo dei minori che discrimina le madri dai padri e che, secondo molti esperti della materia, andrebbe riformato. Vi era una pdl che oggi giace in commissione giustizia dove è approdata a gennaio 2023 e che deve essere ancora calendarizzata, ma nel caso di Frida ci sono anche due ctu della cosiddetta alienazione parentale che hanno orientato tutto il procedimento giudiziario quando il padre biologico della minore ha chiesto non solo il riconoscimento della bambina, ma anche l’inversione di collocamento. “In un caso analogo che ho seguito – ha spiegato l’avvocata Di Leo – il tribunale di Bologna e il servizio sociale è stato lungimirante e si è stabilito che un’azione di Stato (ndr, quella che modifica lo stato di una persona) non possa essere messa in esecuzione senza espletare i tre gradi di giudizio. Nel caso di Frida, invece, il servizio sociale si è arroccato su un’ interpretazione errata. Cosi, questo il paradosso che si crea, un minore dopo il primo grado si trova attribuito un cognome e magari in appello gli viene tolto. Un’assurdità e un grave pregiudizio per il minore. Non c’è stata in questo caso nessuna eco delle allegazioni di violenza, ne è stata sentita la bambina. Nessun giudice ha approfondito”.

Nel lungo procedimento giudiziario al Tribunale di Venezia, giunto fino alla Cassazione “ho anche denunciato – ha ricordato Di Leo – una relazione dei servizi sociali falsa. Nonostante la visita a casa fosse stata annullata dai servizi 24 ore prima, la relazione la descriveva come mamma non collaborativa, che opprimeva la socialità della figlia. Questa denuncia è passata sotto silenzio”.


Mamma Frida nel ripercorrere “l’inferno in cui è stata trascinata” ha ricordato l’operato delle due ctu. “Non vi era un rapporto paterno, ero io l’unico genitore, mia figlia aveva 18 mesi e secondo il perito era condizionata da messaggi subliminali che suscitavano la reattività paterna. La perizia – ha ricordato Frida – è stata annullata per vizi di forma. La ctu aveva incontrato la controparte senza contraddittorio. Inoltre, quasi tutte le registrazioni non furono mai depositate” e nelle poche sopravvissute “si sentiva il perito dire che la bambina era alienata”, nelle altre andate distrutte “c’erano le minacce che mi venivano rivolte di far andare la bambina in comunita”. “Il secondo perito non era invece presente nell’albo. Aveva una condanna per peculato e quindi non aveva il requisito della specchiata moralità. La bimba aveva 2 anni e secondo lui non accettava il padre per un rapporto fusionale con me non a causa dell’altro genitore. Tutte le sentenze si sono basate su queste due perizie e dall’articolo 250 sul riconoscimento della minore sono finita alla legge 54 sulla bigenitorialità“, ha denunciato Frida.

“L’ultimo decreto lede la dignità di mia figlia. In primo grado sono stata condannata a pagare 48mila euro per aver oltrepassato il diritto di difesa. Oggi il tribunale di Venezia condanna mia figlia all’affido ai servizi sociali e alla collocazione extra familiare in una struttura diurna perché il padre è di fatto un estraneo. Io sono totalmente eliminata. Ma sarà – ne è sicura Frida – una collocazione provvisoria perché poi andrà alla controparte”. Tutto “senza accertare i fatti”, ha dichiarato ancora perche’ “il secondo perito lo scrisse: non spettava al ctu ricostruire la verità”.

Con l’articolo 250 le donne entrano in un inferno: si dà diritto prioritariamente alla bigenitorialità con il cognome paterno“, ha aggiunto. La politica italiana, con l’impegno di alcune deputate in prima linea e sulla scia del lavoro della precedente Commissione d’inchiesta sul Femminicidio guidata da Valeria Valente, che sulla violenza istituzionale diramò una relazione inedita, ha preso un impegno anche a fronte del fatto che la riforma Cartabia risulterebbe disattesa ancora in molti Tribunali. “Torneremo a chiedere la calendarizzazione della proposta di legge sull’articolo 250 e faremo un’altra interrogazione”, ha annunciato la deputata del PD Laura Boldrini. Ha ricordato la senatrice del PD Valeria Valente, che ora guida il gruppo di lavoro sulla violenza istituzionale all’interno della commissione d’inchiesta sul Femminicidio, che è stato già chiesto di “acquisire i fascicoli del caso dal Tribunale di Venezia”. La senatrice ha ricordato che la convenzione di Istanbul è legge dello Stato, mentre su Cartabia ha spiegato che è oggetto di approfondimento se sia applicabile anche prima della sua entrata in vigore: “se un secondo grado si possa intendere come nuovo procedimento”.

Interrogazioni al ministro della giustizia, conferenze stampa, calendarizzazioni delle proposte di legge, “sempre più atti a firma congiunta” come proposto da Luana Zanella Avs e da Stefania Ascari M5S, che devono tornare ad accendere la luce perché queste madri non siano lasciate sole. Lo ha detto chiaramente la gia’ senatrice Orietta Vanin, che è tornata a chiedere che “il sindaco di Venezia incontri Frida”.

Veronica Giannone, che nella precedente legislatura aveva lottato al fianco di mamme e bambini contro l’alienazione parentale ha parlato anche di “esposti” e ha ricordato le carte internazionali sui diritti dei fanciulli: “Facciamo rumore“, ha detto. “La violenza delle istituzioni è la peggiore, le vittime subiscono un processo, finiscono sul banco degli imputati e – ha concluso Ascari – sui bambini è una tortura“.

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