Roma Città Eterna delle auto

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Dopo esserci occupati di ciclabili e mobilità sostenibile, abbiamo cercato di capire come siamo arrivati a questo modello di città in cui la macchina sembra essere ancora il mezzo privilegiato
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ROMA – In ‘Roma moderna’ Italo Insolera scriveva che a Roma “la ricchissima rete di rotaie che fu costruita tutta intorno alla neocapitale alla fine del XIX sec. e l’inizio del XX sec. e che poteva costituire la nuova città metropolitana: è stata completamente distrutta per far posto all’automobile, e mai nessun piano regolatore a nessun livello ne ha preso in considerazione l’esistenza”. Ecco perchè dopo esserci occupati di ciclabili e mobilità sostenibile, abbiamo cercato di capire come siamo arrivati a questo modello di città in cui la macchina sembra essere ancora il mezzo privilegiato per spostarsi. Non è un caso, infatti, se a Roma ci sono 70 auto ogni 100 abitanti, 10 in più rispetto alla media nazionale e il 7% di tutto il parco auto italiano.

La Capitale negli anni si è plasmata a favore dell’auto come mezzo privilegiato, oggi ci troviamo con 8 mila chilometri di strade per una popolazione di circa 3 milioni di abitanti che si distribuisce su una superficie che negli anni si è espansa a macchia d’olio fino ad arrivare a coprire circa 1.287 km2, connessi con meno di 60km di linee metropolitane e 250 km di ciclabili.

Anche dal punto di vista delle connessioni su ‘ferro’ la Capitale non offre molto. “Le tre linee di ferrovie concesse- si legge nel rapporto mobilità 2020 di Roma- gestite attualmente da ATAC, sono: la Roma-Lido (collegamento con Ostia), la Roma-Viterbo e la Roma-Pantano e in ambiente urbano uno sviluppo complessivo è di 55 km. Infine, i servizi ferroviari
regionali, un sistema di 8 linee, che garantiscono il collegamento con la cintura metropolitana, per un totale di 72 servizi differenti”. Ma cosa ha reso questa città così poco incline alla mobilità sostenibile? Per rispondere abbiamo cercato di ripercorrere, a grandi tappe, la storia urbanistica della città grazie al contributo dell’architetto Marco Pietrolucci e dell’urbanista Paolo Berdini.

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