“Salvini ha sbagliato, così sembra il perdente”

Lo dice Edoardo Bressanelli, ricercatore di scienza politica all'istituto Dirpolis (diritto, politica, sviluppo) della Scuola Superiore Sant'Anna di Pisa
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FIRENZE – Alle regionali “Salvini sicuramente non ha vinto, anche se dire che ha perso forse e’ troppo”. Ed ha commesso un errore come in Emilia-Romagna: “Ha gestito male” la campagna elettorale, “creato delle aspettative sbagliate. Perche’ e’ evidente che quando si pone l’accento sulla spallata al governo e il cappotto elettorale” nelle varie regioni “non arriva, la percezione diffusa e’ che tu sia il perdente“. Lo spiega alla ‘Dire’ Edoardo Bressanelli, ricercatore di scienza politica all’istituto Dirpolis (diritto, politica, sviluppo) della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa.

In questo senso, continua nella sua analisi, in futuro il leader della Lega “dovrebbe valutare con piu’ attenzione come utilizzare le aspettative elettorali, soprattutto quando i dati dei sondaggi sono molto incerti”.

Salvini che non e’ piu’ tutta la Lega, visto che in Veneto Luca Zaia sbanca con percentuali bulgare ed e’ tre volte piu’ forte del Carroccio. Zaia il ‘lealista’ dice qualcuno oggi, anche se il tema sulla leadership si pone con forza. Per Bressanelli, tuttavia, la partita si giochera’ sulle scelte strategiche del movimento: continuare a percorrere la via nazionale del segretario, oppure virare e riaccostarsi alle origini bossiane. “Se l’indirizzo fosse questo, un leader come Zaia sarebbe una guida molto piu’ ovvia“, sottolinea.

Salvini, aggiunge, ha spinto il Carroccio in tutto il Paese “seguendo la linea del sovranismo e del populismo”, pero’ oggi raccoglie “risultati vicini al disastroso in Campania e ben sotto le aspettativa in tutto il Meridione“.

La linea, quindi, potrebbe non pagare piu’ come prima, anche perche’ il senatore su questo campo si ritrova “un rivale interno alla colazione molto credibile come Giorgia Meloni, che ancora una volta ha potuto cantare vittoria” nella Marche. In sostanza “se quella strada politica si facesse piu’ stretta o tortuosa, allora la sfida per la leadership potrebbe essere un indirizzo strategico preso dal partito”.

Il Pd, invece, e’ “sicuramente il vincitore” anche se lo e’ “in maniera molto diversa: Giani in Toscana rappresenta l’apparato di partito, mentre Emiliano e De Luca delle figure eccentriche, talvolta in opposizione frontale” alla ‘ditta’.

Il primo “rappresenta il ritorno del partito strutturato che in Toscana ha ancora un suo perche’, soprattutto nell’area di Firenze che ha supportato il neo governatore in maniera massiccia”. Le regioni del Sud, invece, fanno tornare “alla politica delle liste e al tentativo di raccogliere quanti piu’ voti possibili attraverso anche l’aiuto di notabilati locali”.

Il punto, tuttavia, e’ “la geografia politica italiana molto frammentata: ancora una volta a seconda dell’ubicazione, della regione, troviamo letture differenti”. Si vede bene con il centrodestra, in Liguria, con Toti che “ha vinto sconfiggendo la coalizione di governo” Pd-M5S “esprimendo una posizione piu’ moderata”, figlia della cultura politica di Forza Italia. “Nelle Marche pero’ ha vinto un candidato di Fratelli d’Italia”, spiega.

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