Chi ha vinto e chi ha perso, ecco chi rischia la poltrona

L'editoriale del direttore Nico Perrone per Direoggi
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ROMA – Il giorno dopo le elezioni, come capita spesso, hanno vinto tutti. O meglio, tutti fanno a gara per farlo credere. Ma non e’ cosi’: la vittoria del Si’ al taglio dei parlamentari e, soprattutto, i risultati delle elezioni regionali col centrosinistra che vince bene in Toscana, Campania e Puglia, aprono scenari che nel breve periodo porteranno a profondi cambiamenti.

Ha perso Matteo Salvini, leader della Lega, che aveva puntato tutto sulla conquista della Toscana. La sua candidata combattiva non ce l’ha fatta, e’ stata stracciata dal pacifico Eugenio Giani, che senza urla o grida si e’ preso la presidenza lasciandola indietro di 8 punti e passa. Salvini ha perso anche voti su voti in giro per l’Italia, con il crollo clamoroso in Puglia. Anche questo e’ il segno che il ‘messaggio’ del Capitano nel Sud non ha sfondato, e’ passato qualche volta ma quei voti adesso stanno tornando in altri partiti. In particolare e’ Fratelli d’Italia, guidata da Giorgia Meloni, che se li sta pappando. Salvini presto avra’ problemi anche in casa, perche’ saranno tanti quelli che adesso rivendicheranno piu’ spazio, a partire da Giancarlo Giorgetti e Luca Zaia da sempre critici con la gestione social e la politica barricadera del Capitano.

Ha perso, di brutto, il Movimento 5 Stelle. Milioni e milioni di voti (di consenso), lasciati per strada. Luigi Di Maio, gia’ capo politico, ha cercato di spostare il tiro sulla vittoria del Referendum, da lui voluto. Ma non bastera’, perche’ ad uscir sconfitta e’ stata la sua linea di un M5S terza forza politica fondamentale per qualsiasi alleanza. Ora il M5S viaggia su percentuali a volte ridicole, e Di Maio ha cambiato idea invitando il Pd a programmare subito un tavolo di lavoro per costruire alleanze in vista delle prossime elezioni nel 2021.

Hanno perso Matteo Renzi e tutti quelli che nel centrosinistra speravano in un tracollo del Pd per far fuori il segretario Nicola Zingaretti e sostituirlo con Stefano Bonaccini, il presidente dell’Emilia-Romagna.

Ha vinto Nicola Zingaretti, ‘er saponetta’ come lo hanno ribattezzato in modo simpatico a Roma, per la sua abilita’ a non farsi mai intrappolare in schemi gestiti da altre mani. La sua idea di una politica improntata alla calma, a fare i conti con i problemi e le soluzioni, a costruire reti e collaborazioni, alla fine ha pagato. Il Pd in quasi tutto il territorio nazionale e’ tornato ad essere il primo partito, la forza fondamentale attorno alla quale costruire in futuro qualsiasi alleanza che voglia battere per davvero il centrodestra, che resta comunque forte in Italia.

Ha vinto il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, che pur standosene in disparte ora si ritrova piu’ forte e con piu’ tempo davanti. Dovra’ fare politica, decidere in fretta, perche’ il Pd adesso non gli lascera’ piu’ tirare acqua solo al suo mulino.

Hanno vinto gli italiani, ancora una volta il popolo si e’ mostrato saggio: sul referendum ha scelto di puntare sulle riforme che sono necessarie e che dopo il ‘taglio’ non sono piu’ rimandabili. Per le regionali, di non farsi abbindolare dal personaggio del momento, ma di scegliere la persona ritenuta migliore per gestire il proprio territorio.

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