Pesaro, dirigente liceo Marconi: “Screening studenti necessario”

Riccardo Rossini: "Modello da estendere; sindaco Ricci: "Con tamponi rapidi preveniamo contagi"
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PESARO – “Sposo fermamente questo modello, anche se alla fine si trova un solo studente positivo, almeno non rimane tranquillo in classe a contagiare tutti gli altri. Finché non avremo farmaci efficaci e vaccini per tutti, bisogna fare tutto il possibile per limitare i contagi”. Così Riccardo Rossini, dirigente scolastico del liceo ‘Marconi’ di Pesaro, commenta il sistema di test a tappeto su tutti gli studenti che è stato messo in atto in città. Il cosiddetto ‘modello Pesaro’, che ora potrebbe essere replicato a livello nazionale in vista delle prossime riaperture.

“Abbiamo effettuato tamponi rapidi a tutti gli studenti di scuole medie e superiori a febbraio, marzo e aprile- spiega il sindaco Matteo Ricci in un’intervista al Corriere della Sera- Ha aderito il 60% dei ragazzi delle superiori e il 70% delle medie. E ogni volta abbiamo trovato alcuni positivi asintomatici, verificati in 24 ore col tampone molecolare. Ragazzi che avrebbero infettato senza saperlo decine di altri studenti, professori e i loro familiari”.

Anche al liceo ‘Marconi’ l’iniziativa si è rivelata un successo. “Da noi ha aderito l’80% degli studenti– spiega il dirigente Rossini- e fra il 20% che non ha aderito credo che la maggior parte l’avesse già eseguito in quei giorni per altri motivi. È chiaro che è un sistema impegnativo, perché nella nostra scuola, dove ci sono 2mila studenti, abbiamo dovuto dedicare due mattinate intere allo screening. Però se vogliamo stare sicuri in questa fase, dobbiamo fare tutto ciò che occorre”.

Non sono mancate le polemiche, che il dirigente Rossini ritiene però infondate. “Molti si sono lamentati del fatto che i tamponi rapidi non sono stati confermati da quelli molecolari– continua- nella nostra scuola sono risultati 45 studenti positivi al tampone rapido, di cui 11 sono stati confermati da quello molecolare. Non sarà perfetto lo strumento utilizzato, ma non mi sembra una ragione sufficiente per bocciare l’idea, che è da perseguire. Perché i ragazzi asintomatici che stavano tranquillamente in aula avrebbero potuto creare un danno enorme; da undici sarebbero potuti diventare mille in poche settimane”. Per questo il dirigente è fermamente convinto che sia indispensabile replicare il ‘modello Pesaro’, possibilmente con i nuovi test salivari che si stanno sperimentando. “Così il modello sarebbe ancora più efficace e potrebbe essere usato anche per testare immediatamente i casi sospetti, in modo più veloce e meno invasivo. La scuola diventerebbe così, a tutti gli effetti, un hub periferico in grado di sostenere il sistema sanitario”.

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