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Presidente andrologi: “Castrazione chimica non risolve problema violenza”

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ROMA – “Dal punto di vista medico la castrazione chimica non risolve il problema degli stupratori o dei pedofili. Se mai la violenza e l’aggressività fossero dovute al testosterone alto, abbassarlo significherebbe ridurle; il problema invece non è solo organico ma anche psicologico, e dipende da tutt’altro. Questa non può essere la soluzione”. Alessandro Palmieri, presidente della Società Italiana di Andrologia (Sia) ha risposto così all’Agenzia Dire che lo ha interpellato per un parere tecnico su questa procedura, che il ministro dell’Interno Matteo Salvini ha annunciato oggi come “cura per maiali e pedofili”.

“Gli stupratori, dal punto di vista medico, hanno un basso testosterone, sono affetti da disfunzioni sessuali di vario tipo, in particolare erettili, e questo genera un senso di frustrazione nei confronti della donna che sconfina nell’aggressività- ha spiegato- Fino ad oggi si pensava comunemente che fosse un eccesso di testosterone a causare aggressività, mentre dagli ultimi studi, noi andrologi sappiamo che è esattamente il contrario. Partendo da queste nuove scoperte, nel prossimo Convegno nazionale Sia previsto a maggio, si terrà proprio una tavola rotonda sul fenomeno dei femminicidi”.

Dal punto di vista tecnico, “la castrazione chimica è una pratica generalmente non definitiva che, tramite la somministrazione di farmaci a base di ormoni, come il progesterone, riduce la libido e quindi l’attività sessuale. Questi farmaci agiscono a livello del Sistema nervoso centrale su una ghiandola detta ipofisi, ‘a monte’ della cascata di eventi che porta alla produzione di testosterone, fabbricato principalmente nei testicoli, e al rilascio dell’ormone sessuale maschile nel sangue. Il farmaco si assume per via sottocutanea ed è disponibile in diverse formulazioni, anche a lento rilascio. Gli effetti durano finchè si fa la terapia, e dopo circa 1-2 mesi dall’interruzione essi cessano, quindi di fatto è una terapia da seguire per tutta la vita- ha spiegato Palmieri- Di fatto la castrazione chimica nasce da una necessità medica; era usata principalmente fino a una ventina di anni fa per curare i pazienti con tumore della prostata, molto sensibile al testosterone. Abolendo i suoi livelli quindi, veniva meno l’energia del tumore”.

Per quanto riguarda gli effetti collaterali, ha spiegato ancora il presidente della Sia all’Agenzia Dire, “nel momento in cui si abolisce il testosterone, aumenta il grasso viscerale sulla pancia, sui fianchi, e sulle ghiandole della mammella, e quindi alla lunga i soggetti sottoposti a castrazione chimica possono avere anche problemi cardiocircolatori”.

di Chiara Buccione

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