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Inflazione all’1%, Istat: “Mai così alta dal 2013”. Impennata dei prezzi di frutta e verdura

Per trovare un valore maggiore, spiega l'Istat, bisogna tornare all'agosto del 2013, quando l'inflazione era dell'1,2%
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ROMA – Nel mese di gennaio 2017, l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (NIC), al lordo dei tabacchi, registra un aumento dello 0,3% rispetto al mese precedente e dell’1,0% nei confronti di gennaio 2016 (la stima preliminare era +0,9%), mostrando segni di accelerazione (era +0,5% a dicembre). Lo rileva l’Istat, spiegando che per trovare un valore maggiore bisogna tornare all’agosto del 2013, quando era stato dell’1,2%.

Il rialzo dell’inflazione è dovuto alle componenti merceologiche i cui prezzi presentano maggiore volatilità. Si tratta in particolare della netta accelerazione della crescita tendenziale dei Beni energetici non regolamentati, ovvero i carburanti (+9,0%, da +2,4% del mese precedente) e degli alimentari non lavorati, ovvero carne fresca, pesce fresco, frutta e verdura fresca  (+5,3%, era +1,8% a dicembre), cui si aggiunge il ridimensionamento della flessione dei prezzi degli Energetici regolamentati (-2,8%, da -5,8%).

COLDIRETTI: INFLAZIONE SPINTA DA +20,4% VERDURA, STRAVOLTI CONSUMI

A spingere l’inflazione, fa sapere la Coldiretti, è l’aumento record del 20,4% dei prezzi dei vegetali freschi e del 7,3% della frutta che si è registrato in gennaio rispetto allo stesso mese dello scorso anno . Il principale responsabile? Il maltempo, che con gelo e neve ha decimato le coltivazioni agricole. E’ quanto emerge da una analisi della Coldiretti in merito ai dati Istat definitivi sull’inflazione che raggiunge a gennaio il valore tendenziale dell’1%, al top da tre anni e mezzo (agosto 2013). L’aumento dei prezzi ortofrutticoli a gennaio è consistente pure rispetto a dicembre con un rincaro del 14,6% anche se nel mese di febbraio si sta registrando un rapido ritorno alla normalità nei mercati. Con l’andamento dell’inflazione a gennaio sono stati stravolti i consumi alimentari degli italiani con un balzo negli acquisti del 14% di carne bovina, del 10% di salumi e dell’8% di carne di maiale. Ma ad aumentare è anche la presenza nel carrello dei prodotti a lunga conservazione come i surgelati, dal +14% per i vegetali a +11% per il pesce. In salita pure i preparati per dolci (+30%), purè (+13%), brodi (6%) e legumi secchi (4%), secondo l’analisi Coldiretti sulla base dei dati del sito www.italiani.coop.it relativi a gennaio 2017 rispetto allo stesso periodo dei due anni precedenti.

Con il freddo è aumentata l’assunzione calorica giornaliera ed anche per questo si registra un significativo aumento del consumo di dolci come preparati per torte (+30%), cioccolatini (+16%) e miele (+13%) in contrasto con diete e mode alimentari. Un andamento che si spiega però anche con il fatto che il maltempo ha costretto gli italiani a restare a casa più a lungo con la possibilità di dedicare più tempo alla preparazione casalinga di piatti e dolci. Il pazzo inverno ha portato infatti precipitazioni violente, neve, gelo e vento che hanno distrutto le coltivazioni con oltre 400 milioni di euro alle coltivazioni nelle aree dalle quali proviene la stragrande maggioranza degli ortaggi invernali consumati dagli italiani. Dalla Puglia alla Basilicata, dalle Marche al Lazio, dall’Abruzzo al Molise, dalla Sicilia alla Calabria, dalla Campania alla Sardegna sono decine di migliaia le aziende agricole che hanno perso le produzioni di ortaggi invernali prossimi alla raccolta, dai carciofi alle rape, dai cavolfiori alle cicorie, dai finocchi alle scarole, per effetto del gelo che ha bruciato le piantine, ma sono saltate molte consegne di verdure salvate per i problemi di viabilità. Gravi sono anche i danni che si sono verificati sugli agrumeti così come per i vigneti di uva da tavola che hanno ceduto sotto il peso della neve le cui conseguenze sul mercato potranno essere verificate solo nei prossimi mesi, conclude la Coldiretti.

ISTAT: SU PREZZI BENI ALIMENTARI E PRODOTTI PER CURA PERSONA

A gennaio, spiega l’Istat, l'”inflazione di fondo”, al netto degli energetici e alimentari freschi, rallenta, seppur di poco, portandosi a +0,5%, da +0,6% del mese precedente; al netto dei soli Beni energetici, invece, si porta a +0,8% (da +0,7% di dicembre). Su base annua la crescita dei prezzi dei beni accelera in misura significativa (+1,2%, da +0,1% di dicembre) mentre quella dei servizi rallenta (+0,7%, da +0,9% del mese precedente). Di conseguenza, rispetto a dicembre, il differenziale inflazionistico tra servizi e beni torna negativo dopo 46 mesi portandosi a meno 0,5 punti percentuali. L’inflazione acquisita per il 2017 risulta pari a +0,7%. I prezzi dei beni alimentari, per la cura della casa e della persona aumentano dell’1,1% su base mensile e dell’1,9% su base annua (era +0,6% a dicembre).

I prezzi dei prodotti ad alta frequenza di acquisto aumentano dello 0,9% in termini congiunturali e registrano una crescita su base annua del 2,2%, dall’1,0% del mese precedente. L’indice armonizzato dei prezzi al consumo (IPCA) diminuisce dell’1,7% su base congiunturale e aumenta dell’1,0% in termini tendenziali (la stima preliminare era +0,7%), da +0,5% di dicembre. La flessione congiunturale è in larga parte da ascrivere ai saldi invernali dell’abbigliamento e calzature, di cui l’indice NIC non tiene conto. L’indice nazionale dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati (FOI), al netto dei tabacchi, registra un aumento dello 0,3% su base mensile e dello 0,9% nei confronti di gennaio 2016.

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