Francia, al via la maratona per l’Eliseo

ROMA - Due turni, anzi quattro, considerando il rinnovo dell'Assemblea nazionale in programma l'11 e il 18 giugno.
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ROMA – Due turni, anzi quattro, considerando il rinnovo dell’Assemblea nazionale in programma l’11 e il 18 giugno. Quella al via domenica, in Francia, sarà una maratona elettorale; cruciale, in vista del voto britannico e soprattutto di quello tedesco, anche per il futuro dell’Unione Europea.

Per l’Eliseo sono in corsa 11 candidati. Quattro i favoriti se si esclude Benoit Hamon, candidato di un Parti socialiste (Ps) azzoppato: con il suo ex segretario, Francois Hollande, destinato a passare alla storia come il primo presidente di Francia a non ricandidarsi per impopolarità acclarata.

I sondaggi della vigilia dicono che gli incerti sono molti. Spazio allora per la rimonta di Francois Fillon, candidato repubblicano indagato per l’impiego fittizio da assistente parlamentare della moglie Penelope. E via libera pure ai sogni rivoluzionari di Jean-Luc Melenchon, il “gauchiste” che vuole la sanità gratuita e un piano di investimenti pubblici che rovesci il paradigma europeo dell’austerità.

C’è poi Marine Le Pen, figlia d’arte di Jean-Marie, l’innovatrice del Front National finalmente alla prova della maturità. “Il Paese è in uno stato di guerra e la risposta deve essere totale” ha detto all’indomani dell’attentato sugli Champs-Elysees. Alcuni opinionisti sostengono che il rischio terrorismo potrebbe finire per avvantaggiarla. Lei sembra crederci. “Chiedo solennemente”, ha minacciato oggi, “di ripristinare le frontiere ed espellere tutti gli individui schedati”.

Non è detto basti contro Emmanuel Macron, 39 anni, potenzialmente il più giovane presidente della storia repubblicana. Ex ministro dell’Economia di Hollande, ha fondato un movimento che porta le sue iniziali. ‘En Marche!’, assicura, non è “né di destra né di sinistra”. Le sue ricette sembrano confermarlo: insieme con un piano investimenti da 50 miliardi propone tagli fiscali per le multinazionali e critica la legge sulle 35 ore lavorative.

Chiunque vinca, però, dovrà fare i conti con la maggioranza dell’Assemblea nazionale e un sistema elettorale ad alto rischio. Con la crisi dei partiti tradizionali, dai socialisti ai ‘Republicains’, i politologi tratteggiano scenari inediti: con un capo di Stato costretto a rimettere i sogni nel cassetto e a trasformarsi in un moderato.

di Vincenzo Giardina


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