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Tennis, riecco ‘Novax Djocovid’: il campione serbo guida il fronte contro il vaccino

Djokovic creative commons
Il numero uno al mondo promette battaglia politica al governo australiano, che vuole fare del prossimo Australian Open il primo torneo solo per vaccinati
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ROMA – Novax Djocovid, il tennista-santone, apostolo delle fake news, ideologo del corpo-tempio, persino untore (anche di se stesso), fa un passo avanti: sindacalista no-vax. Il numero uno del tennis mondiale si muove appuntito sul filo di una battaglia politica col governo australiano, che vorrebbe fare dei prossimi Australian Open il primo torneo solo per vaccinati della storia pandemica.

L’Equipe dedica una intera pagina alla rilettura delle poche dichiarazioni – pure un po’ offese – di Djokovic sulla presa di posizione delle autorità australiane. Secondo Quentin Moynet e Julien Reboullet, Djokovic avrebbe annusato il malcontento di un pezzo della sua comunità, quello che fa del tennis lo sport anti-vaccinista per eccellenza, per “portarlo alla sua causa”. Da Tsitsipas a Sabalenka, da Simon a Rublev, fino a Medvedev. Campioni, non comprimari. Che interrogati non rispondono, si dileguano.


Per L’Equipe “se Djokovic riapre il dibattito a pochi giorni dagli annunci del governo australiano, probabilmente non è spontaneo. Sa che potrebbe prendere forma un movimento”. E lui vuole cavalcarlo, infilarsi in una crepa e trattare condizioni migliori di quelle dello scorso anno a Melbourne. Un’operazione da leader del fronte no-vax. Si tratta dell’aggiornamento di un marchio già divelto, negli ultimi due anni, sgranando un rosario di scelte insensate.


Al termine d’un percorso di disvelamento dell’uomo-Djokovic, troppo spirituale per essere vero. Uno che – scrive ancora L’Equipe – “ha fatto del suo corpo una religione, si è interessato alla fisica quantistica e al biofeedback, ha rimosso dalla sua dieta glutine, latte, zucchero raffinato e carne rossa. Succo di sedano, frullati verdi, frutta, insalate, semi di quinoa, bacche di goji, riso selvatico: oggi tutta la sua dieta ruota intorno alle piante. Inevitabilmente, a chi controlla anche la temperatura dell’acqua che beve non piace l’idea di farsi iniettare un prodotto che non conosce”.

Djokovic è diventato “Djocovid” quando s’è organizzato un virus-party tutto suo: il torneo auto-prodotto dei Balcani quando il Tour ufficiale era fermo. Si sono infettati tutti, compreso lui e il suo staff. L’ha fatto tenendo fede alle proporzioni: se le mamme fissano la festicciola del contagio nel tinello, lui ha chiamato Thiem, Zverev, Dimitrov e Coric a esibirsi davanti a migliaia di persone senza mascherine e distanziamento. Con l’alea della giusta causa: raccogliere fondi per le vittime del Covid contribuendo alla diffusione del Covid… A suo modo un genio. All’epoca i vaccini erano ancora una chimera ma lui alzava le mani da precursore: non avrebbe ammesso l’obbligo di profilassi, “piuttosto smetto di giocare”. Ecco, ci siamo.


Altresì convinto sostenitore, con la moglie Jelena, della assurda teoria che collega la tecnologia 5G allo scoppio della pandemia, “Djocovid” ha abbracciato l’agonismo spirituale. Nel 2017 era convinto che il suo gomito infortunato guarisse da solo, grazie alla medicina olistica. Non voleva operarsi, perché si diceva contrario “ideologicamente” alla chirurgia. Poi nel 2018, visto che il gomito – guarda un po’ – non guariva da solo, si operò. E quando si svegliò pianse per tre giorni: “Ogni volta che penso a quello che ho fatto, mi sento come se avessi fallito come persona”, disse al Telegraph. Cinque mesi dopo vinse Wimbledon. Piangendo. Non bastasse, “Djocovid” non hai mai smentito di credere che telecinesi e telepatia siano “doni di un ordine superiore”. Ci mancava, all’elenco, questa deriva sindacale: trattare uno Slam come fosse il porto di Trieste.

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