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‘Ai open mind’, nuovo hub di confronto e progettualità in materia di intelligenza artificiale.

Spazio reale e virtuale di confronto e aggiornamento sui temi più ampi legati all’evoluzione della società nella civiltà dell’informazione
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ROMA – È stato presentato online Ai open mind, un nuovo hub di confronto e progettualità in materia di intelligenza artificiale. Spazio reale e virtuale (https://www.aiopenmind.it/ArtificialIntelligence/) di confronto e aggiornamento sui temi più ampi legati all’evoluzione della società nella civiltà dell’informazione, Ai open mind è nato per iniziativa di Mathema by Accademia di Comunicazione e di un gruppo di professionisti – tra programmatori, informatici, comunicatori, insegnanti, sociologi, manager, accademici, giornalisti, relatori e funzionari pubblici e designer – appassionati di intelligenza artificiale e intenzionati a condividere e ampliare conoscenze e applicazioni di IA. 

Creatività, tecnologia e design sono ingredienti fondamentali per progettare nuovi modi di lavorare, studiare, dare servizi, assistenza e cooperazione. È necessaria una corretta alfabetizzazione e informazione su AI, rendendo user friendly questa grande innovazione tecnologica e facendo chiarezza sulle implicazioni che ognuna di esse porta con sé, per sostenere lo sviluppo di una cittadinanza attiva rispetto alla crescita esponenziale e alla pervasività del fenomeno dell’intelligenza aumentata. 

L’intento è anche divulgativo, per dare a tutti la possibilità di conoscere le implicazioni della AI nella vita di tutti i giorni e, in prospettiva, per contribuire a facilitare una chiara distinzione tra ciò che è bio e ciò che non lo è, tra ciò che è analogico, reale, umano e ciò che è digitale, virtuale, e prodotto dall’uomo. Il sito web di Ai pone mind ospita – ed ospiterà – anche progetti concreti di applicazione ed utilizzo dell’AI nel quotidiano e per la comprensione del reale ed è sempre aperto per nuovi innesti e contributi: una community aperta e inclusiva ove condividere costantemente idee, progetti, riflessioni e innovazione per una convivenza consapevole e proattiva con l’AI.

UMANA O ARTIFICIALE?

Un primo luogo comune che in Ai Open Mind si vuole evitare è proprio la dicotomia tra intelligenza umana e artificiale. Nel suo discorso di apertura al Live Meeting Opening di Ai Open Mind, il decano della Facoltà di Scienze della Comunicazione Sociale dell’Università Pontificia Salesiana di Roma, d. Fabio Pasqualetti lo ribadisce chiaramente. 

“La nostra stessa intelligenza può essere considerata il frutto di una techne, il linguaggio, mediatore interpretativo tra noi e l’ambiente. Bisogna evitare il riduzionismo di coloro che vogliono confinare la sede dell’intelligenza umana al cervello- piega Pasquetti-. Siamo molto di più. Tutto il nostro corpo è un grande elaboratore connesso non solo all’ambiente, ma all’intero cosmo. La nostra cultura occidentale si è atrofizzata sulla visione, siamo una cultura visiva, ma dovremmo ricordarci che la conoscenza ha bisogno, come direbbe Joachim-Ernst Berendt, della democrazia dei sensi. In particolare dobbiamo recuperare la capacità di ascolto. Certamente la nostra intelligenza è lenta, se paragonata alla velocità di calcolo di qualsiasi AI, ma questo fatto non deve spaventare – a parte forse negli aspetti più estremi dell’implementazione dell’AI nel campo della bioingegneria genetica –, piuttosto vanno colte le sfide etiche che l’AI pone alla società e alla vita dell’uomo. Si è già cominciato a farlo. È dell’aprile del 2109 il lavoro messo a punto da 500 esperti a livello europeo dal titolo “Ethics Guidelines for Trustworthy AI” con l’obiettivo di arrivare ad una AI “affidabile”, che dovrebbe cioè operare in un quadro di legalità, eticità e robustezza, garantendo l’aderenza i principi etici basati sui diritti fondamentali. Come? Attraverso il rispetto di almeno quattro principi etici: rispetto dell’autonomia umana; prevenzione dei danni; equità; esplicabilità. Mentre sette sarebbero i criteri – da valutare e considerare costantemente durante l’intero ciclo di vita del sistema di IA – con i quali si dovrebbe costruire tale AI affidabile: intervento e sorveglianza umani; robustezza tecnica e sicurezza; riservatezza e governance dei dati; trasparenza; diversità, non discriminazione ed equità; rispetto del benessere sociale ed ambientale; accountability. Il tutto da adattare all’applicazione specifica dell’AI.

“Un documento condivisibile, che tuttavia difficilmente potrà avere efficacia se non c’è una comunità preparata e consapevole che lo metta in pratica- precisa Pasquetti-. E noi attualmente ci troviamo invece in quello che è stato definito da Shoshana Zuboff come ‘Il capitalismo della sorveglianza’, una società dove è possibile modificare i comportamenti proprio grazie all’utilizzo degli algoritmi, processi di automazione e profilazione che mappano i comportamenti delle persone, imparano a conoscerle e possono così non solo favorire il marketing personalizzato, ma anticipare e modificare i nostri comportamenti. E questo è preoccupante sotto l’aspetto della libertà e della democrazia”.

Ma c’è anche un altro aspetto che va considerato secondo il decano. L’AI viene usata in un ambiente economico altamente competitivo, dove non è certamente facile applicare l’etica, in conflitto con le finalità del profit.  Inoltre, citando Èric Sadin, e la sua “Critica della ragione artificiale. Una difesa dell’umanità”, è vero sì che noi siamo immersi in una società del calcolo, ma non è detto che essere precisi nel calcolo equivalga anche ad esprimere ed attuare la Verità. Ogni enunciazione automatizzata della verità è oggi destinata a produrre l’”evento”, a far scattare un’azione, principalmente a scopi commerciali e utilitaristici, in una sorta di stimolazione artificiale e ininterrotta del reale. Il digitale è preponderante e si pone come un’istanza di orientamento dei comportamenti che offre, attimo per attimo, i modelli di esistenza individuale e collettiva considerati i migliori applicabili; e questo avviene impercettibilmente tanto da sembrare un ordine naturale delle cose.

UNA POSSIBILE ALLEANZA

Infine, ne è convinto d. Fabio Pasqualetti, tanto da dedicarvi egli stesso con la sua Università due eventi di confronto e studio, è necessario difendere la competenza umana, ma non come o non solo come tecnica. Piuttosto come vissuto, come intero mondo dell’uomo, come insieme delle sue qualità in relazione all’altro da sé. Ricordando qui un’altra delle sue letture, Frank Pasquale e le “Le nuove leggi della robotica”, l’uovo di Colombo potrebbe essere cercare un’alleanza: AI come collaboratore interessato, promuovendo trasparenza e responsabilità nei sistemi automizzati. Lasciando a noi umani la scelta di cosa fare con l’AI e sperando di poter operare tali scelte in modo democratico e libero. 

Chi è d. Fabio Pasqualetti, Decano della Facoltà di Scienze Sociale dell’Università Pontificia Salesiana di Roma. (V. https://www.unisal.it/docente/300102)

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