India, legge cittadinanza: musulmani sfidano divieto a protestare

Scontri a New Delhi, le autorità bloccano la rete mobile
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ROMA – Nonostante il divieto di manifestare imposto dalle autorita’ in molte zone del Paese, In India si sono intensificate le proteste contro la nuova legge sulla cittadinanza per gli stranieri approvata la scorsa settimana, che introduce un parametro religioso che esclude le persone di fede musulmana. Nella giornata di oggi si sono registrati scontri nella capitale New Delhi, dove i manifestanti hanno sfidato il blocco imposto su alcuni quartieri della citta’ per protestare.

Secondo l’emittente qatarina ‘Al Jazeera’, due grosse compagnie telefoniche, Vodafone e Airtel, hanno interrotto l’erogazione dei servizi di rete in diversi punti della citta’ su richiesta del governo, mentre 14 fermate della metropolitana sono state chiuse.

Il divieto di assembramento e’ stato applicato anche in diverse aree del nord-est e nell’Uttar Pradesh, lo stato piu’ popoloso della federazione Indiana.

Sotto accusa le violenze della polizia. Migliaia di utenti di Twitter hanno denunciato gli abusi da parte delle forze dell’ordine in tutta la nazione, in modo particolare nello Stato orientale di confine dell’Assam, uno di quelli maggiormente coinvolti dal nuovo provvedimento a causa della massiccia presenza di migranti musulmani provenienti dal Bangladesh. Le manifestazioni vanno avanti ormai da piu’ di una settimana, e nei disordini tra dimostranti e forze dell’ordine hanno gia’ perso la vita sei persone.

Il Citizenship Amendment Bill (Cab), questo il nome della legge, modifica i termini per l’acquisizione della cittadinanza stabiliti da norme risalenti al 1955. Con la riforma i cittadini non musulmani che provengono da Bangladesh, Pakistan e Afghanistan e che abbiano vissuto in India almeno negli ultimi 12 mesi potranno fare immediatamente domanda per diventare indiani.

L’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani ha definito la riforma “essenzialmente discriminatoria”, sottolineando in una nota che “tutti i migranti, a prescindere dal loro status, hanno diritto a rispetto, protezione e al soddisfacimento dei propri diritti umani”.

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19 Dicembre 2019
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