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Nel cortile di Montecitorio spunta la testa mozzata di un piccione

Probabilmente la testa è piombata nel cortile dopo una delle continue lotte tra gabbiani e piccioni
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ROMA – La testa mozzata di un uccello, molto probabilmente un piccione, è atterrata sui gradini del cortile di Montecitorio. Un macabro ritrovamento che ha suscitato il ribrezzo di cronisti e dei pochissimi deputati ancora presenti alla Camera. Oltre un anno fa sul cortile di Montecitorio fu installata una rete metallica per tenere alla larga gabbiani e piccioni che imperversano nel centro storico di Roma. Prima di quella protezione, infatti, non era così raro vedere un uccello svolazzare nel cortile dove deputati e giornalisti fumano, parlano al telefono, conversano tra di loro. Una volta intervenne la Lipu per portare in salvo un uccello che non riusciva più a spiccare il volo, prigioniero del palazzo.

QUANDO ARRIVO’ IL FALCO BOSS

A maggio dello scorso anno fu ingaggiato addirittura un falco, chiamato Boss, per tenere lontani gli altri uccelli dallo spazio aperto della Camera dei deputati. L’installazione della rete metallica, poi, ha fatto il resto. Sebbene quattro mesi fa il corpo di un piccione, squartato da un gabbiano, gocciolò sangue nel cortile di Montecitorio. Oggi un brandello delle continue lotte tra gabbiani e piccioni è precipitato sino a terra.

OGGI LA TESTA IN UN CORTILE SEMIDESERTO

In un cortile semideserto, visto che la seduta d’aula è terminata questa mattina, la testa mozzata di un piccione è caduta sugli scalini del cortile. In giro pochissimi deputati, visto che dopo l’approvazione della legge sulla cannabis terapeutica i parlamentari hanno abbandonato Montecitorio. Sulla rete metallica in alto, in corrispondenza del punto da cui la testa è riuscita a beffare le maglie di protezione, c’è una piuma bianca: segno di una lotta finita male per il piccione.

di Marta Tartarini, giornalista professionista

Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DiRE» e l’indirizzo «www.dire.it»

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