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Giro d’Italia, Lorenzo Fortunato: “Lotto con i migliori, non lo avrei mai detto”

fortunato lorenzo
Lo scalatore bolognese racconta il suo esordio nella Corsa Rosa
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BOLOGNA – “Quando ho iniziato era un sogno il Giro d’Italia, come penso per tutti quelli che vanno in bici. Ora sono qui, in salita, che lotto con i migliori: non lo avrei mai detto”. Lorenzo Fortunato, il giovane scalatore bolognese che proprio in queste ore sta correndo la sua prima Corsa Rosa, ammette di sentirsi molto bene, anzi ogni giorno meglio. Ha esordito quest’anno “senza troppe pretese, vedendo giorno per giorno come affrontare le tappe, mettendo nel mirino quelle di montagna” in cui si è difeso. “Non ho mai guardato alla classifica generale– racconta- perché quella è per pochi, per i top del ciclismo, io sono venuto qui per centrare una fuga, per farmi conoscere. Poi dopo dieci giorni sono a sette minuti dal primo, non tra i primi ma comunque a ridosso e allora, sai, uno inizia a guardare”.

Quando la scorsa settimana il giro è passato per il suo comune, San Lazzaro di Savena (Bologna), Lorenzo ha potuto fare una ‘passerella’ pedalando da solo davanti al resto del gruppo, complici le altre squadre che gli avevano dato il permesso. “Non succede quasi mai– racconta Fortunato- penso di essere l’unico ad averlo fatto. È stata l’unica tappa in cui abbiamo fatto i primi trenta chilometri tranquilli perché poi da Imola in poi abbiamo iniziato ad andare forte. Allora ne ho approfittato, chiedendo chiaramente il permesso, e ho salutato San Lazzaro e poi sono tornato in gruppo. Sapevo che c’erano i miei genitori in piazza, mia mamma che fa la maestra d’asilo era lì con tutti i bambini e un conto è passare in gruppo, che non ti vedono, un conto è essere avanti al gruppo duecento metri. È una cavolata, non è che li ho staccati, però sono stato contento”.

Della sua passione nata grazie al padre, ciclista amatoriale, racconta le soddisfazioni di vedere i propri sacrifici ripagati e l’emozione di pedalare al fianco di grandi professionisti, come Bernal. Della sua vita privata racconta invece di una laurea presa grazie all’insistenza soprattutto della madre e potendo combinare gli studi con una carriera che stava appena transitando dal dilettantismo al professionismo: “Non avevo la frequenza obbligatoria e avevo tanto tempo a disposizione per via dei giorni di ritiro e del riposo che dovevo svolgere dopo gli allenamenti. Sono contento, oggi non potrei più farlo, quando si affronta un certo tipo di gare bisogna concentrarsi su una cosa sola”.

Fortunato descrive una routine, quella delle giornate al Giro d’Italia e quella della sua vita in generale, fatta di colazioni a suon di pasta, tanti chilometri in sella, massaggi e riposo. E tanti, tantissimi tamponi fatti per poter correre in sicurezza durante l’imperversare della pandemia da Coronavirus: “L’altro giorno era il mio compleanno, ho visto la mia fidanzata da dietro una transenna e con la mascherina alzata, senza poterla abbracciare né baciare. Oppure i miei genitori. Gli anni scorsi non sarebbe successo, ma del resto è così per tutti quindi, ci si adatta”.

I suoi mentori? Ivan Basso e Contador, che un tempo guardava in televisione e oggi sono i direttori della sua squadra. E se dovesse dare un consiglio a una bambina o un bambino che si approccia al ciclismo direbbe: “Divertiti. Pedala e divertiti senza stress. Se è il tuo sport lo capisci e se non è il tuo sport fallo lo stesso e vai in bici a divertirti e basta”.

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