L’arcivescovo in Moschea e l’imam in Chiesa, a Bologna l’intesa va avanti

Permangono le resistenze reciproche, a quanto pare soprattutto di cattolici verso i musulmani, ma si sta aprendo una breccia
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zuppiBOLOGNA – Permangono le resistenze reciproche, a quanto pare soprattutto di cattolici verso i musulmani, ma si sta aprendo una breccia nel muro del sospetto tra la Chiesa e l’Islam a Bologna. Nel solco tracciato dall’arcivescovo Matteo Maria Zuppi, che come antidoto al terrore di recente ha spalancato le porte al dialogo auspicando in città una (vera) moschea e feste islamiche nelle scuole, è il quartiere San Vitale che sta passando ai fatti. “Incontriamoci per conoscerci”, recita lo slogan di “Chiesa e moschee aperte”, l’annunciata e attesa iniziativa in programma sabato dalle 9 alle 18.

I fedeli delle diverse religioni potranno scambiarsi parole e gesti distensivi, suggellati da Zuppi e dall’imam Emran Hosain con una visita reciproca in programma alle 15. Gli spazi in ballo sono quelli della chiesa di Sant’Egidio, in via San Donato, e della vicina moschea “Pendimi”, centro culturale kosovaro in via Ranzani. Dalle 20, il gran finale verrà affidato al “Banchetto dell’agape”, di scena nel giardino della parrocchia. Particolarmente entusiasta si mostra il presidente di “Pendimi”, Agron Bala, oggi in conferenza stampa alla Sant’Egidio con don Giancarlo Giuseppe Scimè e Amedeo Bianchi, della stessa parrocchia oltre che consigliere di quartiere al San Vitale. “Siamo vicini e divisi solo da una rete, ogni giorno dobbiamo aprirla sempre più: saremo aperti sabato e lo saremo sempre”, avanza Bala, spiegando fra l’altro che per la preghiera del venerdì il suo centro raccoglie fino a 200 musulmani.

Intanto, “è la prima volta a Bologna che una chiesa e una moschea aprono insieme e reciprocamente le proprie porte a tutti quelli che vogliono entrare”, sprona Bianchi, spiegando che è dall’inizio di quest’anno che in effetti il dialogo è partito. Certo, ammette e segnala Scimè, c’è da lavorare ancora molto per una vera integrazione, nonostante lo sprint di vescovo e imam: “La giornata di sabato- avvisa il parroco- è anche un’incognita, perché in effetti l’iniziativa è partita un po’ dall’alto, dai rispettivi rappresentanti istituzionali. So per contatto diretto coi fedeli cattolici che non solo ci sono perplessità, ma anche vere e proprie obiezioni a questa linea”. Ad esempio, spiega Scimè, “i cattolici che abitano sopra la moschea o nei dintorni protestano con gli altri cattolici degli stessi luoghi perché salutano i musulmani, perché si fermano a parlare con loro, perché non li evitano. Questo crea difficoltà e disagio”. Insomma, sentirsi “dall’alto” che “invece c’è desiderio di parlarsi e riconoscere ciò che abbiamo in comune, che è molto di più di quel che ci divide, crea disagio tra i cattolici e suppongo anche tra i musulmani”, continua il parroco. Che comunque sorride: “Sabato avremo tante ore a disposizione, può anche darsi che non venga nessuno. Ci andremo a trovare tra di noi, come abbiamo fatto oggi. Ma in ogni caso da qualche parte bisogna cominciare- incoraggia Scimè- a colpire questo muro di divisione e sospetti”. E se “è facile oggi dire che tutti i musulmani sono terroristi o che tutti i cattolici hanno sterminato migliaia di musulmani durante le Crociate, la storia ci dice che siamo fratelli, siamo tutti figli di Abramo”. Bianchi fa il tifo per sabato, “come Dio vorrà o Inshallah: del resto in Cirenaica abbiamo fiducia, sempre”.

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