Grasso: “Ogni ‘vita difficile’ è un fallimento della politica”

Il presidente del Senato ricorda anche gli 85 minori morti per mano delle mafie durante la presentazione del 6° Atlante dell'infanzia (a rischio)
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ROMA – “Ognuna di queste giovani vite difficili è una sconfitta che produce nell’immediato una ferita durissima nel nostro Paese e provoca, in prospettiva futura, un danno incalcolabile all’intera nazione. Non possiamo più permetterlo. Le Istituzioni devono fare tutto quello che è in loro potere per strappare i nostri figli, il futuro dell’Italia e dell’Europa, a questo scenario”. Lo dice il presidente del Senato, Pietro Grasso, intervenendo presentazione del 6° Atlante dell’infanzia (a rischio) ‘Bambini senza. Origini e coordinate delle povertà minorili’, a palazzo Giustiniani. “Se la politica non farà tutto il necessario per permettere ad ogni bambina e bambino di potersi affermare e concorrere al bene comune essa avrà drammaticamente fallito- dice ancora-: il risultato sarà avere una nazione meno coesa, più povera, più intollerante. Dobbiamo agire, ora. Proprio in questi giorni la Commissione Bilancio del Senato sta concludendo l’esame della legge di stabilità. E’ questa una prima, immediata occasione per poter intervenire, e alcune delle proposte presenti nel testo vanno nella giusta direzione”.

P. Grasso
P. Grasso

“Per la mia precedente professione di magistrato ho letto con particolare interesse i primi due capitoli della vostra pubblicazione, quelli che descrivono la difficile condizione di tantissimi minori ai quali è stato rubato il futuro dal drammatico impatto che la criminalità organizzata ha sul tessuto sociale, economico e culturale del nostro Paese”, commenta Grasso. “Osservando la mappa dei minorenni innocenti uccisi dalle mafie- sottolinea-, ben 85, non ho potuto non soffermare il pensiero sul fatto che tre città da sole – Palermo, Napoli e Reggio Calabria – hanno visto più della metà di questi barbari omicidi. Sono tantissimi, sono troppi e il vuoto che hanno lasciato nelle loro famiglie e tra i loro amici è purtroppo incolmabile. Ne cito solo due, a simbolo di tutti: Giuseppe Di Matteo e Rita Atria“.

“Appare evidente come la povertà dei minori non sia solo materiale. Siamo di fronte anche ad un impoverimento, ad una ‘disconnessione culturale’: oltre alle note difficoltà di risorse per le scuole, quello che emerge è che nella quotidianità di molti giovani è assente un’attività sportiva condotta in maniera continuativa; molti di loro non hanno mai letto un libro nell’anno passato, visitato un museo o un’area archeologica, non hanno mai ascoltato un concerto o visto una rappresentazione teatrale“.

 

 

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