Comunali Mantova, una poltrona per sette. Palazzi cerca il bis, il centrodestra si affida a Rossi. 

I candidati hanno risposto alle domande della ‘Dire’: sul tappeto la 'Grande Mantova' da 100.000 abitanti e l'autostrada per Cremona. E c'è chi propone una moneta locale... | Di Nicolò Rubeis
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MILANO – Sostenibilità delle aziende, estensione della cultura anche in periferia e rilancio del turismo: dopo i 5 anni con Mattia Palazzi al timone, si torna al voto a Mantova e le sfide più urgenti per la cittá sono già tratteggiate.

L’amministrazione del sindaco è da molti ritenuta nel complesso positiva, ma l’emergenza sanitaria ha accentuato le necessità di investire sul territorio e recuperare settori come quello agroalimentare o dell’artigianato, puntando su un turismo che non sia solo di prossimitá. Per la cittá è un passaggio importante e per questo in molti hanno voluto esserci e partecipare.

Sono infatti sette i candidati sindaco in totale, con tanti volti noti della cittá. Corsi e ricorsi, più politici che storici, in una campagna elettorale all’insegna delle divisioni.

Il centrodestra lancia la sfida a Mattia Palazzi, che si ripresenta con la benedizione di Italia Viva e di Carlo Calenda, appoggiando Stefano Rossi, nonostante i dubbi iniziali di Forza Italia. Dal quale invece è uscito, non senza qualche polemica, Giuliano Longfils, che vanta oltre 40 anni di esperienza in consiglio comunale. Il Movimento 5 Stelle dopo tanti momenti di incertezza ha deciso di sostenere la lista civica ‘Salute, Ambiente, Futuro’ della dottoressa Gloria Costani.

Una scelta non condivisa da Michele Annaloro, che con i grillini ha cominciato la sua carriera politica nel 2015. Dopo cinque anni tra i banchi del consiglio, l’architetto ha deciso di correre da solo con la sua lista “Grande Mantova”. Facile intuire dal nome quale sia il cardine del suo programma, la fusione tra la città e i comuni limitrofi di Curtatone, Borgo Virgilio, Porto Mantovano e San Giorgio. Un tema già affrontato in passato che vede favorevole Longfils ma non i Cinque Stelle, che non la considerano una priorità. In corsa per l’ufficio di Mattia Palazzi ci sono anche l’eclettico Roberto Biasotti, scrittore, speaker radiofonico e grande amante degli animali, e l’insegnante di storia e filosofia Cesare Battistelli, che si candida orgoglioso con Rifondazione Comunista. 

PALAZZI PUNTA AL BIS: “RIPARTIRE DAL PORTO DI VALDARO”

Lontana da Milano e ai margini della Lombardia, Mantova non riesce ancora a esprimere tutto il suo potenziale, per via della mancanza di collegamenti turistici e di infrastrutture adeguate: “Anche se voglio ricordare che Regione Lombardia, governata da 23 anni da Forza Italia e Lega, continua a prendere tempo sull’autostrada Mantova-Cremona”, sottolinea alla ‘Dire’ Palazzi, che rivendica gli obiettivi raggiunti durante la sua amministrazione: “I numeri parlano chiaro, 139 milioni di euro di investimenti pubblici, 400 cantieri e 900 nuovi posti auto, di cui la metà gratuiti”.

Per il futuro però “ripartiremo dall’enorme potenzialità per l’occupazione data dal Porto di Valdaro, grazie al quale abbiamo inserito 200 nuovi posti di lavoro nella logistica. La città è già proiettata verso la banda larga, con il piano da 4,3 milioni avviato tre mesi fa che porterà la connessione veloce a tutti entro il 2023”.

Ma a preoccupare Palazzi, che è entrato in consiglio comunale per la prima volta quando aveva 22 anni, sono soprattutto i dati relativi al commercio: “Prima del lockdown la nostra economia era in crescita del 25%. Cercheremo di incentivare l’utilizzo delle biciclette e il turismo fluviale. Il commercio vive ora un momento di crisi strutturale data dall’e-commerce. Ma per dare una spinta alla ripartenza bisogna riportare in centro gli uffici e i servizi”.

BATTISTELLI: “VALORIZZARE LA CULTURA IN PERIFERIA”

Un argomento che non convince Cesare Battistelli, candidato di Rifondazione Comunista: “Palazzi vuole far diventare Palazzo Te – storico edificio della città, sede della gran parte degli eventi culturali – una piccola Versailles ma la nostra sensibilità artistica andrebbe premiata e valorizzata anche in periferia”.

Il lavoro, per Battistelli, rimane la priorità: “Prima trovare un’occupazione a Mantova era più facile, mentre ora i nostri ragazzi vanno altrove. Siamo la provincia lombarda che soffre di più la disoccupazione”. La soluzione però, non sta nella ‘Grande Mantova’: “Pur riconoscendo i lati positivi dell’annessione, credo di più nella democrazia diffusa. Io punterei più sul turismo culturale, con un’economia ramificata tra i vari settori”. 

ANNALORO E LA MONETA LOCALE

C’è chi invece ha fatto della fusione il suo cavallo di battaglia, come Michele Annaloro: “Consentirebbe alla città di superare i 100.000 abitanti, soglia fondamentale per mantenere sul territorio tutti i presidi istituzionali. La Camera del Commercio si sposterà presto a Cremona, per noi questo è un campanello d’allarme preoccupante”.

Per Annaloro, il lavoro e lo sviluppo economico ruotano attorno al concetto di ‘resilienza’: “La spesa in ambito locale deve preservare e mantenere la ricchezza che i territori producono. Magari con l’introduzione di una moneta complementare da spendere solo a Mantova che promuova l’aggregazione tra enti locali e cittadini. In tante città d’Europa già la usano”. Con il picco del petrolio e i cambiamenti climatici “che sono le sfide del nostro tempo da affrontare. Noi che esportiamo molto, abbiamo avuto un forte calo nelle imprese: è auspicabile un ritorno all’economia reale”.

Nel programma di Annaloro c’è una grande attenzione verso l’ambiente, “che si collega direttamente con le parole ‘ricerca’ e ‘innovazione’. A Mantova c’è un forte impatto del settore petrolchimico. Negli ultimi anni siamo riusciti a far smantellare molte aziende e vorremmo usare quelle zone per creare un parco utilizzando il fotovoltaico e l’idrogeno”. E qui entra in gioco la ‘ricerca’: “Sarebbe interessante riuscire a ospitare una facoltà universitaria che punti sull’idrogeno, presente in Italia solo in Puglia” continua Annaloro.

Con un pensiero finale rivolto alla riqualificazione delle piscine comunali: “Ho visto nuotare nelle nostre vasche Dibiasi e Cagnotto mentre ora la gestione degli impianti non è adeguata. Creando un polo natatorio potrebbero aprirsi nuove opportunità lavorative. Non dimentichiamoci che sport e turismo sono spesso collegati. Avere piscine comunali attrezzate potrebbe dare il via anche a eventi nazionali, magari in collaborazione con le federazioni o con il Coni”. 

ROSSI: “LIBRI DI TESTO GRATUITI E ATTENZIONE AGLI ANZIANI”

Le speranze del centrodestra invece, sono riposte tutte nell’imprenditore Stefano Rossi: “Lavoro, infrastrutture e sicurezza, su questo vogliamo lavorare maggiormente. Palazzi negli ultimi anni poteva dare la svolta, ma non l’ha fatto, limitandosi all’ordinaria amministrazione. Le strutture turistiche hanno bisogno di essere più ricettive, chi arriva a Mantova deve trattenersi qualche giorno”.

E se da un lato Rossi promette di “aiutare le famiglie, laddove possibile, distribuendo agli alunni della scuola primaria i libri di testo gratuiti” dall’altro l’imprenditore si sofferma sugli anziani: “Mi piace molto il concetto di domotica assistenziale. Con un investimento minimo, potremmo dotarli di un pannellino da attivare per mettersi in contatto con i parenti. In un momento come questo li aiuterebbe a sentirsi meno soli. E poi, proponiamo l’ambulatorio gratuito agli over 65”.

LONGFILS: “LIBERARE LA CITTA’ DALLA FERROVIA”

Anche nel centrodestra però, non sono mancate le spaccature, come nel caso di Giuliano Longfils, “un’anima liberale” che trovava il suo equilibrio con Forza Italia: “Ma al partito evidentemente non sono piaciute alcune mie scelte. Correre da solo è stata per me una questione di coerenza morale”.

Longfils nel suo programma parla di ‘liberare la città’ dalla ferrovia: “Mantova è ingabbiata da una cinta di ferro ‘a U’ che un tempo era il baluardo di difesa austriaco. Oggi, con i suoi passaggi a livello, crea solo problemi al traffico. Bisogna rinunciare al tratto fino a Padova e spostarlo nella ex zona industriale”. Ma per collegare meglio la città, Longfils ha in mente “una metropolitana che arrivi fino all’aeroporto Catullo di Verona”.

I problemi secondo lui riguardano anche la rete internet: “Sulla fibra siamo molto indietro. Basti pensare che non riusciamo a vedere alcuni canali della RAI mandati in onda da Milano che parlano di noi.”.

Ma c’è un altro argomento che si è rivelato terreno di scontro negli ultimi anni con Forza Italia, il progetto della ‘Grande Mantova’: “In passato ho promosso la raccolta firme per arrivare a un referendum, ma anche qui il partito aveva idee diverse. La fusione deve avvenire sia dall’alto sia dal basso: i cittadini hanno il diritto di poter scegliere e dopo, i 5 comuni devono imporre loro l’annessione in consiglio”.

COSTANI: “CONTRARIA ALLA MANTOVA-CREMONA”

Un tema questo, ritenuto marginale da Gloria Costani, la candidata che il Movimento 5 Stelle ha deciso di appoggiare insieme alla sua lista civica ‘Salute, ambiente, futuro’: “In questo momento la ‘Grande Mantova’ non è attuabile, le priorità sono altre. Come mi sembra ridicolo parlare di una moneta complementare”, che invece propone il suo ‘rivale’ Annaloro.

L’ambiente “è l’elemento onnicomprensivo del nostro programma che si aggancia a lavoro, salute, cultura ed etica” sottolinea la Costani. Il patrimonio museale della città deve essere collegato “con la storica costruzione architettonica di Mantova. E vanno valorizzati i 3 laghi che abbiamo vicino”. Una situazione ambientale migliore “può favorire anche il turismo. Gli eventi che organizza la città devono essere più continuativi”.

La soluzione quindi non sta necessariamente nel potenziamento delle infrastrutture: “Sono contraria alla Mantova-Cremona, preferirei piuttosto una riprogrammazione della Statale esistente. La tratta verso Milano è vergognosa e va potenziata così come quella per Verona e Modena. In questo momento siamo solo la periferia della Lombardia”, conclude Costani.

BIASOTTI L’OUTSIDER: “PUNTARE SULL’ARTIGIANATO”

Ma c’è anche chi invece, prima di parlare di grandi opere, vorrebbe cominciare dai dettagli, come il controverso Roberto Biasotti e la sua lista ‘Viva Mantova’: “La rete tranviaria andrebbe usata per far spostare i turisti, accompagnandoli magari in percorsi gastronomici mirati”. Il lavoro invece “deve ripartire dall’artigianato. Io sono un formatore – Biasotti organizza corsi motivazionali sulla comunicazione – e dico che i ragazzi devono riprendere arti e mestieri”.

I mantovani “non si sentono sicuri. Una città piccola come la nostra avrebbe un bisogno di un vigile di quartiere che giri a piedi, non in macchina, e che sia più un sociologo che un sanzionatore”. I cittadini anziani, continua Biasotti, vanno aiutati attraverso la ‘cittadinanza digitale’: “Ma non solo loro. Tutti dovrebbero imparare a utilizzare il Pc per usufruire dei servizi da casa e magari farsi arrivare anche la spesa”. La ‘Grande Mantova’ invece è “un’idea fattibile ma non prioritaria. Non ha senso allargarsi se prima non riqualifichiamo i nostri quartieri. Essendo buddista voglio citare la legge ‘Causa-effetto’: non possiamo intervenire sulle conseguenze prima di guardare alle radici dei problemi” spiega Biasotti.

Ma il vero obiettivo “è quello di estendere la cultura anche a chi ha meno soldi, senza ‘ghettizzarla’. Noi siamo la città dove è nata la commedia dell’arte. Abbiamo tanti pittori, scrittori e cantanti in città, che non vengono valorizzati. Ai festival chiamano sempre  gli stessi”.

Senza dimenticare però gli animali: “In molti mi chiedono di realizzare un cimitero tutto per loro. Vorrei inoltre creare una mini oasi per i cani randagi, un luogo dove potrebbero vivere anche per sempre sotto il controllo di associazioni serie”. A sentirlo parlare, sembra di essere di fronte a un uomo che nella vita le ha fatte proprie tutte: “Tranne rubare. Vedremo, magari inizio in politica”, scherza Biasotti concludendo poi con un’altra ‘massima’ delle sue: “Preferirei non discutere del coronavirus, visto che in genere non mi esprimo su cose che non esistono. E ammesso che ci fosse davvero un’epidemia, non è così mortale come vogliono farci credere”.

E IN CASO DI BALLOTAGGIO?

Mantova, con i suoi quasi 50.000 abitanti, per scegliere il nuovo sindaco dovrà ricorrere al ballottaggio, a meno che uno dei candidati non riesca a prendere più del 50% al primo turno. La movimentata campagna elettorale rispecchia una città frizzante, che ha voglia di mettersi in gioco, ma gli intrecci politici da sciogliere sono molti.

Mattia Palazzi potrebbe contare sull’appoggio di Cesare Battistelli, anche se non sembra così scontato: “Sono un uomo estroverso, mi metterei a parlare con tutti”, ironizza il candidato di Rifondazione Comunista. “Ma noi abbiamo ancora il coraggio di definirci anticapitalisti e antiliberisti. Cercheremo di trovare un accordo con Palazzi ma non sarà facile, ci sono tante distanze. Il Pd non è più un partito di sinistra anche se la gente si illude che lo sia”, sentenzia Battistelli.

A sostegno del sindaco uscente potrebbe esserci invece Gloria Costani: “La sua amministrazione su alcune cose, come gli asili nidi gratuiti e le piste ciclabili, ha operato bene, anche se dal punto di vista ambientale non è stato fatto abbastanza. Il mio cuore poi, non è mai battuto a destra e molte persone della nostra lista provengono da sinistra, inutile negarlo”.

Dal canto suo, Palazzi non ne vuole sapere di mettersi a tavolino con i 5 Stelle: “Soprattutto se continuano a essere quelli che hanno sempre e solo votato con la destra in questi cinque anni, anche se sarebbe singolare che sostenessero il candidato di Salvini”.

C’è chi invece ha già preso le distanze con i grillini, come Michele Annaloro: “Ormai sono diventati un partito. Hanno svuotato le assemblee locali e fanno scegliere i candidati da Roma. Con loro non voglio averci niente a che fare” chiarisce l’architetto, nonostante le sue origini pentastellate. La sua lista “correrà per superare lo sbarramento del 3% e prendere un seggio in consiglio”.

Per qualcuno i 5 stelle potrebbero comunque essere d’aiuto. Dal centrodestra infatti non chiudono le porte: “Se ci sarà il ballottaggio parleremo anche con i grillini, ma spero di farcela al primo turno” precisa fiducioso Stefano Rossi.

Un altro che potrebbe indirizzare i suoi voti verso il candidato della Lega è sicuramente Giuiano Longfils, nonostante la separazione con Forza Italia: “Mi sono sempre considerato un uomo di centrodestra. Cercherò di contrastare Palazzi ma ci sono dei nodi da sciogliere sui programmi”. 

Biasotti invece, si considera un outsider: “E vorrei rimanere tale. Non faccio parte di preconfigurazioni politiche. I 5 stelle per me valgono meno di zero, Palazzi e Rossi non mi entusiasmano ma potrei propendere più per il secondo. Anche se la politica la fanno gli uomini, non i partiti”.

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18 Settembre 2020
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