hamburger menu

L’attesa è finita. Ecco le foto catturate dal James Webb Telescope

Nei prossimi mesi il James Webb Telescope analizzerà TRAPPIST-1e un pianeta delle dimensioni della Terra, a soli 39 anni luce da noi, potenzialmente abitabile

Pubblicato:18-07-2022 16:08
Ultimo aggiornamento:18-07-2022 16:08
Canale: Scientificamente
Autore:
Scientificamente
FacebookTwitterLinkedInWhatsAppEmail

Credit NASA, ESA, CSA, STScI, Webb ERO

Dopo una lunga attesa finalmente il James Webb Telescope ha rivelato le prime immagini che ha catturato nello Spazio. Immagini attese da oltre 20 anni, infatti il primo lancio era previsto nel 2007, ma per una serie di contrattempi si è prolungato fino al dicembre del 2021 quando, a bordo del razzo Ariane 5, è stato trasportato in orbita dallo spazioporto di ArianeSpace a Kourou nella Guiana Francese.
Da quel momento il lavoro del team si è concentrato nell’allineamento dei segmenti che compongono lo specchio principale del più potente telescopio mai costruito e nella messa a punto dei suoi strumenti scientifici: Nirspec, Miri, Nircam e Niriss.

Nirspec è stato progettato per misurare la forza di diverse lunghezze d’onda della luce proveniente da un determinato bersaglio, queste informazioni sono utili per rivelare la composizione e la temperatura di stelle e galassie lontane. Il Nirspec ha più fessure che gli consentono di osservare contemporaneamente circa 100 oggetti diversi.
Niriss invece è uno spettrografo senza aperture in grado di scomporre la luce nelle sue diverse lunghezze d’onda. Ha diverse modalità, comprese due progettate specificamente per lo studio di esopianeti particolarmente vicini alle loro stelle madri. NIRCam, Near Infrared Camera, è una fotocamera a raggi infrarossi, è stata creata da un team dell’Università dell’Arizona e della Lockheed Martin’s Advanced Technology Center, guidata dalla principale ricercatrice, Marcia Rieke dell’Università dell’Arizona. Visualizza le lunghezza d’onda da 0,6 a 5 micron e opera come un sensore di fronte d’onda per allineare la luce rilevata dai 18 segmenti esagonali che compongono lo specchio primario del JWST come se fosse catturata da un unico grande specchio. È una telecamera a raggi infrarossi con dieci rilevatori a matrice di materiale semi conduttore in tellururo di mercurio e cadmio (HgCdTe), dotata di coronagrafi, uno strumento ottico ideato per osservare la corona solare e la cromosfera del Sole, che aiuta a raccogliere dati su esopianeti bloccando la luce della propria stella.
La fotocamera Miri consentirà invece agli astronomi di poter penetrare le nubi di polvere e osservare gli oggetti al loro interno con una nitidezza incredibile, oltre a scattare foto di piccoli oggetti deboli come gli asteroidi, di galassie lontane o di nuova formazione. Grazie al James Webb Telescope infatti si potranno scoprire non solo i dettagli principali degli esopianeti, mai esaminati da così vicino, ma anche di scrutare indietro nel tempo fino a 13,8 miliardi di anni fa, in pratica al periodo immediatamente precedente al Big Bang. Questo ci permetterà di ottenere elementi utili per rispondere alle domande sui primi momenti dell’universo. Le immagini del telescopio ci permetteranno di conoscere meglio la nostra Galassia e la sua porzione più centrale ancora avvolta nel mistero.

Ma vediamo le immagini che sono state svelate il 12 luglio in anteprima dalla Nasa.

Intanto abbiamo potuto osservare il primo campo profondo di Webb, che prende il nome di Smacs J0723.3-7327. Si tratta di un campo di cielo nella costellazione australe in cui si trova un ammasso di galassie. È stata la prima foto mostrata dal presidente degli Stati Uniti Joe Biden e si vedono le stelle della Via Lattea, con una risoluzione mai vista, e centinaia di galassie.
La seconda foto ritrae la Nebulosa Anello del sud, nota anche come M57 o NGC 6720, una delle più famose nebulose planetarie distante circa 2.000 anni luce dalla Terra con un diametro di circa due anni luce e visibile nella costellazione boreale della Lira. Nella terza foto si vede la Nebulosa della Carena, una distesa di stelle e gas che include alcuni dei sistemi stellari più massici e potenzialmente esplosivi della Via Lattea. Anche da questa foto possiamo capire la potenza del Telescopio le cui frequenze sono riuscite ad andare oltre le polveri delle nebulose riuscendo a immortalare le regioni di formazione stellare.
Fra le foto anche il quintetto di Stephan il primo gruppo di galassie, scoperto nel 1877 dall’astronomo francese Édouard Stephan, che si trova nella costellazione del Pegaso a circa 290 milioni di anni luce dalla Terra. Queste galassie sono così vicine da deformarsi a vicenda per via della forza di gravità reciproca e le previsioni prevedono che finiranno per fondersi in un’unica grandissima galassia, ma nel frattempo continueranno a deformarsi e modificarsi mentre orbitano simultaneamente.
Il James Webb Telescope è riuscito a immortalare anche Europa, Tebe e Metis ossia alcune delle lune di Giove, infatti il telescopio oltre a osservare lo Spazio lontano dalla Terra a oltre 13 miliardi di anni luce, potrà anche cercare di catturare i pennacchi di materiale che fuoriescono da Europa o Encelado, luna di Saturno.

John Stansberry, scienziato del Space Telescope Science Institute, ha dichiarato ‘le immagini di Giove nei filtri a banda stretta sono state progettate per fornire belle immagini dell’intero disco del pianeta, ma la ricchezza di informazioni aggiuntive su oggetti molto deboli in quelle immagini con approssimativamente l’esposizione di un minuto è stata assolutamente una piacevole sorpresa’.

Hubble ci permetterà di identificare anche la presenza di alcuni gas atmosferici come ossigeno e metano che potrebbero rivelare la vita su altri pianeti. Si chiama biofirma, ossia quando la luce rimbalza sulla superficie di un materiale o passa attraverso un gas, è più probabile che alcune sue lunghezze d’onda rimangano intrappolate nel gas o nella superficie del materiale rispetto ad altre. Un primo esempio è stato l’esopianeta gassoso WASP-96B, il cui spettro ha mostrato la presenza di acqua e nuovole, ma il pianeta è troppo caldo per immaginare che ospiti qualche forma di vita. Nei prossimi mesi invece il James Webb Telescope analizzerà TRAPPIST-1e un pianeta delle dimensioni della Terra, a soli 39 anni luce da noi, potenzialmente abitabile.

Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte Agenzia DIRE e l’indirizzo www.dire.it

2022-07-18T16:08:26+02:00