DOSE STANDARD IN CHEMIOTERAPIA: DI CHE SI TRATTA?

Alcune delle criticità esistenti all’interno del processo di allestimento dei preparati chemioterapici nei centri di cura oncologici – spreco di farmaci, test di qualità, rischio di errore da composizione, pianificazione del carico di lavoro – possono essere affrontate con il metodo della dose standard, a tutto vantaggio di un miglioramento del lavoro del team sanitario e con ottime ricadute sul rapporto tra paziente e curanti. Ma quando si parla di dose standard (o – molto spesso – di dose banding) di cosa si tratta? In ambito chemioterapico ci si riferisce con questa definizione all’allestimento di dosi in sacche per infusione (o anche, ma più raramente, in siringhe) preparate dalla farmacia di un ospedale oppure acquistate in lotti dagli enti regolatori. Le sacche vengono calcolate sulla superficie corporea (Bsa) ed adattate ad intervalli di dosi predefiniti e concordate tra medico e farmacista. Il range di dose standard utilizzato corrisponde al +/- 6% della singola dose calcolata per i farmaci chemioterapici e al +/-10% per i biologici. Nel Paese in cui questo approccio è più diffuso, l’Inghilterra, le “dose banding” sono già state approvate per 54 agenti chemioterapici. I vantaggi riconosciuti al sistema dose standard sono vari e vanno proprio a rispondere alle criticità maggiori che la pratica quotidiana solleva in ambito di produzione dei chemioterapici: riduzione dello spreco di farmaci, test di qualità, riduzione rischio di errore da composizione, eliminazione tempi d’attesa del paziente per il trattamento, pianificazione del carico di lavoro sia in farmacia che nei reparti.

18 Maggio 2020
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