In Senato 51 minuti discorso e trenta applausi, Draghi blinda il Mef

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"La governance del Programma di ripresa e resilienza è incardinata nel ministero dell'Economia e finanza con la strettissima collaborazione dei ministeri competenti", fa sapere il premier
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ROMA – Cinquantuno minuti di discorso, una trentina di applausi, un lapsus (sui ricoverati in terapia intensiva), la citazione di papa Francesco sull’ambiente e quella di Cavour sulle riforme, qualche mugugno. E un passaggio che cambia il clima dell’aula: “La governance del Programma di ripresa e resilienza è incardinata nel ministero dell’Economia e finanza con la strettissima collaborazione dei ministeri competenti che definiscono le politiche e i progetti di settore. Il Parlamento verrà costantemente informato sia sull’impianto complessivo, sia sulle politiche di settore”. Insomma, giù le mani dai soldi del Recovery, a gestirli sarà il Mef.

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Mario Draghi si presenta in Senato per chiedere la fiducia e inizia a parlare alle 10.17. L’inizio è dedicato alla pandemia, il linguaggio è quello bellico: un virus “nemico” da “combattere” stando in “trincea”. Il primo applauso, alla fine saranno una trentina, lo incassa quando promette di informare i cittadini “con sufficiente anticipo” se le regole anti-Covid e le restrizioni cambieranno. Mani che battono e mugugni, invece, quando ringrazia Conte. Qualche protesta anche quando parla di Unione europea e “sovranità condivisa”. Draghi dedica un lungo passaggio alla scuola, anche qui applausi ma freddi. Il presidente del Consiglio parla dei giovani (“La nostra missione di italiani è consegnare un Paese migliore e più giusto ai figli e ai nipoti”), e della questione femminile (“Dobbiamo riequilibrare il gap salariale e il welfare, permettendo il superamento della scelta tra famiglia e lavoro”). Poi l’ecologia: “Proteggere il futuro dell’ambiente, conciliandolo con il progresso e il benessere sociale, richiede un approccio nuovo”. L’applauso più lungo Draghi lo riceve sulla collocazione internazionale dell’Italia. Il governo, promette, “sarà convintamente europeista e atlantista”. Quando condanna la violazione dei diritti umani in Russa l’entusiasmo non coinvolge tutta l’aula. Anche nel passaggio sui migranti gli applausi inciampano. “Oggi l’unità non è un’opzione, l’unità è un dovere”, dice infine ricevendo il secondo applauso più intenso. Quando termina sono le 11.08. L’aula è quasi tutta in piedi a battere le mani. “Mi dite voi quando posso sedermi?”, domanda lui.

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