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Inclusione e partecipazione, presentati i risultati del progetto Open Space nelle scuole

Un progetto contro le disuguaglianze educative che in quattro anni ha coinvolto più di 4mila giovani tra gli 11 e i 17 anni nelle città di Milano, Bari, Reggio Calabria e Palermo

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ROMA – Come sarebbero le scuole se a disegnarle fossero gli studenti? Più colorate, più verdi e più tecnologiche. Un sogno che con il progetto Open Space è diventato realtà, grazie alla trasformazione delle scuole in spazi educativi aperti e inclusivi. I risultati del progetto, che in quattro anni ha coinvolto più di 4mila giovani tra gli 11 e i 17 anni, con l’impegno di 27 partner e un investimento totale di 3,2 milioni di euro, sono stati presentati oggi a Roma, negli spazi di Industrie Fluviali.

Il progetto Open Space- Spazi di Partecipazione Attiva della Comunità Educante, ha sperimentato un modello integrato di attività di contrasto alle diseguaglianze educative e dell’abbandono scolastico in 4 città italiane (Milano, Bari, Reggio Calabria e Palermo) attraverso il miglioramento dell’accesso a un’istruzione inclusiva e di qualità per pre-adolescenti e adolescenti, in particolare per quelli appartenenti a famiglie in difficoltà. Il progetto è stato selezionato dall’Impresa Sociale Con i Bambini nel quadro del Fondo di Contrasto alla Povertà Educativa ed è iniziato nel 2018.

“La scuola è luogo di orientamento, in cui accompagniamo i nostri bambini e bambine nello sviluppo dei loro talenti- ha commentato il ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi, intervenuto con un messaggio- L’orientamento ci permette di guidare i nostri ragazzi alla scoperta di loro stessi, riconoscendo le loro inclinazioni, trovando le loro passioni e costruendo le loro radici”. Open Space, spazi aperti, ha messo al centro del suo intervento i luoghi, diventati narrazione unificante del progetto. Luoghi di aggregazione, di ascolto e partecipazione. “Attraverso il modello Open Space i ragazzi hanno avuto la possibilità di percepire la scuola come spazio di relazioni condivise- ha detto Fabrizio Fiaschini di Federgat- Open Space non è solo un titolo ma la sintesi di un modello operativo che pone la scuola al centro come spazio di vita e di crescita. Uno spazio ibrido, aperto, che dialoga tra interno e esterno, uno spazio pubblico. Open Space è stato un ponte verso la comunità, verso una rinnovata spinta decisionale e partecipativa al cambiamento, in contrasto con la dispersione e l’abbandono. Bisogna rendere i ragazzi autori della propria vita, capaci di sostenersi a vicenda e quindi di sostenere gli altri”.

Un progetto, che è diventato un vero e proprio programma di rilancio per il territorio, come ha spiegato all’agenzia Dire Katia Scannavini, vicesegretaria generale ActionAid. “Questo progetto ci ha permesso di contrastare in parte la dispersione scolastica ma soprattutto di dare una visibilità diversa al contrasto delle disuguaglianze educative. Abbiamo lavorato intensamente con i ragazzi e con le ragazze, con il corpo scolastico e con tutta la comunità ottenendo degli ottimi risultati- ha raccontato-. Ottenendo la possibilità di coinvolgere studenti e studentesse, riqualificare gli spazi delle scuole ma soprattutto la possibilità di abilitare al cambiamento nuovi cittadini e cittadine nel mondo”.

Per Ilaria Graziano di Fondazione Mondo digitale, tra i partner del progetto, investire negli spazi, rafforzare la formazione dei docenti e rinnovare la valutazione sono i tre pilastri su cui si dovrebbe costruire la scuola di domani, nell’ottica di “un’offerta formativa inclusiva e di qualità, che crei nuovi spazi di apprendimento come laboratori di coding, elaborati artistici per realizzare murales, e scrittura per il teatro”. Investire di più sui luoghi, quindi, per investire di più sulle persone.

Anche secondo Ludovico Ottolina, dell’Unione degli Studenti, “far partecipare attivamente ragazzi e ragazze alla riqualificazione degli spazi educanti della scuola fa diminuire la dispersione scolastica e aumentare il processo educativo che mettiamo in campo, con un approccio di abitazione”. Per questo l’Uds propone da tempo di ampliare l’orario scolastico e coinvolgere più attivamente gli studenti nei processi decisionali, con l’obiettivo di frenare il fenomeno della dispersione scolastica, anche attraverso l’orientamento.

“Un orientamento che faccia dialogare scuola e terzo settore. Un orientamento integrale e permanente, perché il talento non è solo sinonimo di eccellenza ma di attitudine e capacità- ha detto Alessandro Costanzo De Castro di Junior Achievement- Open Space ha contribuito in diversi modi a questa scoperta del sé”. Per questo il progetto ha promosso una didattica diversificata, che investe sui gruppi di lavoro e la collaborazione degli studenti, ha osservato Luca Fanelli, project manager del progetto Open Space. “Una didattica che sia attenta alle singole persone, attenta a una discriminazione positiva a favore degli studenti e delle studentesse più fragili. La scuola deve diventare la piattaforma educativa del territorio”. Obiettivo realizzabile, secondo Fanelli, investendo nella formazione dei docenti, investendo in un’edilizia
scolastica innovativa
e sul tempo prolungato, e ampliando gli spazi di codecisione e soprattutto di partecipazione attiva degli studenti, che sono il motore della scuola.

“Grazie a questo progetto i giovani hanno avuto un’opportunità di attivazione autentica, legata alla capacità di esprimere bisogni e di vederli poi soddisfatti– ha detto Miriam Petruzzelli, rappresentante ICS MAdre Teresa di Calcutta- Questo è uno degli esiti più incoraggianti a proseguire nella direzione di lavorare in maniera coerente e organica verso la realizzazione di obiettivi complessi che rappresentano una possibilità di crescita non solo per la scuola ma per tutta la nostra società”.

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2022-06-16T19:31:13+02:00