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Iscr, il mondo racconta il restauro tutto italiano dei busti di Palmira

L'Istituto Superiore per la Conservazione e il Restauro (ISCR) ha aperto le sue porte alla stampa estera
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ROMA – Il restauro tutto italiano dei busti di Palmira raccontato al mondo. L’Istituto Superiore per la Conservazione e il Restauro ha aperto le sue porte alla stampa estera, per mostrare il lavoro che ha riportato alla vita le due opere danneggiate dalla furia dell’Isis, arrivate in Italia tramite l’Associazione Incontro di civilta’ e affidate alle cure del San Michele, a Roma. Ad accogliere la delegazione formata da circa 45 giornalisti delle maggiori testate internazionali, il direttore Iscr, Gisella Capponi, il presidente di Incontro di Civilta’, Francesco Rutelli, e il ministro dei Beni e delle Attivita’ culturali e del Turismo, Dario Franceschini.

Nei laboratori che custodiscono i busti di Palmira, la stampa estera ha osservato il delicato lavoro di restauro che ha messo in campo tecnologie 3D per ricostruire le parti mancanti dei busti funerari, presi a colpi di martello dai terroristi. Una tecnica innovativa permette così di ridare un volto al busto maschile, il più danneggiato, senza però alterare l’opera in maniera permanente grazie a integrazioni reversibili tramite piccole calamite.

“Per noi e’ una grande emozione essere tra i primi a intervenire su questo straordinario patrimonio che e’ stato duramente colpito“, ha detto Capponi, spiegando che i due busti “erano rimasti appesi alle pareti del museo di Palmira, mentre altre opere erano state portate in salvo. Una sfortuna per le due opere fissate alla parete con staffe di metallo che, con l’occupazione di Palmira, sono state prese a martellate dai terroristi dell’Isis”.

“E’ una scelta particolare- ha spiegato Capponi all’agenzia Dire- che ha voluto cancellare questo evento traumatico successo da poco tempo. E’ una perdita non storicizzata su cui si e’ voluto intervenire facendo un’operazione con i criteri del restauro moderno, tra cui assicurare la reversibilita’ dell’intervento. La protesi, che e’ fissata con dei magneti ed e’ rimovibile, ha visto tanto lavoro e tanta abilita’ messi in campo dai restauratori del nostro Istituto”.

Il restauro delle due opere provenienti da Palmira “e’ stato molto emozionante- ha tenuto a dire il direttore Iscr- perche’ c’e’ dietro un vissuto di devastazione. E’ da tanto tempo che vorremmo poter tornare in Siria, dove l’Istituto era stato alla fine degli anni Novanta, fino al 1998, per occuparsi del Santuario di Nebek, dove tra l’altro c’era Paolo Dall’Oglio, che non abbiamo più avuto modo di incontrare”.

Solo durante la breve liberazione della citta’ e’ stato possibile mettere in piedi un’operazione che “non ha precedenti, se non un unico episodio storico durante la guerra civile spagnola”, ha ricordato Rutelli. “Forse queste sono le uniche opere d’arte uscite da quel conflitto non per essere trafugate- ha aggiunto- ma per essere restaurate e riconsegnate. Speriamo che la pace torni prima possibile, ma quel che e’ certo e’ che la volonta’ dell’Italia non ha valore politico, perche’ non si tratta di un fiancheggiamento a uno dei soggetti. L’Italia- ha detto ancora Rutelli- lo farà per qualunque Paese, e se per esempio arrivasse una richiesta dalla Libia, noi saremo disponibili“. E poi la dedica di Rutelli a Khaled al-Asaad, l’archeologo direttore del sito di Palmira assassinato dall’Isis: “Questo restauro- ha detto- e’ un tributo a lui, un martire della cultura che queste due opere non ha potuto salvarle. Ma l’Italia non accetta che l’ultima parola su queste opere spetti terroristi”.

Il restauro dei busti, che prima di arrivare all’Istituto sono stati protagonisti della mostra al Colosseo ‘Rinascere dalle distruzioni. Nimrud, Ebla, Palmira’, si concludera’ alla fine di febbraio, poi le opere verranno restituite alle autorita’ di Damasco. “Continueremo a insistere sul tema della diplomazia culturale– ha tenuto a dire Franceschini- da questo punto di vista la credibilità dell’Italia ha consentito un’operazione che fa sì che queste due opere siano restaurate e restituite alle autorità siriane. Di fronte al patrimonio culturale- ha detto rispondendo alle domande dei cronisti- tutto ciò che si può fare deve prescindere dalle tensioni tra Stati”.

Il ministro ha poi ricordato “il primo G7 della cultura che si terra’ a Firenze il 30 e 31 marzo e avra’ come tema proprio la tutela del patrimonio dell’umanità e della cultura come strumento di dialogo”. Un risultato che segue l’impegno italiano per la nascita dei Caschi blu della cultura: “Siamo il primo Paese che ha costituito una task force- ha detto Franceschini- Liberata Palmira, speriamo che nel grande impegno per la ricostruzione ci sia il coinvolgimento di tutta la comunita’ scientifica internazionale“.

E’ anche per questo che “abbiamo ritenuto utile raccontare alla stampa estera la storia di questo restauro di cui siamo molto orgogliosi”, ha detto ancora il titolare del Collegio romano, ricordando “le grandi competenze dell’Istituto Superiore per la Conservazione e il Restauro” che tra l’altro porta avanti un programma avanzato di formazione internazionale, ospitando al San Michele studenti e tecnici provenienti da ogni parte del mondo. Un’esperienza che i restauratori italiani portano anche all’estero, durante le missioni in paesi come la Libia, l’iran e il Sudan. E adesso, dopo una missione già compiuta negli Anni 90, il desiderio della squadra diretta da Capponi “e’ di poter tornare in Siria”.

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