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In Emilia-Romagna ora sensori e intelligenza artificiale tutelano l’acqua

Unica raccolta dati Arpae-Hera-Alma mater, anti-climate change
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BOLOGNA – Sfruttare le nuove tecnologie, fino all’Intelligenza artificiale e ai big data, per preservare le riserve di acqua in superficie e sotto terra. È l’obiettivo in Emilia-Romagna di Arpae, l’agenzia di protezione ambientale regionale, Gruppo Hera e Università di Bologna. Tutti uniscono le forze, e i dati, per assestare un colpo al cambiamento climatico, soprattutto pensando alla siccità di questi anni. Il nuovo progetto si chiama Resilient Water ed è stato illustrato oggi pomeriggio nell’ambito del convegno “L’acqua che verrà. Cambiamento climatico e nuove sfide e soluzioni per il ciclo idrico“, di scena al Competence Center di Bologna. Tutti e tre gli attori, dunque, stanno sviluppando un unico sistema di raccolta di dati e condivisione di conoscenze (nella regione dove è arrivato il Data center del Centro meteo europeo, a Bologna) per il monitoraggio e l’analisi degli indicatori meteorologici e idrologici, a supporto dei processi decisionali e delle politiche da intraprendere per la gestione e l’allerta delle crisi idriche pluriennali.

IL PROGETTO RESILIENT WATER

Resilient Water prevede, e in parte ha già realizzato, quattro passaggi: l’analisi climatica di tutte le piogge passate e la verifica della probabilità di nuove siccità; la realizzazione di un sistema di sensori e modelli per monitorare lo stato delle nostre risorse idriche superficiali e sotterranee; l‘analisi dei trend e stima della disponibilità di acqua, ad esempio nei pozzi, per prevedere quando ci sarà necessità di intervenire. È in quest’ultima fase, in particolare, che si opera attraverso lo sviluppo di algoritmi predittivi di intelligenza artificiale e di un cruscotto di allerta. Completa il quadro la definizione di linee guida per la gestione delle criticità e dei possibili interventi infrastrutturali necessari a fronteggiare la siccità.

In attesa quindi di definire e quantificare nuovi risultati lungo il percorso, e quindi di pianificare la riduzione degli sprechi, spiega a margine del convegno Alessandro Baroncini, direttore centrale Reti di Hera: “È importante lavorare con strumenti previsionali, e oggi celebriamo un accordo di rete molto importante tra chi la ricerca ce l’ha nel Dna, l’Università, e Arpae, un’agenzia molto presente nel monitoraggio dei parametri per definire le azioni industriali. Il nostro gruppo investe ogni anno 100 milioni di euro solo nel ciclo idrico integrato, il 30% in più rispetto alla media italiana, per garantire continuità e ristrutturazione delle reti, e per un trasporto senza interruzioni verso l’utente. Le analisi, inoltre, sono 2.700 al giorno, affinché la qualità dell’acqua venga garantita. È importante usare ora sensori, tecnologia e algoritmi– aggiunge Baroncini- che sfruttano l’Intelligenza artificiale, per comprendere quali sono le evoluzioni della falda e quindi della disponibilità idrica, e per poi scegliere quali investimenti strutturali pianificare”.

Bisogna farsi trovare pronti, insomma, “con progetti forti e cogliendo i finanziamenti disponibili per il settore a livello nazionale”, puntualizza il direttore Reti. Anche secondo Giuseppe Bortone, direttore generale di Arpae Emilia-Romagna, Resilient Water “è un bell’esempio di integrazione in chiave anti-cambiamento climatico, in cui gli attori principali della gestione del ciclo idrico si mettono insieme condividendo informazioni e sviluppando metodologie innovative di Intelligenza artificiale. Il tutto per poter disporre in tempo reale delle informazioni sulla disponibilità della risorsa idrica, superficiale e sotterranea”.

Continua nel merito Bortone: “Abbiamo a che fare con riserve di acqua che vanno gestite in maniera oculata e integrata. Tramite lo sviluppo di questo progetto avremo un sistema intelligente di supporto alle decisioni, mirate a fronteggiare le crisi climatiche che dovremo gestire. Il territorio va messo ancor più in sicurezza. Valutiamo come parametri la disponibilità di acqua nei corsi d’acqua superficiali e nel sottosuolo, che per fortuna ha una grande capacità di invaso ma è molto delicato. Bisogna preservarne gli equilibri. I sensori, nuovi e moderni, consentono di avere la fotografia istantanea della situazione, sia qualitativa sia quantitativa”.

Certifica anche il rettore dell’Alma Mater Giovanni Molari: “Questa che vede coinvolte Arpae, Università e Hera è una bellissima iniziativa, dentro a una sfida di riduzione dei consumi dell’acqua per trovare soluzioni condivise verso un mondo più sostenibile. È una delle direzioni che ci vedrà coinvolti nei prossimi anni, visto che oltre all’acqua tratteremo anche altri ambiti nel campo della sostenibilità. La sensoristica ha fatto passi in avanti molto rilevanti, assicurando previsioni molto migliori di quelle di qualche anno fa”.

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