VIDEO | Cooperazione, Silvestri (Avsi): “Essere anticiclici, non fermarsi”

Segretario Ong alla Dire:"Istituzioni bloccate, rischio marginalità"
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ROMA – Essere anticiclici. Vale a dire non fermare ne’ progetti, ne’ bandi, ne’ rendiconti, ne’ attivita’. Per non ritrovarsi, poi, ai margini. Questa la ricetta di Giampaolo Silvestri, segretario generale di Avsi, per rilanciare la cooperazione italiana allo sviluppo. “L’approccio giusto e’ anticiclico” sottolinea in un’intervista con l’agenzia Dire il responsabile della fondazione, nata nel 1972, oggi presente con i suoi progetti in 32 Paesi del mondo.

“Non bisogna fermare la macchina, cioe’ i bandi, i rendiconti, le attivita’ e i progetti, che devono invece essere riorientati per venire incontro ai bisogni creati dalla pandemia” avverte Silvestri: “Penso ad esempio alla prevenzione e alla formazione, che deve continuare grazie agli strumenti digitali”. Il segretario generale di Avsi parla di “un atteggiamento da mettere in pista”, non solo da parte delle ong.

“Vedo una certa difficolta’ da parte delle istituzioni, che invece sono un po’ bloccate” dice. “Come societa’ civile, come tre reti di ong, abbiamo avanzato proposte, peraltro chiedendo solo che vengano spese risorse gia’ stanziate, ma al momento non abbiamo ricevuto risposte”. 

Silvestri fa riferimento a un tavolo tecnico sull’emergenza Covid-19 convocato dall’Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo (Aics). E cita, poi, come esempi possibili, “Paesi che invece si stanno muovendo”: Norvegia, Svezia e Danimarca, ma anche Francia. “Emmanuel Macron ha lanciato un piano per l’Africa e i Paesi colpiti dalla pandemia per un valore di un miliardo e mezzo di euro, dei quali 150 milioni a dono e il resto a prestito” sottolinea il segretario generale di Avsi. “Se oggi non si e’ anticiclici a tutti i livelli si rischia di essere marginalizzati dopo, sia come organizzazioni della societa’ civile che come agenzie e donatori”. 

STILLI (AOI): “È BUIO SU RUOLO ONG NEL POST-COVID”

Superato il picco dell’emergenza coronavirus, in Italia come all’estero si ragiona sulla gestione dell’impatto che l’epidemia ha determinato e determinera’ sulle economie e le societa’, in particolare nei Paesi in via di sviluppo. Un ambito su cui le ong italiane “avrebbero tantissimo da offrire”, ma sul cui ruolo sarebbe “calato il buio”. La denuncia arriva da Silvia Stilli, la portavoce dell’Associazione delle ong italiane (Aoi), una rete che tra organizzazioni e federazioni riunisce centinaia di realta’ operative in tutto il mondo. Stilli all’agenzia Dire dichiara: “In questi tre mesi nessuno ci ha coinvolto. E’ la prima volta in 30 anni che le organizzazioni della solidarieta’ internazionale vengono estromesse dalla gestione di un’emergenza”. Dito puntato contro le istituzioni, a partire dai tavoli di governo fino al ministero degli Affari esteri e della cooperazione internazionale. “Dalla stampa e dalle dichiarazioni dei politici sui social – dice la portavoce – apprendiamo che il nostro governo lavora a un programma di cooperazione sanitaria internazionale per il Covid, molto centrato sulla distribuzione del futuro vaccino. Di certo non siamo contrari, ma non capiamo perche’ ci stiano tenendo fuori da queste consultazioni”.

Stilli ricorda che il lavoro delle ong e’ “di altissima qualita’” e continua: “Disponiamo di informazioni dettagliate e costantemente aggiornate sui Paesi in cui operiamo. Gli interventi di sanita’ decentrata poi, cosi’ come la formazione sanitaria, vengono realizzate dalle ong e non dal governo italiano”. Secondo Stilli, “e’ paradossale che dallo scoppio della pandemia, le organizzazioni umanitarie internazionali – dalle agenzie Onu alle rappresentanze dell’Unione europea nei vari Paesi – ci abbiano chiesto di continuo informazioni, dati, report, mentre il nostro Paese ci ignora”.
La portavoce sottolinea che il governo “sta dando priorita’” all’aspetto sanitario. “Ma perche’ – il suo interrogativo – se in Italia ragioniamo e investiamo tanto per risollevare l’economia, poi a livello internazionale si ignora l’impatto che la pandemia avra’ sulle economie, cosi’ come sul cibo, l’educazione, le infrastrutture o la coesione sociale?” Stilli fa riferimento all’Africa, scossa da proteste da parte di chi, in pieno lockdown, non riesce piu’ a sfamare la famiglia, ma anche all’America Latina: “Guardiamo al dramma delle favelas”.

Altro punto dolente sarebbe la mancanza di fondi specifici per la cooperazione allo sviluppo. “In un primo momento il governo ha annunciato 140 milioni, ma nei decreti – dal Cura Italia al piu’ recente Decreto rilancio – non un euro e’ stato stanziato per la cooperazione” dice Stilli. “Non si capisce allora da dove arrivino i fondi promessi. Forse dalla programmazione economica per il 2019-2020, dato che da due anni il ministero degli Esteri non vara bandi per la cooperazione. Noi ci siamo anche detti disponibili al fatto che il governo utilizzi risorse che spettano per legge alla Cooperazione, ma vogliamo capire come verranno impiegate”.

Secondo Stilli, come il mondo della solidarieta’ italiana denuncia da marzo “l’epidemia ha mandato in sofferenza il settore“. La portavoce di Aoi ricorda che l’emergenza ha determinato la sospensione dei progetti, il blocco ai finaziamenti e quindi varie spese impreviste per le ong. A rischio, avverte la portavoce, “ci sono migliaia di posti di lavoro, sia in Italia che nei Paesi in cui lavoriamo, dove impieghiamo personale locale”.
Altro nodo, il rimpatrio dei cooperanti: “La maggior parte degli operatori italiani e’ rimasta nei Paesi nonostante l’emergenza” dice Stilli. “Ma dalla Farnesina ci saremmo aspettati maggiore aiuto per far tornare a casa i nostri cittadini”.

Stilli auspica un modello francese: “Il presidente Emmanuel Macron sui tavoli internazionali ha presentato un piano per l’emergenza Covid-19 da un miliardo e 500 milioni, costruito insieme ai soggetti della societa’ civile, tra cui le ong. Tutto questo avra’ un impatto fortissimo sul terreno e finira’ per rafforzare l’immagine dell’Esagono per i prossimi anni”. Infine, la denuncia di un riconoscimento mancato: “Non solo non veniamo coinvolti ma non ci viene neanche risposto quando chiediamo di incontrare il ministro degli Esteri Luigi Di Maio o la vice-ministra Emanuela Del Re, che ha la delega alla Cooperazione internazionale. Per questo ieri Aoi ha inviato una lettera al premier Conte augurandoci che, come ha fatto per altre questioni, solleciti la Farnesina a riconoscere il nostro ruolo”.”

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15 Maggio 2020
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