Processo Cucchi, i carabinieri condannati a 12 anni: “Omicidio preterintenzionale”

stefano cucchi
Alessio Di Bernardo e Raffaele D'Alessandro condannati per il pestaggio che portò alla morte di Stefano. Tedesco e Mandorlini condannati per falso
Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Condividi su print

 ROMA – I giudici della I Corte d’Assise del Tribunale di Roma, presieduta da Vincenzo Capozza, hanno condannato a 12 anni i carabinieri Alessio Di Bernardo e Raffaele D’Alessandro per la morte di Stefano Cucchi, avvenuta nel reparto penitenziario dell’ospedale Pertini il 22 ottobre 2009, una settimana dopo il suo arresto per possesso di droga nella notte tra il 15 e 16 ottobre.

I carabinieri Alessio Di Bernardo e Raffaele D’Alessandro sono stati riconosciuti colpevoli di omicidio preterintenzionale in seguito alle lesioni procurate a Cucchi tramite percosse nella stazione Casalino perché il geometra romano si era rifiutato di sottoporsi al fotosegnalamento.

LEGGI ANCHE: Ilaria Cucchi: “Fatta giustizia, andremo avanti fino alla fine”

Condannati anche a tre anni e otto mesi il maresciallo Roberto Mandolini, all’epoca comandante della stazione Appia, accusato di falso nella redazione del verbale d’arresto, e a due anni e mezzo il carabiniere Francesco Tedesco accusato di falso sempre per la compilazione dello stesso.

I giudici hanno assolto Francesco Tedesco dall’accusa di omicidio preterintenzionale e sempre lo stesso Tedesco insieme a Roberto Mandolini e all’altro carabiniere Vincenzo Nicolardi dall’accusa di falsa testimonianza, con cui è stato riqualificato l’iniziale reato di calunnia verso i tre agenti della polizia penitenziaria inizialmente coinvolti nel processo ma poi assolti in tutti i gradi di giudizio.

La Corte ha disposto il pagamento di una provvisionale di 100mila euro ciascuno ai genitori di Stefano Cucchi e alla sorella Ilaria. Di Bernardo, D’Alessandro, Mandolini e Tedesco, a vario titolo, dovranno risarcire, in separato giudizio, le parti civili Roma Capitale, Cittadinanzattiva e i tre agenti della polizia penitenziaria e intanto sono stati condannati al pagamento delle loro spese legali per complessivi 36mila e 500 euro.

Di Bernardo e D’Alessandro sono stati inoltre interdetti in perpetuo dai pubblici uffici, mentre un’interdizione di cinque anni è stata disposta per Mandolini.

Il pm Giovanni Musaro’ nella sua requisitoria aveva chiesto 18 anni di reclusione per omicidio preterintenzionale per i carabinieri Alessio Di Bernardo e Raffaele D’Alessandro, 8 anni per falso per il maresciallo Roberto Mandolini, 3 anni e mezzo per Francesco Tedesco (sempre con l’accusa di falso) e le assoluzioni di Tedesco dal reato di omicidio preterintenzionale, per non avere commesso il fatto, e per quello di calunnia verso i tre agenti della polizia penitenziaria insieme al maresciallo Mandolini e al carabiniere Vincenzo Nicolardi per intervenuta prescrizione.

I LEGALI DEI QUATTRO CONDANNATI ANNUNCIANO RICORSO

I legali dei quattro carabinieri condannati nel processo bis per la morte di Stefano Cucchi nell’ottobre del 2009 annunciano ricorso in appello. “Come si concilia questa sentenza sul piano tecnico-giuridico col fatto che oggi stesso la corte d’assise d’appello ha dichiarato la presceizione per i medici?”. E’ quanto si domanda Giosuè Bruno Naso, legale del maresciallo Roberto Mandolini.

“Se secondo la corte d’assise d’appello non è escluso che Cucchi sia morto per colpa dei medici- prosegue- come si può concepire una morte per omicidio preterintenzionale? Leggeremo le motivazioni della sentenza e faremo certamente appello. Abbiamo aspettato 5 anni per farci riconoscere dalla Cassazione, nel processo Mafia Capitale, quello che abbiamo sostenuto fin dall’inizio. Abbiamo pazienza anche per questo processo”.

Per Maria Lampitella, legale di Raffaele D’Alessandro “è una condanna che dà grande amarezza anche perché la corte non ha accolto la nostra richiesta di interrompere la camera di consiglio per disporre una superperizia per eliminare ogni dubbio sul nesso di causalità. Aspettiamo le motivazioni e utilizzeremo tutti gli strumenti a disposizione per ribadire l’estraneità di Alessandro rispetto alla morte di Cucchi”.

PROCESSO AI MEDICI, LA SENTENZA: UN’ASSOLUZIONE E 4 PRESCRIZIONI

Un’assoluzione e quattro prescrizioni. Questa la sentenza del terzo processo d’Appello nei confronti di cinque medici dell’ospedale Sandro Pertini di Roma in merito alla morte di Stefano Cucchi, arrestato nell’ottobre 2009 per droga e morto una settimana dopo.

Nel processo d’Appello Ter erano imputati i medici Stefania Corbi, che è stata assolta per non aver commesso il fatto, mentre la prescrizione è intervenuta per Aldo Fierro, Flaminia Bruno, Luigi De Marchis Preite e Silvia Di Carlo che presero in carico il geometra romano durante il ricovero nel reparto penitenziario dell’ospedale. L’accusa per tutti era di omicidio colposo.

Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DiRE» e l’indirizzo «www.dire.it»

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Condividi su print

Agenzia DIRE - Iscritta al Tribunale di Roma – sezione stampa – al n.341/88 del 08/06/1988 Editore: Com.e – Comunicazione&Editoria srl Corso d’Italia, 38a 00198 Roma – C.F. 08252061000 Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DIRE» e l'indirizzo «www.dire.it»