Referendum, Romano (Pd): “Non c’è rapporto governo-maggioranza”

"Grazie all'impegno del Pd, questa riforma è stata inserita in un contesto più ampio che prevede altri passaggi"
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ROMA – “Sono anni che sono convinto che le istituzioni debbano essere riformate e rafforzate proprio per rispondere agli attacchi dell’antipolitica. Riformarle vuol dire cambiarle, e questo è un cambiamento. Non si tratta di quello complessivo che abbiamo tentato di portare avanti nel 2016 e che fu bocciato dagli italiani. In questo caso, grazie all’impegno del Pd, questa riforma è stata inserita in un contesto più ampio che prevede altri passaggi. E’ un risultato positivo per il Pd e per la Repubblica italiana. Per questo dobbiamo votare sì” ha detto Andrea Romano, deputato Pd, nella videointervista all’agenzia Dire.

Un referendum che ha creato spaccature anche all’interno dei partiti, il Governo rischia? “Ci sono esponenti che votano no e altri che propendono per il sì. Non c’è un rapporto tra questo referendum e la maggioranza di governo. Poi ci sono alcuni partiti – piccoli e grandi – che vorrebbero dare un colpo al Governo ma tutto questo legame non c’è. Noi abbiamo il dovere di concentrarci sul merito della riforma”.

Poi Romano si sofferma sulle critiche che sono arrivate da dentro il Pd e dal centrosinistra: “Ho grande rispetto per quelli che sostengono di non essere mai stati d’accordo con il taglio dei parlamentari, come ad esempio il collega Nannicini. Altri, e penso ad Orfini, hanno votato Sì in Parlamento e ora trovo un po’ bizzarro che dicano di no. Ho meno rispetto per chi come Calenda usa questa battaglia per fare propaganda per il proprio partito. E’ lo stesso errore che nel 2016 fecero altri esponenti politici, che si disinteressarono del merito della riforma e la usarono per fare una battaglia politica contro Renzi e il Pd. Oggi Calenda fa la stessa cosa, con il No punta a colpire il Pd”.

Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DiRE» e l’indirizzo «www.dire.it»

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